La “Cannabis Legale”. Le nuove frontiere giuridiche dell’uso “legalizzato”

di Giulio Perrotta

In Italia, fino ad oggi, il possesso (ovvero la detenzione) di sostanza stupefacente in generale può avere due finalità: la cessione e l’uso personale. Se la sostanza stupefacente viene detenuta, in tutto o in parte, per poi cederla, si configurerà all’atto della condotta il reato di spaccio; nel secondo caso, la sanzione per l’uso personale, sotto determinate soglie limite, farà scattare la sanzione amministrativa, ai sensi dell’art. 75 T.U. Stupefacenti (dPR n. 309/1990), consistente nella sospensione o nel divieto di ottenere uno o più documenti tra la patente, il patentino, il porto d’armi, il passaporto valido per l’espatrio e il permesso di soggiorno. Inoltre, la durata della sanzione sarà parametrata in base all’uso della sostanza: se “droga pesante”, ovvero rientrante tra le sostanze psicotrope elencate nelle tabelle I e III previste dall’art. 14, la sanzione sarà estesa da 3 a 12 mesi; se “droga leggera” ovvero rientrante tra le sostanze psicotrope elencate nelle tabelle II e IV previste sempre dall’art. 14, la sanzione sarà estesa da 1 a 3 mesi.

monkey-148996_1280

E dunque, le forze di polizia invieranno la relazione d’accertamento al Commissario del Governo; l’interessato avrà così 30 giorni di tempo per presentare gli scritti difensivi, nei quali si dovrà sottolineare la sporadicità dell’uso, lo stile di vita regolare, la stabile attività lavorativa e la situazione familiare, dimostrando nei fatti tali posizioni. Il Commissario del Governo a questo punto convocherà l’interessato a colloquio (eventualmente accompagnato dai genitori se minorenne) presso il Nucleo Operativo Tossicodipendenze (N.O.T.).

Dopo il colloquio, il procedimento amministrativo potrà concludersi con l’archiviazione (e l’invito/ammonimento a non fare più uso di sostanze psicotrope, se è la prima volta) o con la sanzione vera e propria (anche nel caso in cui l’interessato non si dovesse presentare al colloquio). In caso di recidiva, verranno sicuramente comminate le sanzioni (ovvero sospensione della patente fino a 3 anni, del passaporto o del porto d’armi fino a 1 anno) e i dati relativi alle varie fasi del procedimento amministrativo verranno trasmessi, per fini statistici, alla Direzione Centrale per la Documentazione del Ministero dell’Interno che gestisce: l’archivio storico per l’inserimento nel programma Statistico Nazionale (SISTAN) sul monitoraggio della popolazione tossicodipendente con informazioni anagrafiche, stato civile, titolo di studio, professione, sostanza stupefacente sequestrata, esito colloqui, sanzioni applicate e provvedimenti di sospensione e archiviazione.

Recentemente, è stata presentata una proposta di legge (n. 3235) lo scorso 25 Luglio, firmata da Benedetto della Vedova (gruppo Misto), Luigi Mancino e Roberto Giachetti, in totale 87 deputati M5S, 85 Pd, 24 Sinistra italiana, 16 gruppo misto, 7 Scelta civica, 2 Forza Italia.

Il modello impostato nella proposta prende spunto dal modello spagnolo e americano, prevedendo nel dettaglio quanto segue: (http://www.wired.it/attualita/politica/2016/07/21/cannabis-legale-legge/):

  1. a) il possesso.

Ogni persona maggiorenne può avere con sé fino a 5 grammi di cannabis per uso ricreativo, tenerne fino a 15 nella propria abitazione. Tali quantità non devono essere dichiarate, né sottoposte a autorizzazioni. È possibile fumare solo negli spazi privati, al chiuso e all’aperto, mentre rimane il divieto di consumare marijuana e hashish in luoghi pubblici e negli ambienti di lavoro. Non si fuma al volante: chi è fermato alla guida in stato di alterazione, come avviene per l’alcol, è sottoposto alle sanzioni imposte dalla legge.

  1. b) la coltivazione.

È possibile coltivare fino a 5 piante di cannabis di sesso femminile. Per farlo è necessario solamente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per il territorio, che provvede a inserire i dati trasmessi tra quelli sensibili sottoposti al Codice della privacy. Per coltivare in forma associata è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli. Possono essere composti da 50 membri al massimo, ognuno di loro può coltivare fino a cinque piante.

  1. c) la vendita.

Non è punita la cessione a titolo gratuito di una quantità inferiore ai limiti, mentre lo spaccio rimane illegale anche per le piccole dosi. Chi vuole vendere la cannabis, all’interno del regime di monopolio, deve ottenere l’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Dogane e predisporre locali dedicati. Il business deve rispettare alcune norme, tra cui la tracciabilità del processo produttivo e il divieto di importazione e esportazione.

  1. d) l’uso terapeutico.

Il provvedimento mira a snellire le procedure per produrre e ottenere cannabis a scopi medicinali. Sono previste norme per individuare in maniera più immediata le aree adatte alla coltivazione e rese più agili le modalità di prescrizione e consegna.

  1. e) le campagne di prevenzione.

Il 5% dei proventi derivanti dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, quelli derivanti dalle sanzioni interamente devoluti a opere di informazione, cura e riabilitazione di consumatori di droghe e tossicodipendenti.

Il modello immaginato dunque dovrebbe non solo facilitare il controllo sulle assunzioni di sostanze psicotrope fuori dai casi permessi dalla legge, ma dovrebbe incentivare un mercato legalizzato, un monopolio gestito per finalità pubbliche, in grado di soddisfare le domande e le offerte, limitando il potere criminale delle organizzazioni che gestiscono ad oggi le richieste proveniente dal pubblico e soprattutto dai più giovani. La politica si dovrà dunque confrontare con questa ipotesi già da ottobre, per cominciare a discutere sulla fattibilità del cambiamento, orientato verso un’idea più liberale del mercato, seppur con le giuste restrizioni legate al controllo statale della proposta. Non deve dunque stupire se determinate aree politiche del Parlamento si esprimono già contrarie, per il solo fatto che questo incentiverebbe la diffusione delle sostanze psicotrope.

marijuana-34178_640

Il Dott. Antonio Floriani, medico psicoterapeuta, criminologo, Direttore del Centro LiberaMente di Genova ed esperto in dipendenze e comportamenti d’abuso, lavora da molti anni nel settore e scrive (http://normalarea.com/news/sballo-sballa-uso-sostanze-disturbi-psichici/):

«Appare ancora sottovalutato e spesso ignorato il rapporto tra consumo di sostanze ed insorgenza di problematiche psicologiche o disturbi psichiatrici. La comunità scientifica si è infatti maggiormente concentrata, da alcuni anni, a dibattere sul rapporto di causalità tra le due condizioni (uso di droghe e malattia mentale) tralasciando, in parte, la divulgazione di quanto sia frequente questa realtà. La condizione di copresenza nello stesso soggetto dell’uso o della dipendenza da sostanze e la compromissione della sfera psichica viene denominata comorbidità psichiatrica o doppia diagnosi. Tale termine si è affermato in campo clinico tra gli anni ’90 del secolo scorso e i primi anni del 2000 quando gli addetti ai lavori (medici, psicologi, infermieri, educatori, operatori dei servizi) si sono trovati sempre più frequentemente ad aver a che fare con pazienti che presentano contemporaneamente il problema dell’uso di droghe e una sintomatologia psichiatrica.

Al di là delle varie teorie eziologiche sul fenomeno che cercano di spiegarne i nessi di causalità (ovvero, se sia l’uso di sostanze a provocare la deriva psichiatrica, o non sia piuttosto una latente predisposizione psicopatologica a indurre il consumo di sostanze; della serie: “è nato prima l’uovo o la gallina?”) rimane evidente l’elevata frequenza dell’associazione tra consumo di sostanze psicotrope in grado, quindi, di determinare effetti sul sistema nervoso e disturbi mentali. La popolazione dedita all’uso di sostanze – e non necessariamente tossicodipendente – è estremamente eterogenea ed ogni forma di generalizzazione rischia di far perdere obiettività e quindi scientificità a qualsiasi trattazione in merito.

Va infatti considerato l’aspetto multifattoriale che caratterizza il fenomeno e va tenuto presente che esistono consumatori occasionali ed abituali, dediti all’uso di una o più sostanze (policonsumatori), con modalità di assunzione, dosaggi e motivazioni assai differenti. È esperienza comune degli operatori delle dipendenze sentir raccontare, durante le interviste anamnestiche ai propri pazienti, le storie più diverse su come la persona sia entrata in relazione con l’una o con l’altra sostanza, sugli effetti derivati o ricercati, nonché sulla capacità e sulla volontà di limitarne il consumo (uso sporadico, continuativo o dipendenza). Certo è che non esistono droghe sicure, non solo per il potenziale intrinseco, proprio di ciascuna droga, di “sostanza tossica per l’uomo”, ma anche per via della soggettività nell’interazione sostanza-individuo, assai mutevole da persona a persona, da momento a momento, da condizione a condizione, con variabili non prevedibili (vulnerabilità personale, predisposizione, patologia latente, ecc.).

A conferma della non-prevedibilità circa le conseguenze dell’uso di qualsiasi sostanza classificata come droga, si pensi ai bad-trip a cui possono andare incontro i consumatori di acidi e di ecstasy; agli effetti devastanti, in alcuni casi mortali, a cui sono esposti gli utilizzatori delle droghe dello sballo, effetti che a volte sopravvengono in chi ne fa uso da molto tempo, a volte in occasione della prima sperimentazione; alle manifestazioni psicotiche acute, ai flash-back ricorrenti, agli incubi terrifici, agli episodi di depersonalizzazione e ai disturbi dissociativi – a volte ma non sempre presenti – nei consumatori di cocaina e di sostanze stimolanti, per non citare anche qui il rischio di morte (per overdose o per danno cumulativo da uso cronico). Tra le sostanze psicoattive più sottovalutate rispetto ai danni che possono causare a breve, ma soprattutto a medio e lungo termine, vanno annoverate in primis l’alcol (molte persone manifestano stupore quando lo si menziona tra le sostanze in grado di provocare danni), seguito dalla cannabis (hashish, marijuana e i derivati sintetici di queste), dai catinoni e dalle legal highs vendute negli smart-shop, spesso on-line.

drugs-908533_640Se è vero che alcune droghe sono considerate, tradizionalemnte e in modo diffuso, “obiettivamente pericolose” (si pensi a eroina, crack, acidi, ecstasy, ecc.), l’osservazione degli ultimi anni e numerosi studi dimostrano come siano proprio le sostanze più sottovalutate (e quindi più diffuse) quelle responsabili di importanti danni per l’uomo. Le conseguenze si possono manifestare, in tempi, modalità e gravità differenti, a più livelli: a livello psicologico (difficoltà di adattamento, di relazione, aggressività, ecc.), a livello neurobiologico (con, tra l’altro, la perdita di materia grigia, danni alla materia bianca e conseguente compromissione delle funzioni cognitive e motorie), a livello psichiatrico, dai “semplici” disturbi d’ansia e dell’umore, alle fobie, alle manifestazioni ossessivo-compulsive, fino all’instaurarsi di vere e proprie psicosi, spesso irreversibili.

La motivazione dell’incremento di doppie diagnosi a partire dagli ultimi anni del secolo scorso, è attribuibile a molti fattori: innanzitutto il prevalere di alcune sostanze (droghe sintetiche e cocaina) rispetto alla più tradizionale eroina. Infatti, se l’eroina è stata la droga che ha connotato il passato per gli effetti devastanti in termini di morti per overdose, malattie infettive (epatiti virali e HIV) e per il degrado sociale e familiare a cui andavano incontro gli eroinomani, sono sicuramente altre le sostanze maggiormente devastanti per la psiche, in grado di provocare danni gravissimi, spesso irreversibili, alle strutture encefaliche: la cocaina, il crack, l’ecstasy ed i suoi simili (ice, shaboo, cristal, …), gli allucinogeni, i catinoni, la ketamina, il PCP, le piperazine (GHB, GBL, …), i cannabinoidi (specialmente quelli sintetici – ma non solo – quali spice, n-joy, JWH-018, skunk, k2, haze, …) e le sintetiche più recentemente tabellate (mefedrone, MXE, …)».

Continua l’esperto, in maniera puntuale e decisa:

«Molti lavori scientifici hanno evidenziato come l’assunzione prolungata di alcol e l’uso continuativo di cannabis determinino danni alle strutture nervose, danni che in qualche caso diventano permanenti, come  nella Sindrome di Wernicke-Korsakoff o nella demenza correlata all’alcol che colpisce soggetti molto giovani.

Lo studio di alcuni ricercatori australiani (Hermens D. Scott E. et al., Frequent alcohol, nicotine, or cannabis use is common in young persons presenting for mental healthcare: a cross sectional study. BMJ Open-2012) ha confermato l’alta frequenza del nesso causale tra l’insorgenza di disturbi mentali e l’uso di droghe e alcol.  Nello specifico, sono proprio gli adolescenti che usano sostanze (alcol, cannabis e tabacco) a correre il maggior rischio di patologie psichiatriche con elevata probabilità di sviluppare gravi disturbi dell’umore (patologia bipolare) o psicosi (schizofrenia).

Sempre secondo questi autori, nei pazienti affetti da disagio psicologico o con diagnosi psichiatrica, il consumo di sostanze può contribuire significativamente a peggiorare la sintomatologia, così come l’astensione dall’uso è in grado, in molti casi, di indurre un recupero, almeno parziale, dei danni provocati (Alcohol-related dementia: an update of the evidence; Alzheimer’s Research & Therapy 2013). L’incremento di problematiche psicologiche e di disturbi psichiatrici associato al consumo continuativo e contemporaneo di alcol e cannabis è correlato alle nuove modalità d’assunzione (binge-drinking e fuori pasto), alle diverse qualità di sostanze circolanti (cannabinoidi sintetici, semisintetici oppure naturali ma ad alta concentrazione di principio attivo), oltre alla maggiore diffusione delle sostanze e alla sempre più precoce età di inizio. Ciò è attribuibile al processo di normalizzazione a cui sono andate incontro sostanze come l’alcol, la cannabis e, in buona parte, la cocaina per via della loro diffusione capillare.

drink-1031701_640

L’immagine associata all’eroinomane degli ultimi anni dello scorso secolo, ha disincentivato il ricorso all’eroina – per lo meno l’assunzione attraverso la via endovenosa – favorendo la diffusione delle altre droghe. Tra queste le nuove qualità di cannabis “OGM”, ovvero transgeniche, come la supermarijuana e lo skunk, oppure i cannabinoidi sintetici. Queste varietà, diffusamente spacciate, hanno una concentrazione di THC, (ovvero tetraidrocannabinolo, principio attivo della cannabis responsabile degli effetti ricercati dai suoi consumatori) da 4 a 100 volte superiore rispetto a quello contenuto nella pianta di cannabis tradizionale (uno dei motivi per cui è universalmente decaduta la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti). Come dimostrato dai più recenti studi, anche per mezzo di TAC e PET (S. Geibprasert, M. Gallucci; T. Kringsc, 2010. Addictive Illegal Drugs: Structural Neuroimaging American Journal of Neuroradiology) il consumo della cannabis attualmente rinvenibile sul mercato (a medio-alto contenuto in THC) determina seri danni al tessuto cerebrale, predisponendo l’encefalo a un calo ponderale degenerativo continuo, oltre che una progressiva e ingravescente perdita funzionale.

Ad aggravare questa situazione vi è la ridotta percentuale, nelle qualità di cannabis sopra citate, di cannabidiolo (altro principio attivo contenuto nella pianta di cannabis, e pertanto non presente nei cannabinoidi sintetici), sostanza che, diversamente dal tetraidrocannabinolo, ha proprietà neuroprotettive (è questa la molecola utilizzata nella sperimentazione di alcuni farmaci derivati della cannabis). In ultimo, è da annoverare come fattore predisponente all’uso di sostanze quello legato alla frequente condizione di disagio psicologico, spesso mascherato, che stanno vivendo – già da alcuni anni – le generazioni in età scolare. Non è raro sentire gli adolescenti (n.d.a.: adolescenza = età della sperimentazione) affermare che provare le droghe è una realtà ineluttabile, una necessità, per una serie di motivazioni che vanno dal “lo fanno tutti i miei coetanei, sarebbe strano se io non lo facessi” (processo di normalizzazione), al  più classico “voglio sentire cosa si prova“.

Molti studi finalizzati alla prevenzione dell’uso di droghe hanno accertato che la prima strategia per non diventare consumatori di sostanze, consiste nell’evitarne la sperimentazione o comunque nel ritardarne il più possibile l’età di inizio (la scoperta dell’acqua calda, qualcuno penserà). Il concetto è molto semplice, di certa efficacia, ma in realtà di difficile applicazione – quanto meno su larga scala – se pensato per una generazione – quella dei giovani e giovanissimi – che nutre poca fiducia (e molta rabbia!) nei confronti del mondo degli adulti, visti come responsabili (o più spesso colpevoli) per non aver preservato per i propri figli, un po’ di quel benessere (psicologico, prima che materiale) di cui loro hanno goduto; adulti, ovvero figure di riferimento che, viste le condizioni del momento storico-sociale-politico attuale, hanno perso molto credito agli occhi delle future generazioni e che per tali ragioni, ogni loro affermazione in merito a cosa “è giusto” o “è sbagliato fare“, assume spesso per i giovani un significato di disarmante incoerenza con il rischio di un altrettanto disarmante effetto boomerang».

Un’autorevole posizione dunque che prende le mosse da profili scientifici e psicologici, mutuati dall’esperienza pratica nel settore. E se dunque il pericolo è generare una serie di disagi determinati dalla liberalizzazione delle sostanze psicotrope “leggere”, il vero quesito da porci allora dev’essere necessariamente: è veramente la strada giusta?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...