Come cambia la prostituzione e l’accattonaggio (anche minorile)

I profili giuridici dell’attività di meritricio e mendicità

di Giulio Perrotta

In Italia, la principale fonte del diritto in materia di meritricio è la Legge Merlin (Legge 20 febbraio 1958, n. 75) che recepisce completamente la Convenzione ONU del 1950, favorendo così l’approccio “abolizionista”, proibendo di fatto ogni forma di regolamentazione tecnica, salvo le ipotesi di sfruttamento, adescamento e favoreggiamento, che attengono a profili penalistici. Difatti:

  1. a) il “reato di favoreggiamento della prostituzione” si concretizza, sotto il profilo oggettivo, in qualunque attività idonea a procurare favorevoli condizioni per l’esercizio della prostituzione, mentre sotto il profilo soggettivo è sufficiente la consapevolezza di agevolare il commercio altrui del proprio corpo senza che abbia rilevanza il movente dell’azione ( Pen., sez. III, sentenza 20 novembre 2013, n. 6373) e si perfeziona favorendo in qualsiasi modo la prostituzione altrui, così che non si rende necessaria una condotta attiva, essendo sufficiente ogni forma di interposizione agevolativa quale quella di mettere in contatto il cliente con la prostituta (Cass. Pen., sez. III, sentenza 20 marzo 2001, n. 10938);
  1. b) il “reato di sfruttamento della prostituzione” si concretizza quando esiste la volontà, in capo allo sfruttatore, di voler conseguire un provento economico dall’attività sessuale posta in essere da altri non è idoneo a trasformare lo sfruttamento in delitto contro il patrimonio, con la conseguenza della non applicabilità della circostanza attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale (Pavoncello – Sabatini).
  1. c) il “reato di adescamento” si concretizza, secondo l’ 609-undecies, quando in danno ad un minore di anni 16 si pongono in essere condotte finalizzate a carpire la fiducia attraverso artifici, lusinghe e minacce, anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altri mezzi di comunicazione, al fine di commettere uno dei reati in materia sessuale.

Per maggiore completezza sui profili general-penalistici, si riportano le norme relative al tema in esame:

prostituzione-minorile-4Art. 600-bis. Prostituzione minorile.

È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:

1) recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

2) favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

Art. 600-ter. Pornografia minorile.

È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:
1) utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;
2) recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto.

Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.
Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164.

Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali.

Art. 600-quater. Detenzione di materiale pornografico.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600-ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549.

La pena è aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale detenuto sia di ingente quantità.

prostituzione-2Art. 600-quater.1. Pornografia virtuale.

Le disposizioni di cui agli articoli 600-ter e 600-quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo.

Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali.

Art. 600-quinquies. Iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile.

Chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque comprendenti tale attività è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.493 e euro 154.937.

Art. 600-septies. Confisca.

Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per i delitti previsti dalla presente sezione, nonché dagli articoli 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto o il reato è aggravato dalle circostanze di cui all’articolo 609-ter, primo comma, numeri 1), 5) e 5-bis), 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto o il reato è aggravato dalle circostanze di cui all’articolo 609-ter, primo comma, numeri 1), 5) e 5-bis), e 609-undecies, è sempre ordinata, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento dei danni, la confisca dei beni che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato. Ove essa non sia possibile, il giudice dispone la confisca di beni di valore equivalente a quelli che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato e di cui il condannato abbia, anche indirettamente o per interposta persona, la disponibilità. Si applica il terzo comma dell’articolo 322-ter.

Art. 600-septies.1. Circostanza attenuante.

La pena per i delitti di cui alla presente sezione è diminuita da un terzo fino alla metà nei confronti del concorrente che si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti.

Art. 600-septies.2. Pene accessorie.

Alla condanna o all’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti previsti dalla presente sezione e per il delitto di cui all’articolo 414-bis del presente codice conseguono:

1) la perdita della responsabilità genitoriale, quando la qualità di genitore è prevista quale circostanza aggravante del reato;

2) l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela o all’amministrazione di sostegno;
3) la perdita del diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa;

4) l’interdizione temporanea dai pubblici uffici; l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque in seguito alla condanna alla reclusione da tre a cinque anni, ferma restando, comunque, l’applicazione dell’articolo 29, primo comma, quanto all’interdizione perpetua.

La condanna o l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dalla presente sezione e per il delitto di cui all’articolo 414-bis del presente codice, quando commessi in danno di minori, comporta in ogni caso l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori.

In ogni caso è disposta la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finalizzata ai delitti previsti dalla presente sezione, nonché la revoca della licenza di esercizio o della concessione o dell’autorizzazione per le emittenti radiotelevisive.

Art. 600-octies. Impiego di minori nell’accattonaggio.

manetteSalvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque si avvale per mendicare di un persona minore degli anni quattordici, comunque, non imputabile, ovvero permette che tale persona, ove sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, mendichi, o che altri se ne avvalga per mendicare, è punito con la reclusione fino a tre anni.

In ordine ai profili civilistici e fiscali dell’attività di meritricio, invece, la Corte di Cassazione, di recente, con la Sent. 1 ottobre 2010, n. 20528, ha stabilito che la prostituzione tra adulti dev’essere soggetta a tassazione, poiché è un’attività “lecita” e la prostituta, essendo in tal senso “libera professionista”, ha diritto a ricevere il giusto compenso, da dichiarare al Fisco, emettendo ricevuta fiscale.

Sempre la Cassazione, con la Sent. 13 maggio 2011, n. 10578, ribadisce tale posizione, sottolineando che il meretricio è effettivamente da considerare come “un’attività normale” e che l’art. 36 comma 34bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all’articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali.

Tuttavia, ad oggi, il reclutamento, il favoreggiamento, l’induzione la tratta di persone, la prostituzione minorile, e l’esercizio in luoghi aperti e locali chiusi commerciali (alberghi compresi), sono veri e propri reati espressamente puniti dalla legge penale; resta salva l’attività di meritricio nei locali privati e nelle abitazioni, purché non avvenga con/in presenza di minorenni. La giurisprudenza, nelle ultime pronunce, è sempre più tollerante, risparmiando ad esempio la condanna di “favoreggimento” al cliente che dopo aver consumato il rapporto sessuale a pagamento, riaccompagna la prostituta nel luogo in cui questa esercita la sua professione (Sent. Cass., n. 1716/2005) o il marchio di “socialmente pericolose” alle prostitute in genere, tenuto conto che non è sufficiente il mero svolgimento abituale di attività contrarie alla morale pubblica e al buon costume, ma occorrono elementi di fatto dimostrativi della commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica; è dunque del tutto pacifico ormai che l’esercizio della prostituzione in sé non rientra tra le categorie delle persone pericolose ai sensi della vigente normativa e nei casi vietati, sia ammessa o per lo meno tollerata.

Dal punto di vista strettamente civile, il contratto concluso con la prostituta è nullo perché l’oggetto (ovvero la prestazione sessuale in cambio di denaro) è considerato contrario al buon costume e, quindi, illecito. Nullo, nel senso che se il cliente decide di non pagare, la controparte non può obbligarlo ma se effettua il pagamento, questo vale come obbligazione naturale non ripetibile.

prostituzione-minorile-3Fiscalmente, soprattutto dal 2010, anche le prostitute devono pagare le tasse. Devono dichiarare le loro entrate con la dichiarazione dei redditi e i loro conti bancari sono soggetti a controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità. La prostituzione, in buona sostanza, può essere inquadrata come “prestazione di servizi retribuita”, in quanto la legge dispone che in tale categoria vi rientrano tutte le prestazioni verso corrispettivo, dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere, quale ne sia la fonte. Stessa posizione vale per la normativa comunitaria, in quanto la Corte UE a più riprese ha stabilito che la prostituzione dev’essere ritenuta una prestazione di servizi retribuita a meno che non risulti attività puramente marginale.

E dunque, nulla di strano se al termine della prestazione sessuale a pagamento, ci si sentirà rivolgere dalla prostituta la domanda: “ricevuta fiscale?”. Semmai, il quesito curioso che sorgerà spontaneo sarà: ma se la prestazione ricevuta non soddisfa le aspettative del cliente, quest’ultimo potrà chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto di servizi?

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