Filomati in terra sarda

Di Riccardo Narducci

In questi primi giorni di Febbraio 2016, io responsabile finanziario della Philomates Association, assieme al segretario generale della medesima, ci siamo recati nella Regione Sardegna. Io ed il mio collega accademico Danilo Campanella abbiamo potuto abbracciare l’accoglienza, i sapori, gli odori, le bellezze naturali ed artistiche oltre che storiche della Sardegna.

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Una cosa che mi è subito balzata agli occhi è stata la forte accoglienza riservata a noi, ed in particolare a me che venivo dal “Continente”. L’accoglienza è stata per me l’elemento più importante e vivo, un qualcosa di memorabile e di bellissimo da vivere, nelle loro case si respirava quella particolare sensazione di unità e semplicità mista al sentimento di accoglienza e grande rispetto che si riserva all’ospitato. Per quanto riguarda il lato istituzionale e dei servizi, anche qui sono da spendere mille complimenti. L’incontro con il sindaco di Padru, l’On. Antonio Satta (IN FOTO), è stato memorabile. Molti i temi toccati, e le indicazioni date dal sindaco alla giunta, ed ai membri del suo staff. Presenti anche le forze dell’ordine di Padru, la curatrice della biblioteca Piera Murgia, lo staff della segreteria del sindaco, oltre che io e Campanella, membri dell’accademia filomatica. Il sindaco si è soffermato sull’evoluzione a livello urbanistico e tecnologico di Padru, ricordando la costruzione dell’antenna per le comunicazioni telefoniche, la presenza del wi-fi con copertura quasi totale del territorio, e l’efficienza dell’azienda locale di polizia stradale presente nella cittadina della Valle del Lerno, un piccolo “cantone” sardo.

1sFacendo riferimento al territorio sardo, le sue bellezze storiche e naturali sono più che tangibili. I resti storici che si riferiscono ai reperti ritrovati a Padru sono un vero e proprio patrimoni da preservare. A tal proposito, di fondamentale importanza, è l’area recintata e curata da Antonio Satta, in riferimento ai resti archeologici del periodo risalente alla morte di Cristo ed all’epoca romana. Sono visibili i resti delle Chiese di Santa Lucia e San Michele Archangelo, risalenti all’epoca romanica. Inoltre nel sito archeologico sono presenti preziose tombe a cassone, costruite con l’antica tecnica sarda dei massi ad incastro. Inoltre nelle zone limitrofe di Arzanchena, altra località in cui vi è un nutrito gruppo di associati, i filomati di San Pantaleo, ci sono preziosi resti risalenti al 2000 a.C. ed al 1500 a.C., dove sono presenti le cosiddette Tombe dei Giganti, la cui storia narra di grandi uomini che aiutarono i sardi nella costruzione di villaggi e case.

I sardi poi, per rispetto, al momento della morte di questi giganti, gli costruirono delle speciali e grandi tombe, con grandi massi e piccole ed importanti feritoie dove inserire offerte che i giganti si portarono nell’aldilà. Naturalmente qui si cade nella leggenda.

Le bellezze storiche si fondono con quelle artistiche e affascinati della Sardegna. Località come Porto Cervo, Liscia di Vacca e il già citato San Pantaleo, mostrano il lato più chic e spettacolare della Sardegna. Case bellissime, giardini di lusso, molti e speciali servizi ed una bellissima chiesa bianca, un panorama da sogno.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di riassumere punto per punto l’esperienza in Sardegna. 2sLa nascita di Padru secondo poche fonti storiche viene fatta risalire intorno al ‘700, inizialmente ospitava circa venti persone che formavano due famiglie, Gusinu e Muzzu. Secondo queste poche fonti storiche Padru era sede di una postazione di battaglia romana. Il comune si staccò nel 1996 da quello di Buddusò, tramite un decreto regionale n.1 del 1996, voluta dalla maggioranza dei cittadini. Il territorio di Padru è confinante con il nuovo Parco Regionale dell’Oasi di Tepilora, che si raggiunge superando la frazione di Pedra Bianca, le cui case costruite su pietra e fango si arrampicano su di una montagna incontaminata e dotata di specialissime specie arboree. Circa 2000 sono gli abitanti, mentre la popolazione straniera non supera il centinaio [N.d.R.: “Straniero” è ovviamente qui inteso “hospes pari iure cum populo Romano”, come da buona tradizione che onora il popolo italiano fin dal tempo dei Romani].

La lingua parlata, in maggioranza, è il sardo con una particolare variante logudorese settentrionale. Una lingua autentica, quindi. In queste località abitano ed operano molti dei membri dell’Accademia dei Filomati. Luca Masala, Matteo Cabras, Luca Broccati e Stefano Geromino sono stati i referenti con cui mi sono maggiormente intrattenuto. Luca Masala residente ad Olbia, si è sempre mostrato molto attivo nella gestione dei progetti dell’Associazione Filomati, tenendo unite le fila della sezione sarda dei Filomati. Masala, tecnarca di Olbia e ispettore regionale per la nostra associazione, ci ha illustrato, a me e Danilo Campanella, le attività che sta svolgendo per l’accademia sia a livello culturale che sociale, con importanti ricerche e collaborazioni sul territorio. Luca Broccati, nella cui casa siamo stati ospiti, ha mostrato lo stile filomatico unito alla convivialità sarda. Una famiglia unita e ispirata ai valori sardi, di accoglienza, solidarietà e unione. I ricordi raccontati, ci rimandano ad un passato prossimo ma sempre vivo e ricco di eventi, da parte dei membri presenti a queste cene e pranzi, in terra sarda. Anche Luca Broccati ci raccontava l’attivismo dei filomati in Sardegna, sempre presenti per la difesa della cultura e uniti nel tenere il tessuto sociale di questi paesi lontano da derive e smarrimenti che un’epoca post moderna, accelerata e tesa come la nostra, può far arrivare anche in questi piccoli centri. Una visita importante è quella fatta al comune di Arzachena, sito nella zona nord della Sardegna. Questa parte della Gallura, che si affaccia sul mare con quasi 90 chilometri di spiagge e calette. La costa di Arzachena si articola in dodici borghi, oltre che in un territorio interno molto vasto e di alto interesse.

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A far parte della costa di Arzachena sono le seguenti località: Porto Cervo, Liscia di vacca, Poltu Quadu e Baia Sardinia. Viaggiando nel territorio di Arzachena si possono ammirare panorami scenografici, borghi che si aprono ai visitatori con le feste campestri, arricchiti da una flora vasta e ricca di specie endemiche, con vigneti che producono vini di pregio e punti di panorama meravigliosi. Anche il centro storico di Arzachena merita una visita approfondita, la Chiesa di Santa Maria di Arzachena è il punto di riferimento del centro storico, assieme all’altra Chiesa di Santa Lucia. Quest’ultima Chiesa domina il corso e dalla quale si ammira un bellissimo panorama sulla Gallura interna. La Gallura da parte di alcuni studiosi è stata definita un vero e proprio continente. Quest’ultima regione dell’isola contribuisce a rendere fantastica l’isola sarda. Le sue rocce incantano grandi e piccini, sono un elemento di valore aggiunto e si chiamano pietre da macina. Queste rocce presentano forme, originali e particolari. La morfologia assai particolare, unita all’erosione inesorabile, rende questa parte di Sardegna speciale per gli studi. L’interno poi raggiunge il massimo dell’unicità, per Arzachena, che giunge al Fiume Liscia. Il tempo che inesorabile è trascorso ci fornisce la possibilità di preservare e tutelare l’ambiente, mettendo nel contempo a disposizione dei turisti sempre nuove e memorabili forme rurali di ospitalità oltre che i suoi buonissimi prodotti della terra. In conclusione di questo mio articolo, particolare considerazione voglio riservare alla parte archeologica che più mi ha colpito, ovvero: le tombe dei giganti e i nuraghi. Circa settemila nuraghi restano presenti nel territorio sardo, uno ogni 3 chilometri quadrati circa, essi rappresentano lo storico panorama. Quest’ultimi sono costruiti tra il 1800 a.C. ed il 1100 a.C., sono alti tra i venti ed i trenta metri. La loro base è di circa otto-dieci metri, e si dislocano principalmente nella valle dei Nuraghi, nella storica regione di Logudoro-Meilogu, oltre che nelle regioni di Trexenta e Marmilla. Queste costruzioni ancora oggi sono quasi integre e dall’aspetto curato, poiché costruite con la tecnica delle pietre ad incastro, un sistema efficace e di elevata robustezza. Le tombe dei giganti, costruite in età nuragica (1800- 1000 a.C.) sono fra le creazioni più belle a livello europeo e mondiale . le tombe dei giganti sono tombe collettive. Queste tombe così preziose dal punto di vista architettonico, sono testimoni di un grande rispetto che la civiltà nuragica conferiva nei confronti della morte e dell’aldilà. La grandezza che queste costruzioni così imperiose mostrano, i rituali e le conoscenze nel costruire i monumenti in precisi luoghi ricchi di energia (si racconta che sotto queste costruzioni ci siano campi benefici di energia, positivi per il benessere del fisico), silenziosamente ci narrano l’importanza dei popoli nuragici e pre-nuragici per il sacro. Questi popoli dalla mentalità moderna capivano il senso della vita.

Posso affermare che questa visita in Sardegna assieme al collega ed amico Campanella, rimarrà sempre prezioso in me e nel mio animo, con la speranza di poterci tornare presto ad ammirare le ricchezze di questa terra, giustamente considerata un mondo a parte.

ric nard

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