L’associazionismo tra Italia e Cina per la promozione culturale

simposio1 La forma associativa è il primo passo per entrare in contatto con colleghi cinesi, in ogni campo e in ogni tempo.

Mi fecero la proposta di costituire una “associazione di amicizia” in occasione dell’incontro di Pechino su Scienza e Tecnologia nel lontano ottobre del 1984, giusto trenta anni fa.

Ero a Pechino come Delegato Italiano alla Conferenza delle Nazioni Unite per la Scienza e la Tecnologia per lo Sviluppo e avevo fatto la proposta di dare vita ad un Istituto per le Tecnologie Alimentari, in collaborazione con i professori Peri e Cantarelli della Statale di Milano.

A quei tempi i colleghi cinesi si lamentavano perché la produzione agricola era, come si direbbe oggi, a chilometro zero, nel senso che mancavano tecnologie di trasformazione e per la catena del freddo, le ferrovie e i  trasporti aerei erano arretrati, nessuna catena di distribuzione.

Si era subito dopo la fine della “rivoluzione culturale” e  la svolta del Presidente Deng “verso una economia socialista di mercato”.

grassettiI colleghi cinesi accettarono subito la mia proposta invitandomi a dare seguito in tempi brevi, cosa che avvenne l’anno successivo.

Da allora sono passati soltanto trenta anni e, in un tempo così limitato dal punto di vista storico, la Cina ha ripreso con determinazione il suo ruolo di paese leader sul pianeta che aveva prima della tentata occupazione, come sappiamo anche cruenta, di alcuni paesi del così detto “occidente”, tra cui l’Italia, che con la pace del 1902, ottenne la “concessione di Tiensin”, oggi Tianjin.

Da allora molte sono state le occasioni che mi sono state offerte da parte cinese per continuare a promuovere collaborazioni con ambienti scientifici e culturali  italiani e si vede che sono rimasti soddisfatti tanto da indurre il governo cinese nella persona del Vice Premier Ma Kai a consegnarmi lo scorso 1° ottobre, 65° anniversario della fondazione della Repubblica di Cina, l’ambito riconoscimento del “Premio dell’Amicizia” che viene attribuito ad esperti stranieri per meriti in tema di cooperazione scientifica e culturale.

Mi sembra che, come “forza delle idee” , come titola il nostro incontro di oggi, non esista esempio migliore.

Quale lezione possiamo trarre dai fatti concreti che ci vengono dalla Cina, anche con aspetti discutibili ma comunque di innegabile successo da un punto di vista complessivo ?

Con la recente dichiarazione congiunta del Presidente Xi Jinping insieme al Presidente Obama per l’impegno ad intervenire per limitare il riscaldamento globale cade un altro argomento di polemica nei confronti della Cina, seppure il cammino per raggiungere gli obiettivi indicati non sarà facile.

Dall’essere un paese contro il quale erigere muri protezionistici, come è stato proposto con ottusa visione pilotata dai sondaggi anziché di visione politica a lungo termine, la Cina sta passando ormai ad assumere un rilevante ruolo a livello internazionale con stabili relazioni di affari anche con l’Italia.

Nel campo culturale, che ci interessa in modo particolare quando parliamo di “forza delle idee”, la Cina ha preso delle decisioni importanti fin dal 2003 per avviare la “Riforma del Sistema Culturale cinese”.

Già la scelta negli anni ’80 di dare priorità alla scienza e alla tecnologia aveva avuto un notevole impatto nel processo di modernizzazione della industria manifatturiera cinese, ora con la riforma in atto del “sistema della cultura” ribadita nel 2010 dal Presidente Hu Jintao, il governo cinese imprime una svolta importante che in tempi brevi si farà sentire anche a livello internazionale.

Infatti, una delle priorità della riforma del “sistema culturale” cinese consiste nella promozione di “imprese culturali e creative” che hanno la caratteristica di essere “sostenibili” nel senso che producono reddito e creano posti di lavoro senza un grande impiego di materie prime, spesso non rinnovabili, consumano energia a livelli minimi come pure sono al minimo  i rifiuti e l’ inquinamento prodotto.

Dal 2003 a oggi, in poco più di 10 anni, le imprese culturali e creative cinesi si sono quintuplicate. La posizione italiana in cima alle classifiche dell’UNESCO per dotazione di beni culturali materiali e immateriali rischia di subire un temibile attacco. Potrebbe essere una grande occasione per il nostro paese, così come accaduto in altre epoche che hanno visto i nostri talenti, specialisti di bellezza anche dal punto di vista tecnologico, essere chiamati come esperti in tutto il mondo.

Qui sta la “forza delle idee” che, sotto forma di associazioni o di singoli specialisti ci auguriamo di vedere ancora viaggiare per il mondo come ambasciatori culturali del “bel Paese”, anche e soprattutto in Cina.

 

Bruno Grassetti 
Ingegnere, Docente di Geografia Applicata alla Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali della Università Niccolò Cusano.

Sopra: Bruno Grassetti, foto servizio Aracne.

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