Smiley

smiley FILM CINEMA – Ashley (Caitlin Gerard) è una studentessa di college che affronta i suoi problemi psicologici, causati da una debolezza o, forse, da eccessiva sensibilità. Viene a conoscenza di una leggenda metropolitana su un serial killer chiamato “Smiley”, che può essere contattato tramite internet. Dopo aver tentato di contattarlo, Ashley, in preda all’angoscia, si trova incapace di capire se è il frutto della sua immaginazione o se il mostro sta realmente cercando di rintracciarla per ucciderla. A causa delle sue turbe psichiche, in molti non le credono.

Ogni epoca si affida a un messaggio di redenzione e ha, per contrappasso, un nemico. Dopo Freddy Kruger, l’omicida che compare nei sogni, Candyman, il killer che appare se lo chiami cinque volte davanti allo specchio (lo citavano anche quelli di South Park) arriva per il 31 ottobre (non casuale) l’erede che completa questa “triade”. Avete visto le faccine che ogni tanto pubblicate nelle chat? Ecco, Smiley è una faccina rovinata e terribile che compare grazie alla rete. La faccina sorridente che imperverserà d’ora in poi nei negozi di articoli per Halloween, uccide “col sorriso” fatto da occhi e bocca bamboleschi, che sembrano cuciti-scuciti dal volto, sanguinanti e beffardi. Smiley arriva per tutti quelli che passano la vita davanti al computer, per tutti quelli che non dormono più, non sognano più e non hanno nemmeno tempo di guardarsi allo specchio. Sembra, quindi, che le nuove generazioni abbiano “sconfitto” Freddy Kruger  e Candyman, certo, ma non l’orrore. Come fa l’orrore a raggiungerli? Grazie al web, ovvio. Quella rete che avviluppa, ingloba, pervade e con la quale si “ammazza” il tempo senza, peraltro, riuscire a ferirlo di striscio. Ma non temete, sarà Smiley, la faccina sorridente dei post, ad ammazzare voi in “streaming”. Infatti lui, come noi o “l’altro” nello schermo, non ha volto. Egli ha assunto l’aspetto dell’internauta che non vediamo, ma anche il nostro. Il film avrebbe avuto le carte giuste per entrare nell’ “Olimpo” horrorifico. La maschera dell’assassino, le citazioni sulla “mitologia della rete”, i pericoli della condivisione “selvaggia” e senz’anima, priva di empatia e di volto non bastano tuttavia a convincere il pubblico e la critica. Purtroppo la maschera di Smiley non fa altro che sostituirsi a quella del Ghostface di Scream, Michael Myers, Jason, Leatherface. Le stesse lezioni del prof. Colton, interpretato da un bravo Roger Bart, non sono sufficienti ad alzare il tiro, come il regista avrebbe voluto. Ripassiamo il Rasoio di Occam e la teoria dell’Entropia, per poi giungere al sovrannaturale e alla possibilità che l’umanità, grazie o per colpa di internet, si evolva verso qualcosa di elaborato. Un’intelligenza unica? Una coscienza collettiva? Eppure ci sono le controindicazioni, la distopia, il cancro del sistema: Smiley appunto. Troppa carne al fuoco, forse, per un film che avrebbe potuto dare di più ma che, a causa dell’inesperienza nella regia, non riesce a passare dalla prova di internet alla prova del cinema.

Danilo Campanella

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