Piranha 3D

piranha FILM CINEMA – L’immaginario Lago Vittoria è la bocca di un lago preistorico dove, all’improvviso, un terremoto sotterraneo fa aprire una crepa sul fondo, permettendo a migliaia di piranha di infestare le acque. Come ogni anno in una piccola cittadina dell’Arizona in riva al lago si riversano numerosi turisti, soprattutto studenti, per festeggiare la “festa di primavera”. Ragazzi e ragazze si danno alla pazza gioia bevendo fiumi di alcool e intrattenendosi in effusioni amorose e giochi sessuali, mentre i piranha giungono allo spring break compiendo una mattanza colossale.

Piranha appartiene alla categoria che si può definire “animal movie”, appartenente alla sfera horror. C’é da dire che da sempre gli animali affascinano gli esseri umani e una loro caratteristica é quella di incuriosire, spaventare, indurre persino a fantasticare. Nell’horror puntare sugli animali, che siano squali, leoni, orsi, pipistrelli, varani, coccodrilli, ragni o api, assicura per lo meno una vincita di “cassetta”. In genere i film horror che hanno come protagonisti gli animali sono ingiusti, cruenti e alquanto noiosi. Con qualche eccezione. Una di queste é Piranha. Non la prima versione del ’78, quella di Joe Dante, di grande regia ma di sceneggiatura vacua e scontata (sebbene vi si possa trovare una critica alla Guerra del Vietnam), ma la 3D del 2010, del cineasta Alexandre Aja, che lo ha anche prodotto. La sceneggiatura, oltre che dello stesso regista, é di Josh Stolberg, Pete Goldfinger e Grégory Levasseur. Vi sono molti elementi differenti da altre pellicole simili che rendono il Piranha di Aja complesso e ricco di elementi. Il tutto sembra ruotare intorno alla festa primaverile in cui i ragazzi danno sfogo alle loro pulsioni giovanili. Traspaiono gli eccessi dell’America benpensante e puritana, che divide il pubblico dal privato, il lavoro e la scuola dalle vacanze e dal tempo libero. La gioventù non si dà proprio freni, ma ecco la maledizione biblica veterotestamentaria che, come nell’antica Sodoma, si scaglia sui peccaminosi, ma non come saette dall’alto, bensì dal basso, da una voragine infernale che fa fuoriuscire antichi nemici a punire nuovi peccatori. Alcool, tabacco e … venere! Alcune ragazze nude non vengono risparmiate dai voraci pesci, dai volti diabolici, dai ghigni esageratamente luciferini. Come se non bastasse, l’entrata in scena in massa dei piranha fa scattare una frenesia alimentare senza precedenti, tale da terrorizzare i bagnanti che, invece di coalizzarsi e aiutarsi, scappano alla maniera di «ognuno per sé e Dio per tutti». Ma Dio pare non esserci e se c’é, si gira dall’altra parte quando un ragazzo, pur di scappare dai pesci, fugge col motoscafo passando sopra i compagni e le compagne, dilaniandoli tra le grida e strappando scalpi da giovincelle piangenti con l’elica del motore. Il film sfocia dunque inesorabilmente nello splatter. Come nella migliore tradizione anglosassone, i cattivi devono fare sempre una brutta fine. Mentre l’horror “all’europea” finisce quasi sempre in maniera cinica, il mondo protestante si impegna nel mostrare come, chi “pecca”, all’inizio sembra fare una bella vita, ma poi finisce nel peggiore dei modi. In questo caso i pesciolini sono soltanto la “legge di contrappasso” di dantesca memoria, e i cattivi sono i ragazzi che, evidentemente, avevano dimenticato le tradizioni evangeliche americane assaporando una giornata “pagana” dall’epilogo tragico.

Danilo Campanella

 

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