Trionfo e sacrificio

resu Il trionfo di una persona decreta ineluttabilmente il suo successo. Questo, se è giusto, meritato, bello e buono, attrae una gran quantità di persone che avranno, manifestamente oppure no, sentimenti opposti al suo. L’invidia è una costante di tutti coloro che, incattiviti dai loro insuccessi, non tollerano il trionfo altrui. “Fu il sangue mio d’invidia sì riarso che se veduto avesse uomo farsi lieto, visto m’avresti di livore sparso” racconta Dante Alighieri nel Purgatorio, XIV, vv.82-84, descrivendo un tal sentimento.  Il successo, quando è autentico e, lo ripeto, giusto, è portatore anche della “passione”, ovvero di una serie di problemi che il vincitore dovrà affrontare. Questi problemi sono mossi da coloro che non traggono giovamento dai nostri successi o dal nostro trionfo. Essi hanno inviso ogni tentativo di bontà e di giustizia sociali in questo mondo. Ogni successo porta con sé problemi, invidia e concorrenza anche da parte di chi fino a ieri ci era vicino: “l’unico peccato davvero imperdonabile commesso a danno dei propri amici è il successo” (Ambrose BierceDizionario del diavolo, 1911). Questo non deve però scoraggiarci dall’affrontare la vita, i nostri buoni propositi e progetti perché, racconta Edward Bulwer-Lytton, nel suo Sulla gestione del denaro, del 1864, “L’uomo che nella vita ha più successo dei suoi simili è colui che sa individuare presto e con chiarezza la propria meta e ne fa l’oggetto costante delle sue energie“. Ogni fallimento porta con se nuove possibilità di vittoria, e ogni nostro tentativo è il trionfo della speranza sull’esperienza. Il timore di farci dei nemici, di perdere, di fallire, di essere visibili nostro malgrado non può farci incorrere nella paura, nel blocco totale delle nostre azioni poiché un buon progetto decreta il benessere di tante persone che ci stanno attorno, alcune della quali nemmeno conosciamo. Di solito i maggiori e più durevoli successi nella storia sono quelli che al loro inizio trovarono poca comprensione, perché erano in forte contrasto con la pubblica opinione, con le vedute e la volontà di questa.Ma come stabilire se il successo sia giusto? Naturalmente, ragione vuole che parta da premesse logiche, abbia un metodo corretto ed arrivi a conclusioni positive, che portano benessere a tutti o, per lo meno, alla maggior parte delle persone, e non soltanto a noi stessi. Il successo però non sempre è meritato, anche se spesso non riusciamo a scorgere la differenza tra questo e un trionfo, che è poi il successo vero, splendente, altruista e genuino: “…il successo è una cosa piuttosto lurida; la sua falsa somiglianza col merito inganna gli uomini”  Victor Hugo, I miserabili, 1862. E’ nostro dovere quindi, con coraggio, affrontare le sfide che possono dar luogo a qualcosa di buono, di bello e di giusto, senza nasconderci dietro le nostre capacità o una falsa umiltà, ma anche senza ambire a cose più grandi di noi. Nelle più grandi tradizioni esiste un momento in cui si ha il compito di trionfare, di entrare nella nostra Gerusalemme di biblica memoria e di ricevere quella palma che porterà alla passione e poi alla morte, per poi rinascere più forti, a nuova vita. Ma la palma della gloria non è serbata se non a chi combatte sino alla fine.

Danilo Campanella

 

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