Come costituire una associazione culturale

associazione Su internet ci sono molte indicazioni tecniche su come costituire una associazione, ma nessuna descrive veramente i pro e i contro di questa operazione. Cosa significa oggi “impelagarsi” in un progetto simile, spesso non privo di rischi, ce lo racconta una persona con molta esperienza in questo campo:

Danilo Campanella, lei è stato membro di moltissime associazioni, avendo all’interno di alcune di queste anche ruoli direttivi come segretario generale, presidente, vicepresidente, tesoriere, responsabile di progetti … per quanto tempo ha maturato questa esperienza?

Guardi è relativamente breve, ma intensa. In questi ultimi dieci anni ne ho viste di tutti i colori tra associazioni, fondazioni, protezione civile etc …

Lei consiglierebbe oggi di aprire un’associazione culturale?

No.

Come mai così perentorio?!

Perché chi le apre lo fa con molta leggerezza e mosso, spesso, da motivazioni insufficienti. Guardi, in questo momento stanno registrandosi, probabilmente, decine di associazioni in tutto il territorio nazionale. Sono cosi tante che stabilirne un numero preciso è impossibile.

Ci sarà pure un registro, no?

Esiste un registro nazionale, ma non tutti possono accedervi e non è obbligatorio. Lo si fa più che altro per accedere ai fondi statali e a progetti europei. Esistono anche dei programmi di censimento delle associazioni, non obbligatori anche questi, ma se lo si fa una volta poi bisogna farlo sempre: si rischiano quasi 5.000 euro di multa. Alla mia ultima stima ricordo che le associazioni in Italia sono circa 40.000 mila, e parlo di quelle censite. Le altre aprono e chiudono. L’85 percento di esse chiude dopo tre anni, il restante 15 resiste ma spesso solamente sulla carta, poi non fanno nulla di concreto. Una cosa a parte sono le onlus e le fondazioni, che vengono generalmente fondate con più senno perché richiedono capitali iniziali e devono rendere conto agli organi di controllo statali.

Se io volessi aprire una semplice associazione, quale è meglio scegliere e quanto mi costerebbe?

Parliamo dell’associazione culturale, ente non riconosciuto, categoria giuridica 12. Vi appartengono anche i sindacati e i partiti politici. Questa dicitura venne formalizzata dai governi di democrazia cristiana che, da un lato, volevano de-fascistizzare la società diminuendo il controllo dello stato sulle persone, da un lato, occorrevano a molti di loro delle associazioni non controllate nelle quali potessero confluire modesti ma comunque discreti capitali liquidi. Volendola aprire, un’associazione culturale (che è non a scopo di lucro ma non si chiama no-profit, che è un’altra cosa) non ha l’obbligo di registro notarile, ma soltanto presso un’agenzia delle entrate, paga i bolli e tra apertura del conto corrente e il resto spenderebbe circa 250 euro. 

Cosa mi permetterebbe di fare?

Tutto… e niente. Dalle gite con gli amici agli eventi sportivi, da corsi di formazione (gratuiti) a conferenze … la lista è lunga. In genere l’associazione con lo statuto specifica le finalità della stessa, ma in genere sono ad ampio spettro per permettere al legale rappresentante di avere più possibilità di manovra e meno oneri possibili.

Per quale motivo molte chiudono allora?

Perché, lei deve considerare, siamo un “popolo” individualista: le liti e le divergenze nella gestione tra i soci sono facilissime. Ho visto quasi sempre un fondatore o un socio staccarsi dall’associazione appartenenza, portandosi alcuni dei soci con sé, e aprirne un’altra. Preferiamo chiudere anziché migliorare, e preferiamo staccarci anziché riformare … inoltre in molti vogliono aprire un’associazione per il semplice fatto si sentirsi chiamare “presidente” o “presidentessa”; lo si fa anche per raggirare i costi di una società di profitto. Se ad esempio lei dovesse aprire una srl per fare i corsi di ginnastica, dovrebbe affrontare costi iniziali per circa 5.000 euro e pagare le tasse per il suo servizio, se invece apre un’associazione culturale dice che il corso è gratuito e il costo della ginnastica, che putacaso ammonterebbe a 50 euro al mese, lei lo mette come quota associativa mensile, e il corso lo fa gratis…

Ma sarebbe in nero!

Certamente, ma questo può essere fatto, raggirando la legge, senza evaderla, anche per gli esercizi ricreativi. Ecco perché, secondo me la legge sulle associazioni culturali andrebbe riformata e, contemporaneamente, abbassare i costi e le tasse per le piccole imprese.

Se quindi io volessi organizzare qualche evento associativo dovrei aprire una associazione culturale?

Francamente le conviene fare un giro di telefonate agli amici e organizzare con loro e, lentamente, allargare il giro. In fin dei conti le associazioni lavorano come in comitiva. La maggioranza è composta di 4-5 soci, ovvero il direttivo. In alcuni casi ne ho viste composte de facto dal presidente e dal suo segretario, tutti gli altri si aggregavano volta per volta. Quando non ci sono motivi reali di aggregazione la gente rimane a casa. Non bisogna fare un’associazione per trovare soci, al contrario! Bisogna avere i soci per creare un’associazione.

Quindi lei sconsiglia di aprire un’associazione culturale per organizzare eventi sportivi, culturali, ludici? Non è un motivo di coinvolgimento delle persone alla vita civile?

Se lei prende un gruppo di amici e stila un regolamento associativo siete un’associazione di fatto, anche se non registrata, quindi potete fare tutto quello che volete, senza naturalmente avere un conto corrente o dare e avere soldi, ma è ovvio che un gruppo di persone, per fare qualcosa si autotassano, in amicizia. Non credo in questa forma ma esiste anche questa possibilità, nel mondo libero. L’importante è non emettere tessere, stampare o far girare capitali perché altrimenti sarebbe un’associazione segreta; il confine è sottile. Personalmente consiglio di registrare dal notaio l’associazione se si hanno finalità valide e precise, e molta gente che abbia tempo per parteciparvi. Per il resto, non occorre affatto fondare un’associazione. La loro vita media come ho detto è molto breve, al massimo finiscono con il fondatore o con suo figlio. Quando resistono è perché sono legate ad enti più grandi (ordini religiosi, confraternite, massoneria regolare, università, accademie) per il resto dopo poco tempo muoiono, a meno che non si evolvano in confederazioni, accademie, clubs. L’associazione più diffusa al mondo, ad esempio, è il club Lions: ogni club locale lavora per sé e fanno capo all’ente internazionale che gli dà prestigio e nome. Poi ci sono le bocciofile di ogni tipo ma ripeto, per quelle, non conviene aprire un’associazione: uno va e gioca a bocce, oppure fa una gita, o un party. Le associazioni che hanno centinaia, anche migliaia di soci hanno meccanismi complessi per i quali o si è motivati, o si perde tempo e salute.

In conclusione?

In conclusione invece di aprire un’associazione se ne cerchi una già fatta e ci resti dentro. Non avrà grattacapi e potrà vivere tranquillo.

Come si fa a riconoscere associazioni serie nel mare magnum del no-profit?

Cerchi il sito alla voce che più le interessa. Dopo legga le finalità. Chieda informazioni e si faccia mandare per email copia dello statuto. Vada a un incontro, senza iscriversi, e magari a due o tre. Veda cosa fanno e come lo fanno. Veda se ci sono parenti o se le persone sono tutte di diversa estrazione familiare e sociale. Questo riguarda quelle più piccole. Un’associazione “normale” le darà una tessera con un numero progressivo, le farà firmare l’adesione, le chiederà di pagare una quota annuale, né alta né irrisoria, permette ai soci di collaborare e di fare “carriera” all’interno, ha un commercialista che fa i conti o almeno un socio che stili il bilancio, una sede legale e una operativa, anche se a volte ho visto lavorare associazioni che avevano la sede in casa di uno dei soci meglio di altre che hanno la sede storica istituzionale. Il bilancio deve essere trasparente e visionabile da tutti, come anche la partecipazione alle assemblee e le delibere del direttivo. Il bilancio deve essere sempre in paro e mai in passivo, se poi c’è un disavanzo di gestione, tanto meglio. Meglio poco che i debiti. La maggior parte delle associazioni hanno 100 euro sul conto. Alcune, soprattutto quelle istituzionali, hanno i debiti, anche di centinaia di migliaia di euro. Non è tutto oro quello che luccica. Il tempo anche è importante: l’associazione non deve cambiare sede ogni anno e deve essere viva e operante sul territorio da almeno 10 anni, altrimenti si corre il rischio di perdere tempo con inesperti, o cadere nelle trappole dei furbacchioni itineranti. Questi sono i punti base che ci permettono di evitare molte sorprese.

Grazie.

Massimo Zara.

 

 

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