Bisogna distruggere il nostro ego-ismo

EgoismoCon il termine delle “grandi narrazioni”, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 si sono declinate quelle istanze che hanno portato alla frantumazione degli “ismi” politici. A questi sono lentamente succeduti gli “ismi” filosofici, ancora non dissolti del tutto. L'”ismo” par exellance, quello legano direttamente a noi, ancora non si è dissolto e, forse, non si dissolverà mai. Per quale motivo un “ismo” è così terribile? Perchè esso è l’iper-espressione di qualcosa ad esso legato, la sua esplosione alla massima potenza e, in definitiva, la sua imposizione su tutto il resto. Quando un comportamento è finalizzato al benessere di noi stessi, del nostro ego non è altro che naturale. Pensando partiamo da noi, è dunque logico ritenerci importanti; ma non fondamentali. Il kantismo riconosce un egoismo logico, attraverso il quale un soggetto reputa del tutto superfluo sottoporre le proprie idee agli altri, superandone il dissenso e un egoismo estetico, in cui il principio universale del bello è unicamente formato dal gusto personale di chi lo idealizza. Vi è poi un egoismo morale in cui il beneficio personale diventa il fine unico del comportamento. Non credo che questi ragionamenti risolvano il problema, nè facilitino la comprensione ai più. Un egoismo sarebbe definibile come “razionale” quando non “centrizza” tutti in se stesso, non cade nell’antropocentrismo, non fa ruotare tutto intorno a sé ma si considera parte importante e no unica del multiverso e dell’ecosfera. Quando l’ego incontra l’ “ismo” relativizza ogni gerarchia (diversa dal gerarch-ismo) ogni componente esterna, ogni rapporto. La distruzione del comunismo e dei nazional-socialismi che volevano ridurre la persona umana a mero individuo, manipolabile e sacrificabile, ha lasciato potenti strascichi acutizzati dalla cultura di regime, sopravvissuta ai regimi stessi nelle sub-culture sessantottesche e fascistoidi, anche in coloro che non si considerano appartenenti a tali “inquadramenti” mentali. Noi non siamo soltanto figli del nostro tempo ma siamo, per un lungo periodo, nipoti dei tempi passati. Ogni giorno mi rendo conto parlando, scrivendo con persone sopra ogni sospetto di quanto l’ “ismo” sia ancora arroccato nel loro castello dell’ego, assiso su di un trono di rinunce, recriminazioni, desideri, incoronato da un diadema con incisa la parola “mio”. L’uomo nuovo deve però trasmutarsi, deve andare oltre, oltre se stesso, oltre i propri desideri, vedersi come unico e inefficace se non nel gruppo, in un progetto, in una ἱεραρχία  sociale, culturale, teoretica ed esistenziale. Molto spesso siamo accondiscendenti e liberali sin quando non raggiungiamo determinati scopi, vette e risultati, assolti i quali ci sentiamo inebriati dall’aria più sottile, superiori, migliori di molti, anche di quelli che hanno contribuito ai nostri successi; ci vengono in mente pensieri “anche gli altri lo avrebbero fatto”, “a me non mi ha mai aiutato nessuno”, “mi vogliono sfruttare”, “sono stanco/a di fare l’onesto/a: ci si rimette sempre”. Dando corpo a questi pensieri, si ricadrà presto in cocenti delusioni, poiché da soli non si può fare niente. Anche i sapienti studi di Bentham non sarebbero sufficienti a risolvere la questione. Nietzsche predisse la necessità di demolire le ultime costruzioni ontologiche, per’altro già macerie, e di togliere le ancore per salpare verso il lontanissimo. L’opera non è finita e a noi resta di demolire ogni nostro egoismo. Questo non significa spersonalizzarsi, bensì rendersi leggeri e pronti alla corsa verso nuovi spazi mentali e vitali. In ciò sarà utile applicare quelle dinamiche conosciute fin dall’antichità, dallo stesso Platone, e applicarle ogni giorno: la prudenza, la fortezza, la giustizia e la temperanza. Financo l’obbedienza. Senza “obbedire” (diverso dall’acquiescienza) è “corrispondere a un ordinamento etico o morale, a un codice, ad accordo naturale o comunque pattuito. Senza l’obbedienza, che è figlia legittima della coerenza, codice(criterio di testualità orientato ai significati) non è possibile vivere nulla, nemmeno il matrimonio. Esercitandosi nelle virtù umane principali si vedrà come l’egoismo sia inutile, sia superfluo. Liberiamoci dunque dal desiderio di successo, dal desiderio di rivalsa, dal volere essere famosi, dal “volere” soprattutto. Se questo è, come è, un mondo in cui tutti desiderano qualcosa, è ovvio che perderemmo sempre per la troppa concorrenza, o ci stancheremmo stremati in un’inutile corsa al successo, al succ-edere di un qualcosa che non arriva mai. Andiamo dunque fuori dalla scena del mondo, oltre la scena: diventiamo o-sceni! Liberiamoci dell'”ismo” del nostro ego e vedremo tutto con occhi nuovi. Non è possibile piegare il cucchiaino con la forza del pensiero ma, piegando il pensiero vedremo che tutto il mondo, intorno a noi, si piegherà.

Danilo Campanella.

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