Il forum culturale 2014 tra attacchi e recriminazioni

images In Italia cultura è una parola usata spesso a sproposito. Con essa si indica un po’ tutto, dagli usi ai costumi, dalla scienza al qualunquismo opinionistico. Fortunatamente è una parola che ancora si usa, grazie al lavoro di circoli, associazioni, club e centri sociali. E’ stato cosi anche questo sabato, in prima mattinata quando a Roma quartiere Testaccio si sono riunite alcune associazioni e centri sociali in un piccolo forum di inaugurazione dell’anno 2014, con temi interessanti e con qualche scivolone. Tra i temi trattati intorno alle 9:30 di stamane vi sono stati ecologia urbana, industria sostenibile, il liberalismo di Mill e il giusto spazio che dovrebbero avere le associazioni culturali nei centri urbani, non solo a Roma. Tra i presenti il sottoscritto assieme al ritrovato presidente dell’AF Danilo Campanella, Pietro Paolo Mangifesta, Giulia Normanni, Paolo Castiadas, alcuni presidenti di piccoli enti locali e i rappresentanti di due centri sociali di cui eviterei la nomenclatura. Sebbene i temi fossero mal assortiti sono stati comunque interessanti nel rendere omaggio al titolo “Nuova Agorà 2014, sfide e prospettive”. Da un primo momento in cui si sono tratati i temi in scaletta, l’attenzione si è volta al presente e alla politica, con evidente fomento di alcuni e il trascendere in posizioni partitiche. Superato il momento di stallo grazie al moderatore, la parola è passata ad alcuni esponenti del mondo politico e associazionistico laziale e molisano, presenti al momento. Dopo alcuni interventi è stato riconosciuto il presidente dell’Associazione Filomati a cui è stata data la parola. Il presidente dopo aver velocemente ringraziato ha sollevato la questione sulla doverosa costituzione di una “casa delle no-profit” nazionale o perlomeno romana. Ha inoltre evidenziato le difficoltà di una vera e propria “manovra di riassetto culturale” a causa delle “frammentazioni del palinsesto associazionistico italiano”, da cui derivano molti problemi concreti. Uno dei presenti ha interrotto l’analisi, accusando il presidente di essere un “ministro del pensiero politico attuale e forse anche degli equilibri atlantici” e di sostenere con la “sua associazione” un atteggiamento di “egemonia intellettuale attraverso un’innata vocazione all’imperialismo culturale”. Fatto tacere dal moderatore, che chiese ulteriormente di abbassare i toni, il presidente Campanella ha voluto rispondere “non polemicamente” che ogni idea è condivisibile se compresa, e ciò detto non era per lui comprensibile; ha inoltre richiamato a “muoversi nel terreno noioso dei fatti e non i quello affascinante delle congetture e della fantapolitica”. Bisogna valutare le associazioni che funzionano non come “associazioni sospette e nemici” ma forse come “enti che hanno un successo direttamente proporzionale al loro impegno“. Come ha ricordato anche il dott. Mangifesta la cultura e l’attivismo devono essere “professionalizzate e tolte dalle mani dei potentati economici e di loro centri sociali”. Alzatosi un polverone di fischi e di critiche per questa sua ultima asserzione Mangifesta sottolineò che egli, parlando di “centri sociali” si voleva riferire in senso lato ad “agglomerati di persone“. Questa rettifica non è però bastata a placare gli animi. La mattinata è terminata anzitempo con la ripromessa di un nuovo incontro interassociazionistico che, secondo il sottoscritto, non avverrà mai più.

Massimo Zara.

 

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