Educarsi all’emozioni dona a tutti un mondo migliore

gambi Nel rapporto con le nostre emozioni sta la chiave per vivere mondi migliori.

Ho fatto coaching ad un dirigente d’azienda, plurilaureato, con tanto di master e dottorato, che aveva la capacità di gestione delle proprie emozioni di un bambino di 7 anni. L’atteggiamento di un dipendente lo infastidiva, e lui si faceva inondare di una rabbia cieca su cui fondava tutte le sue scelte. Il proprietario dell’azienda alzava la voce, e lui veniva stritolato da una paura che gli inibiva qualunque passo. Un altro dirigente gli suscitava superficiale antipatia, e lui solo per questo gli muoveva guerra.

Le sue scelte erano tutte fondate sull’emozione del momento. Poi ha lavorato un po’ su di sé, ha conosciuto una ad una le sue emozioni, ha capito come funziona il sistema, ha raggiunto la consapevolezza che siamo noi padroni delle nostre emozioni, e non viceversa, e la sua vita è cambiata. Ed i suoi dipendenti hanno detto “grazie”.

Questa storia in realtà racchiude tante storie, perché si ripete continuamente.

Quante persone adulte vivono le proprie emozioni come bambini?

In questo mondo evoluto la scuola, l’università, i media, internet ci consentono di accedere ad una quantità esorbitante di informazioni e nozioni. Il nostro universo cerebrale si arricchisce, cresce, evolve.

Ma a vivere almeno di pari passo le emozioni chi ce lo insegna?

Il nostro concetto di educazione sembra abbracciare solo alcuni tipi di intelligenza, fra quelli che la psicologia individua. L’intelligenza emotiva sembra dover rimanere fuori dal processo di apprendimento. Così ci si ritrova spesso persone culturalmente evolute, laureate ma con l’attitudine emozionale di un preadolescente. E quando poi queste persone finiscono in posti di potere, a dirigere aziende, a governare lo Stato, è un po’ come se mettessimo a comandare dei preadolescenti con tante nozioni in testa. E basta guardarsi intorno e leggere la cronaca per capirlo.

Perché lasciamo che questo succeda? Non sarebbe sufficiente investire sull’educazione alle emozioni per avere un mondo migliore?

Paolo Gambi

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