Il movimento più pericoloso?

trans  Prima di scrivere questo articolo mi sono dovuta documentare non poco in una tematica complessa, ampia e nuova. L’uomo moderno ha un’occasione imperdibile: quella di trasmutare. Lo volevano poeti e filosofi, ora anche gli scienziati. Possiamo diventare qualcosa di più che semplici “scimmie particolarmente evolute”, distruggendo malattie, handicap e limiti scomodi.

Ci si mette anche lo scrittore Dan Brown che, dopo Il Codice da Vinci”, e “Angeli e demoni” con “Il simbolo perduto” ha poi dato alle stampe “Inferno”. Il nuovo romanzo e’ ambientato in Italia e vede protagonista uno scienziato transumanista che risponde al nome di Bertrand Zobrist e una misteriosa organizzazione che si chiama Consortium. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo ” very sorry “, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle”. Se pensi che la vita sia un Inferno, allora noi siamo la salvezza“. Sembra l’incipit di un messaggio minaccioso quello di Riccardo Campa, presidente dei transumanisti italiani, definito da Francis Fukuyama il movimento più pericoloso al mondo e più volte criticato dal Vaticano. Non è stato facile reperire dettagli sul carattere del professore senza, per lo meno, chiedere a persone che lo conoscono bene. Campa non è solo un professore universitario (docente di sociologia a Cracovia) nè un mero tecnocrate leader del transumanesimo italiano) ma il fondatore italiano di un movimento scientifico (o scientista) mondiale che farà ancora parlare di sè. Come direbbe il prof. Riccardo Campa bisogna “mutare o perire” e anche il filosofo “è nudo”, ovvero deve essere libero da sovrastrutture ideologiche per comprendere la verità o, perlomeno, ciò che occorre all’uomo per vivere ed essere felice. Riccardo Campa ha portato dall’America il transumanesimo e gli ha dato una connotazione seria, accademica, diplomatica ma pur sempre guardinga. Sono convinto che le critiche e i meriti che i media hanno dato all’Associazione Italiana Transumanisti siano eccessivi ed abbiano contribuito, più d’una volta, ad accrescerne il potere mediatico. Non sappiamo se il transumanesimo sarà oppure no la tecnosofia del futuro, quel che è certo è che Riccardo Campa ha dato a questo movimento, in Italia, un’impronta inconfondibile, lontana da estremismi e attento a non cadere nella fantascienza. Il presidente AIT è, a suo modo, un genio perchè ha saputo mediare tra le differenti correnti italiane (futuristi, tecnocrati, tecnoumanisti, prometeici) e creare una rete se non unita almeno collaborativa, nel messaggio di fondo che consiste in “la tecnologia deve essere al servizio della scienza, e non dobbiamo avere paura”.

Michela Palomba.

Nella foto sopra: (da sinistra) William Sims Bainbridge, Riccardo Campa, James Hughes, Giulio Prisco, Jose CordeiroTransvision 2006, Helsinki.

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