Giusto e sbagliato sono astrattismi

m_c_escher_006_relativita_1953Giusto o sbagliato? Bene o male? Bello o brutto? Giusto o sbagliato, bene o male, bello o brutto; questi sono tutti astrattismi indefiniti e indefinibili, infatti, quello che consideriamo giusto o sbagliato; bene o male; bello o brutto e altri aggettivi di questo tipo, non sono altro che convenzioni sociali. Le società, in base alla propria morale che determina i principi etici, stabilisce che una data cosa è giusta o sbagliata, ma questo non è dato da un’oggettività indipendente e autonoma, condizione indispensabile per essere considerata oggettiva, in quanto un dato oggettivo non ha bisogno di essere accettato e approvato, ma si impone da solo proprio in funzione della sua oggettività. Questo è dato da una valutazione soggettiva, dettata dalla morale, la quale determina i principi etici ed impone a una società un costume; i membri della società non possono sottrarsi da esso poiché verrebbero giudicati disadattati sociali e di
conseguenza verrebbero emarginati: nei casi più eclatanti verrebbero considerati malati, necessitanti
di cure, quindi vengono obbligati a “curarsi” in centri specializzati per la salute mentale e la “rieducazione”.
In breve, quello che consideriamo normale, non è altro che quello che un determinato popolo considera normale, ma la normalità non può mai essere considerata oggettivamente, ma solo soggettivamente, infatti non può essere considerata oggettiva una qualsiasi cosa solo per il fatto che la maggioranza delle persone è obbligata, attraverso i condizionamenti che ha ricevuto con l’educazione costante a cura dei mezzi di divulgazione, ad aderire a quella “verità” o “normalità”, poiché, come si diceva poc’anzi i dati oggettivi sono di per sé e non hanno bisogno di essere approvati da nessuno: sono dati dalla nostra natura e non possono essere alterati, altrimenti non potrebbero essere oggettivi, di conseguenza, non possiamo fare a meno di attenercisi. A
conclusione di questo, apparentemente, inutile e igogolato discorso, voglio solo sottolineare che nessuna cultura, nessuna società, nessuna verità e nessuna normalità, può essere considerata migliore o peggiore di un’altra. L’uomo dovrebbe trovare in sé le risposte e non accettare che gli vengano imposte eteronomamente da altri. L’uomo dovrebbe imparare a trarre le proprie leggi dalla natura e non da alcune menti che, nella gran parte dei casi, hanno come scopo principale il perseguimento dei propri interessi, i quali, non coincidono quasi mai con gli interessi di un’intera
società. Pertanto l’uomo dovrebbe rivendicare il diritto di poter vivere secondo la propria natura ch’è intrinseca in lui.

Fabio Scorza

fonte: http://www.cinquew.it

Titolo originale: “Giusto o sbagliato, bene o male, bello o brutto; questi sono tutti astrattismi”

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scorza  Fabio Scorza è uno scrittore italiano. Ha pubblicato “Pensiero dinamico, elogio al dubbio” racconto in cui analizza le forme del pensiero attraverso il dialogo dei due protagonisti, focalizzando l’attenzione sul binomio dubbio-libertà. Vive a Reggio Calabria.

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