Un “Plesiosauro” a Loch Ness

foto gennariSul “mostro” di Loch Ness si è scritto molto, sono stati girati film e documentari: insomma, potremmo considerarlo a tutti gli effetti una specie di “star” mondiale; ed è curioso che di una creatura tanto famosa non si sappia nulla di certo…Anzi, in realtà, non c’è neppure la certezza che esista davvero. Spesso si pensa che “Nessie” (come lo chiamano i suoi fans) faccia parte di un gruppo sopravvissuto di plesiosauri, o che discenda dai rettili marini del Mesozoico. Alcuni plesiosauri avevano la testa piccola, un collo lungo ed il tronco breve, con i quattro arti trasformati in pinne; le dimensioni di alcune specie superavano i 15 metri. Questa descrizione generale coincide piuttosto bene con l’aspetto che i testimoni attribuiscono al “mostro”; inoltre, pare che “Nessie” non sia l’unico del suo genere: praticamente ogni continente sembra avere i suoi laghi abitati da strane creature.

Predatori marini recenti e preistorici a confonto (dettaglio)-di A.Gennari,,2008-dipinto ad olio su cartoncino, cm 63x29E’ possibile quindi che una o più popolazioni di plesiosauri abbiano superato la grande estinzione, alla fine del Cretaceo? La scienza risponde con un deciso “no”: non sono mai stati trovati fossili di plesiosauri in rocce marine successive al Cretaceo, e fino ad oggi non esiste alcuna traccia inconfutabile di eventuali plesiosauri in carne ed ossa. Spesso si ribatte a queste affermazioni con la storia del Celacanto, il pesce del Mesozoico ritenuto estinto e poi pescato vivo e vegeto nelle acque africane; ma il Celacanto attuale, la Latimeria, è un pesce di profondità, dalle dimensioni non paragonabili ad un plesiosauro, vissuto indisturbato in un habitat relativamente stabile nel corso dei milioni di anni: non si possono fare analogie. C’è anche da dire che nelle foto e nelle testimonianze, Nessie mostra delle gobbe dorsali e tiene il collo eretto fuori dall’acqua: al contrario, i plesiosauri non avevano gobbe e non potevano alzare il collo in quel modo (ma nessuno può dire quali caratteristiche avrebbero evoluto degli ipotetici plesiosauri sopravvissuti). Un’altra “tegola” sull’esistenza di “Nessie” la pongono i biologi: secondo i loro calcoli, la biomassa delle prede nel lago non sarebbe sufficiente a sfamare una comunità di “mostri” abbastanza numerosa: e da quel che si sa, al di sotto di un certo numero Nessie,secondo le ipotesi di alcuni studiosi,sarebbe un grande pinnipede sconosciuto.di individui una specie è condannata ad estinguersi; a questo proposito, però, qualcuno pensa che la popolazione di “mostri” non sia isolata, ma che provenga dal mare tramite un tunnel sotterraneo che collega il lago all’oceano: sfortunatamente, il lago è a 16 metri sul livello del mare, e se ci fosse un tunnel abbastanza largo da far passare animali voluminosi, il lago si sarebbe già svuotato da un pezzo. Si dice anche che le creature del Loch Ness potrebbero risalire il fiume fino al lago, ma gli avvistamenti nel fiume sono pochi o nulli.  Non ci sarebbero neppure le caverne subacquee di cui si parla, dove gli animali si nasconderebbero per sfuggire ai sonar dei ricercatori. Infine, le acque del Loch Ness sono decisamente fredde per un rettile; possiamo anche immaginare che, in milioni di anni, i plesiosauri sopravvissuti potrebbero avere sviluppato adattamenti particolari, in modo da affrontare le basse temperature (come le tartarughe marine del genere Dermochelys); ma, alla luce di tutto quel che abbiamo detto, forse è più facile pensare che non si tratti di plesiosauri, ma di mammiferi. Diversi studiosi ipotizzano l’esistenza di pinnipedi ancora non classificati: ovvero, delle specie di foche dal lungo collo, capaci di vivere in acque fredde, di tenere eretto il collo fuori dall’acqua e di trascinarsi di tanto in tanto sulle rive, come riferiscono molti testimoni.  In realtà, la foca grigia ( Halichoerus grypus) è già ufficialmente presente nel lago: e nei boschi circostanti e nelle acque vivono alcuni animali che, visti in condizioni particolari e da parte di osservatori non esperti, potrebbero far pensare a creature sconosciute; molte segnalazioni, infatti, contengono dettagli che fanno  sospettare una confusione con specie comuni (cervi, foche, storioni): si è ormai fatta strada, tra i ricercatori, l’idea che “Nessie” non esista, che sia solo una chimera che unisce caratteri da rettile, anfibio, mammifero, vertebrato e invertebrato…Un “mostro”, insomma, nel senso letterale del termine, frutto di errori di identificazione di fenomeni naturali e specie animali note. Ed a dispetto di oltre 70 anni di ricerche, resta il fatto che  filmati, fotografie e resoconti di avvistamenti, fino ad ora non costituiscono alcuna prova concreta, o si sono rivelati dei falsi, o degli errori di interpretazione: più si cerca Nessie, meno lo si trova. Fin qua, il parere della comunità scientifica: molto scettica evidentemente.

Ma, volendo fare un volo di fantasia, come potrebbe apparire un plesiosauro, dopo milioni di anni di evoluzione? Come potrebbe essere modificato il suo aspetto dalle pressioni ambientali, magari in acque temperate e fredde? La necessità di conservare il calore corporeo, in ambienti con temperature basse, porterebbe ad animali con accumuli di grasso sottocutaneo, dalla struttura compatta, il collo relativamente corto, un sistema circolatorio capace di “riciclare” il calore prodotto dal movimento muscolare. In pratica, sarebbe qualcosa di molto simile ad un rettile acquatico che già esiste, ai giorni nostri … e si chiama “tartaruga marina”: una forma di vita che è stata contemporanea dei grandi rettili mesozoici, ma che è risultata vincente rispetto alla grande estinzione del Cretaceo. Spesso non facciamo caso alla “straordinarietà dell’ordinario”, a quanto sia meraviglioso quel che già abbiamo intorno, attratti come siamo dall’ignoto e dal mistero. Ma molte sono le specie animali che potremmo considerare a buon diritto dei “fossili viventi”, ancor più affascinanti per il fatto di essere dei sopravvissuti là dove altri organismi hanno perso la lotta per la vita. Troppo spesso, invece, guardiamo animali e piante  intorno a noi con indifferenza, quando non con avidità o sadismo: il regno animale e vegetale, invece, meriterebbero tutta la nostra cura ed il nostro amore. Sperando che un giorno si riesca a dimostrare la presenza o meno di “mostri” nel Loch Ness  ed in altri laghi del mondo, affrontiamo i veri “mostri” che ci circondano: deforestazione, sovra-sfruttamento delle risorse ittiche, desertificazione e cambiamenti climatici … Mostri la cui esistenza è certa e devastante: sarebbe ora che ci occupassimo seriamente di loro, per eliminarli una volta per tutte.

Alberto Gennari

PS. I disegni sopra sono ad opera dello stesso autore e rappresentano, nel primo caso, le dimensioni dell’animale rapportati all’uomo; nel secondo, l’ipotesi che il “mostro” sia un pinnipede. Nella foto sopra, il maestro Gennari all’interno della mostra itinerante “Dinosauri carne e ossa” (in foto, Martina Franca, 29 settembre 2013).

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gennari  Alberto Gennari, classe 1968; illustratore, scultore, fumettista, grande appassionato di storia naturale, in particolar modo di animali preistorici . Ha lavorato nel campo dell’illustrazione per ragazzi e dei fumetti fin dal 1993; inoltre, dal 2001, ha lavorato in ambito museale come curatore e ideatore di percorsi didattici ed espositivi, restauratore di fossili, realizzatore di calchi e modelli di faune e flore, illustratore per pubblicazioni scientifiche universitarie e divulgative. Ha collaborato per anni con case editrici come Sergio Bonelli Editore ed enti scientifici (la F.A.O./General Fishery Commission for the Mediterranean, la Mediterranean Science Commission, il CoNISMA, le università del Salento e di Bari, la “CIttà della Scienza” di Napoli, il Museo Friulano di Storia Naturale) e le sue illustrazioni sono apparse su riviste come “Tutto”, “Focus”, “Muy Interesante”, “Oasis”, “Darwin”, “Newton”, “Internazionale”, e la copertina del volume “An introduction to Hydrozoa”, del Museo di Storia Naturale di Parigi. Scrivere è una sua passione da sempre, che recentemente sta diventando qualcosa di più che un hobby:oltre a brevi racconti sul suo blog e sul web, sta pubblicato alcuni articoli divulgativi su temi di paleontologia e criptozoologia sulla rivista “Mistero “.

Contatti: albertogennari68@gmail.com

Link alle pagine professionali: albertogennari68.blogspot.it

 

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