Il destino dell’oro nero

f93c4b6bd5c2e6c42f716697b6c45dc54c894280d80fbIl mercato delle società petrolifere si è evoluto parecchio, le Sette Sorelle, cosi come nominate da Mattei, non esistono formalmente più. E il merito è proprio del proseguimento della politica di Mattei nei rapporti con le nazioni produttrici, le quali, sono diventate partner delle società petrolifere. Molto è cambiato negli ultimi decenni nei rapporti tra società petrolifere, paesi produttori, paesi consumatori e il mercato, però i combustibili fossili sono ancora il vero motore energetico di questo mondo. Al momento non esistono fonti energetiche in grado di sostituire il petrolio e i suoi derivati, si era pensato all’energia nucleare, ma i timori legati alle conseguenze di un eventuale incidente nucleare ne hanno di fatto limitato, anche in maniera eccessiva, lo sviluppo. In questo momento si sta cercando di creare un diverso approvvigionamento delle fonti di energia, come quella eolica e solare, in grado, almeno in parte, di sostituire i combustibili fossili. Questo bisogno nasce dalla necessità di ridurre i costi di produzione e fruizione dell’energia e da necessità di tipo ambientali. In un momento di recessione economica, come quello che sta attraversando il “mondo occidentale” principale fruitore dei combustibili fossili, ci si è trovati di fronte al “ricatto” dei paesi produttori, quelli che proprio grazie alle vendite di greggio hanno avuto un’impennata improvvisa dei propri fatturati, che li ha portati a divenire in breve tempo, dei cosiddetti paesi emergenti. L’aumento dei costi del petrolio grezzo, ha subito nel corso degli ultimi decenni un balzo in avanti tale da aver creato non poche difficoltà a quei paesi che sul petrolio, e sul loro utilizzo in campo energetico, basavo la forza della loro capacità industriale. Al momento quindi non vi è, se non l’energia nucleare, una fonte energetica tale da poter sostituire gli idrocarburi fossili. Si stanno studiando varie alternative, ma al momento le fonti energetiche eoliche e solari possono soddisfare il fabbisogno energetico di case monofamiliari o al massimo di qualche piccolo condominio, niente a che vedere con l’energia necessaria per poter mandare avanti una catena di montaggio di una fabbrica. Sicuramente le fonti di energia rinnovabili hanno un appeal invitante sia dal punto di vista economico che ambientale, ma il loro recente utilizzo su scala più grande ancora non dà dei parametri certi. Per esempio si dice, con molta superficialità che l’energia solare sia “environmental friendly” perché prodotta dal sole, ma in quanti si chiedono cosa possa costare in termini ambientale la fabbricazione di un pannello solare? Beh forse in pochi sanno che il bilancio ambientale di un pannello solare è in negativo, cioè è più alto l’inquinamento “creato” nella fabbricazione del pannello, di quanto lo sia utilizzare risorse energetiche non rinnovabili per il periodo di vita del pannello stesso. Lo stesso si potrebbe dire dell’energia eolica, infatti ancora sconosciuti, sono le ripercussioni negative create dal campo magnetico che viene prodotto da una pala eolica in fase di esercizio, però è facile vedere di come al di sotto di un’installazione del genere non cresca più erba. Dl punto di vista economico ancora non è possibile produrre dei commenti sulla fattibilità dell’eolico, si pensa che i tempi di ritorno di un investimento in un impianto fotovoltaico vengano riassorbiti in 20 anni, ma la loro diffusione in scala è molto più recente. trivella-pozzo-petroliferoIl petrolio costituisce, per questi motivi, ancora oggi, la principale fonte di energia. Si stima, al momento, che nonostante il continuo incremento di richiesta di greggio dei paesi emergenti come India, Cina e Brasile (che è anche produttore), ci sia petrolio per ancora un secolo e mezzo, periodo che viene periodicamente allungato perché lo sviluppo in campo petrolifero è intenso, dato anche dai grandi profitti che il mercato propone. Per esempio, negli ultimi anni, si è trovato il modo per sfruttare immensini bacini di gas naturale che erano trattenuto nelle argille, le cosiddette “shale gas”, che hanno reso produttivi ampie riserve di gas naturale negli USA ma anche in Polonia, che prima non erano sfruttabili. In questo momento i maggiori campi di potenziale produzione di greggio sono riconoscibili dal’instabilità politica dei paesi che li detengono. West Africa (Nigeria, Congo, Angola), Medio oriente (il 90% dell’Irak è ancora inesplorato), Nord Africa, Golfo del Messico. Sono tuttora in studio di fattibilità pozzi in zone remote dei vari oceani e inoltre resta l’incognita sulla produttività di Artico e Antartico. Però senza andare troppo lontano, in Basilicata, abbiamo l’11% del fabbisogno di greggio del nostro paese per i prossimi 20 anni. Quello dei prodotti petroliferi e dei suoi grandi guadagni, oltre che al loro largo impiego nella vita di tutti i giorni, ha attratto anche i sistemi fiscali di mezzo mondo. Infatti benché il prezzo del petrolio flutti in base alla produzione, al costo del trasporto e al rischio che queste due attività possono avere (perforazione in zone pericolose del mondo, guerre e trasporto attraverso il corno d’Africa coi pirati somali), il costo del bene lavorato è gravato dalle accise che sono variabili da nazione a nazione. Tanto per intenderci un litro di benzina costa in Italia circa 1,70 euro, la media europea è poco più bassa, negli USA allo stesso prezzo si ottiene un gallone (circa 3 litri) quindi il costo è un terzo di quello nostro, ma per aggiungere un altro esempio, nella Tripoli del regime di Gheddafi (quindi neanche troppo lontana, ne troppo indietro nel tempo), un litro di benzina costa 1,5 centesimi di litro, cioè 0,018 euro al litro.  Bisogna infine ricordarsi che chi si occupa della perforazione di solito, una volta trovato il petrolio, entra in società con il governo locale, che impone delle royalty, poi c’è il costo del trasporto, della raffinazione, delle accise, del rischio d’impresa di chi svolge tutti questi passaggi e non ultimo della speculazione di chi detiene i diritti sul greggio.

Alessandro Cascone

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64713_389578154482627_537500330_nAlessandro Cascone, nato a Roma il 30/07/1981 é laureato in Ingegneria Civile all’università di Roma Tre. Dopo il primo semestre entra a lavorare in una drilling fluids company, una società che offre prodotti e servizi legati ai fluidi di perforazione, che sono di primaria e assoluta importanza nella perforazione. Dopo 10 anni in giro per cantieri tra Africa, Medio Oriente, Europa, gli viene proposto, presso l’ufficio centrale della società a Roma, il ruolo di Technical Supervisor per il coordinamento delle operazioni di perforazione in Italia, Europa meridionale e India.

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