La terza guerra mondiale?

assadLa situazione siriana è calda e le potenze occidentali (e non solo) ansimano per muoversi sullo scacchiere geopolitico. In ballo ci sono giacimenti di petrolio, gas naturale, basi militari e avamposti industriali da costruire. Con la motivazione che il presidente della Siria Assad abbia usato armi chimiche contro i rivoltosi, il presidente USA Barack Obama ha chiesto al Congresso un voto in tempi rapidi per dare il via libera all’attacco preventivo. L’azione militare permetterebbe di ridurre la capacita’ del regime di Assad di usare armi chimiche. Obama dichiara: ”Non e’ l’Iraq, non e’ l’Afghistan. Stiamo parlando di un raid limitato, proporzionato, che e’ un messaggio non solo ad Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro”. 1239742_594936283897579_248191351_n Intanto la Francia ha già mosso le sue navi da guerra ma, di fronte alla comunità internazionale che chiede comunque azioni multilaterali, dichiara tramite il suo presidente Francois Hollande che la Francia “non agirà da sola”. Durante una conferenza stampa a fianco del presidente tedesco Joachim Gauck Hollande Hollande ha dichiarato che la Francia sta prendendo ”tutti i provvedimenti” necessarie in risposta alle minacce del presidente della Siria Bashar al-Assad. Israele sarebbe favorevole all’attacco con gli Stati Uniti. Il Vaticano frena. Il cardinale Leonardo Sandri ha richiamato sull’Osservatore Romano l’appello di pace del Papa invitando a “fermarsi prima che sia troppo tardi”. shimon-peresBaššār al-Asad, sposato con tre figli, erede della presidenza paterna, è da tempo in conflitto politico con gli Stati filo-americani e filo-israeliani. Per quale motivo? Perchè egli sostiene il partito degli Hezbollah, il movimento Hamas, e un disaccordo con Israele sulla risoluzione del problema palestinese. Israele, Francia e Usa al momento non hanno l’appoggio delle Nazioni Unite, e devono tener conto del fatto che l’Inghilterra si sia “defilata” da un possibile conflitto, portandosi dietro,probabilmente, anche l’Australia. Anche un’eventuale partecipazione dell’Iran, del Venezuela e della Russia in difesa della Siria non offrono prospettive rosee.

Nicola De Bortoli.

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