Interviste – Ha senso studiare filosofia?

imagesSiamo ad agosto, e molti ragazzi cominciano a riflettere – alcuni hanno già deciso – seriamente sul tipo di università in cui impegnarsi. Per coloro che amano le lettere e, in generale il mondo umanista, senza disprezzare l’approccio scientifico, la filosofia sembra essere la scelta più logica. I giovani storici della filosofia infatti studiano materie che vanno dalla storia alla logica, dall’ermeneutica all’etica politica, dalla gnoseologia alla psicologia, fino anche a matematica e neuroscienze. Tutto dipende dalla specializzazione che si andrà a prendere dopo il terzo anno. Ci chiediamo se, tuttavia, scegliere una facoltà filosofica sia la scelta più adatta per trovare lavoro. Mi sono venute incontro, per redigere questo articolo, tre considerazioni. La prima è di Marco Goegan, 28 anni, che si arrabatta per sopravvivere facendo tre lavori, dopo anni di studi filosofici. la sua storia è comune a quella di molti altri ragazzi, ed è leggibile su: http://solferino28.corriere.it/2012/08/03/marco-28-anni-ho-studiato-filosofia-merito-di-essere-disoccupato/ il dott. Goegan ha trovato un piccolo lavoro come “giornalista”, anche se non è affatto vicino al suo profilo di studio. Il suo sogno di contribuire alla realizzazione di una società migliore è stato smentito da una realtà cruda e amara, quella dei baroni e dei figli di papà, della mancanza di contatti e del tempo perduto dietro i libri. E’ felice, ma si domanda della reale utilità del suo percorso di studio nel panorama sociale di oggi. Il giovane prof. Diego Fusaro, eminente specialista del marxismo, ricercatore presso l’Università San Raffaele, è invece fiducioso e consiglia la facoltà di filosofia ad alcune condizioni: docenti celebri, università rinomata, coraggio e tanto impegno. Secondo Fusaro le aspettative di un giovane storico della filosofia sono tante, anche nelle aziende, soprattutto se legate al campo della cultura. http://solferino28.corriere.it/2012/09/26/perche-ha-senso-iscriversi-a-filosofia-anche-per-trovare-lavoro/ Il terzo parere che, non saprei definire mediano, o pessimista, è quello del dott. Danilo Campanella, filosofo della politica, avente all’attivo diverse pubblicazioni. Gli scrivo: Campanella, lei come valuta queste due posizioni? Mi risponde: “Di certo la prima è veicolata da una grande delusione, comune per’altro a tanti laureati, anche in possesso di dottorato di ricerca. Il prof. Fusaro, che tutti noi del ramo conosciamo, ha bruciato le tappe, per cosi dire, ed è una delle poche mosche bianche che, per capacità e vocazione, è emerso nel panorama umanistico-accademico italiano, anche grazie ad una università privata che ha creduto e scommesso sulle sue capacità”.

Quindi lei ritiene che non sia utile, oggi, essere laureati in filosofia?

Risponde: ” Potrei fare anche a meno di riportarle la mia esperienza e rimandarla alle statistiche sui dottorati di ricerca in campo umanista: http://www.internazionale.it/opinioni/claudio-giunta/2013/08/12/ha-senso-fare-un-dottorato-in-discipline-umanistiche/ ma vorrei aggiungere che il problema non è a monte, ma a valle”.

Si spieghi meglio.

Secondo me, molti studenti si iscrivono a filosofia per la sola passione, senza considerare cosa veramente potranno dare a questo campo di indagine e, a volte, senza sapere cosa sia la filosofia oggi. I tempi in cui Socrate, Platone, la Scolastica imperavano sono finiti, e bisogna attingere semmai da questi per volgerci in campi di attuale interesse e necessità sociali: matematica, bioetica, politologia, etica, filosofia del diritto, consulenza filosofica, neuroscienze …  sono campi impegnativi, in cui bisogna, spesso, prendere una seconda laurea scientifica o tecnica (matematica, fisica, giurisprudenza … ), Inoltre, molti ragazzi credono che laurearsi in filosofia sia semplice, e che possano poi sfruttare il titolo per partecipare a concorsi pubblici in cui è sufficiente una laurea generica. Sono tutti  motivi fuorvianti, a mio avviso, per intraprendere questo percorso di studi. In Italia ogni anno si laureano migliaia di ragazzi. Oscillano tra i 200 e i 300.000. Tra questi bisogna considerare una piccola cerchia di eletti, chiamiamoli cosi, ovvero i dottori di ricerca, più o meno 12.000.  Quelli in filosofia sono spesso disoccupati d’eccellenza, ma pur sempre disoccupati”.

Campanella, le università passano il messaggio mediatico secondo cui la percentuale di disoccupati sia superiore tra i non laureati, quindi laurearsi conviene!

Guardi che in Italia siamo quasi 70 milioni. I laureati sono molti di meno in scala nazionale, quindi , ragionando globalmente, non è un tipo di paragone fattibile. Inoltre, bisogna vedere a quali classi d laurea ci si riferisce”.

In effetti, è logico che le università cerchino di immatricolare più gente possibile, per fare più iscrizioni e, quindi, avere più denaro … ma qual’è quindi la realtà?

La realtà è, in parte, quella accennata da Marco, e in parte quella promessa da Fusaro. E’ possibile emergere, ma solo per pochi. Diciamo un dieci percento. Per quelli che hanno realmente una vocazione storico-critica o critico-filosofica, si prospetta un avvenire. Il punto centrale è che gli studenti dovrebbero avere il coraggio di scegliere tra lo studio (e che studio) e il lavoro prima di iscriversi all’università, e non durante, cosi da non perdere preziosi anni di lavoro loro, e non occupare indebitamente spazi e tempi all’interno delle accademie. C’è una netta distinzione tra istruzione e cultura. L’istruzione è saper leggere, scrivere e fare di conto, ed è giusto e opportuno che tutti siano istruiti. La cultura sarà sempre riservata a meno persone, in particolare quella umanistica per la sua elevata capacità di astrazione. Un ruolo fondamentale lo hanno sia le istituzioni, il Ministero, sia la famiglia. Un genitore che raccomanda al figlio di continuare gli studi perché così ha fatto la vicina di casa, oppure perché lui non ha potuto farlo, o anche perché non è meno intelligente di tanti laureati, non è un genitore esemplare, ma candida il figlio al fallimento. L’università deve essere una scelta spontanea, libera, sentita e, a volte, sacrificata. Nella società di domani ci sarà un posto per tutti, se ognuno di noi accetterà di stare al proprio posto. Qual’è questo posto? Quello per cui noi sappiamo di avere la vocazione”.

Lei vede nel numero chiuso una soluzione?

“No. E’ un escamotage burocratico. Fa molto di più la selezione interna all’università. Una soluzione fattibile sarebbe un’orientamento migliore alle scuole superiori e al liceo, con giornate a tema in cui laureandi e professori universitari si rendano disponibili a parlare con gli studenti, già dalla quarta classe. Bisogna andare incontro ai ragazzi, questo è il dovere delle istituzioni pubbliche”.

Mi sembra di capire, comunque, che per lei molti di quelli che studiano filosofia avrebbero dovuto fare altro?

“Non significa che non si possa studiare filosofia, anzi! A casa, nei circoli, nei caffè letterari, nelle associazioni … l’accademia è un’altra cosa. Il tempo dell’università di massa volge al termine. E chi meglio di un filosofo può provare a rispondere alle tre domande fondamentali dell’uomo, partendo da sé stesso? Da dove vengo, chi sono, dove vado? ”

Massimo Zara.

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