Anestesia cosciente: un incubo possibile?

Awake_-_Anestesia_coscienteUno degli incubi peggiori di chi deve subire un’operazione chirurgica consiste nella paura di una cattiva anestesia. Il film Awake – Anestesia cosciente (2007) descrive proprio questo: durante un’operazione al cuore la paziente soffre ma non può muoversi, a causa della parziale anestesia. E’ possibile un caso del genere? Parliamone, come è abitudine dei filomati, con chi se ne intende: dott. Lionello Longhi, lei è specialista in anestesia. Per quanto tempo ha praticato e dove?

Mi sono specializzato in Anestesia  e Rianimazione nel Dicembre del 1979. Dal 1980 ho lavorato presso l’Ospedale S. Filippo Neri di Roma  diventando dapprima aiuto nel 1993, successivamente responsabile della chirurgia d’urgenza e dal 2003 dirigente  anestesista responsabile per il Pronto  Soccorso. Dal 2004 anche responsabile di tutte le convenzioni attuate dal SFN con molti ospedali regionali dove abbiamo lavorato sempre in regime di urgenza.

Cosa accade prima di una anestesia totale? Ci sono dei parametri per comprendere la migliore sedazione possibile, caso per caso?
Il paziente viene valutato dai colleghi di varie branche della medicina in base, alla sintomatologia che manifesta per poi essere visitato dagli anestesisti che, in base ad accertamenti effettuati e dopo il colloquio con il paziente, stabiliscono quale sarà’ il tipo di anestesia da adottare sia essa totale o periferica. Per quanto riguarda l’anestesia totale un fattore da tener sempre presente e’ il peso del paziente perché  i farmaci ed i gas anestetici vengono iniettati o dosati durante l’anestesia in base a questo fattore ed alla risposta del sistema neurovegetativo del paziente ai farmaci stessi ed ai gas inalati.
Che cosa accade tecnicamente durante il processo di anestesia totale e quali sostanze vengono iniettate nel sangue, e quali fatte respirare al paziente?

 
Dopo che il paziente viene preparato per l’anestesia totale , sia essa inalatoria o endovenosa, con una premedicazione anestetica al di fuori della sala operatoria con farmaci sedativi, come   le benzodiazepine, e gli anticilinergici, come l’atropina, viene introdotto in sala per l’intervento.  I sedativi servono per dare tranquillità, calma, sonnolenza ai pazienti  mentre gli anticolinergici o vagolitici servono per un blocco delle secrezioni orofaringee e per evitare reazioni vagali pericolose specie nella fase successiva dell’intubazione. L’anestesia propedeutica all’intervento chirurgico, prevede la monitorizzazione del paziente dal punto di vista cardiocircolatorio ( elettrodi per ECG, pulsossimetro, bracciale per la misurazione incruenta della pressione) oltre al controllo degli apparecchi di anestesia. L’intubazione tracheale è la fase che accomuna l’anestasia inalatoria e quella endovenosa e può essere per via orale o nasale e prevede la somministrazione di sostanze ipnotiche fentanyl) e di miorilassanti (curarici) che deprimono le risposte del paziente e permettono un’intubazione senza troppe difficoltà. A questo punto l’anestesia può essere totalmente endovenosa con farmaci analgesici come il fentanyl, ipnotici come il sintodian, curarici come il norcuron oppure totalmente gassosa con anestetici per inalazione come l’alotano, enfluorano, isofluorano, desfluorano, sevofdluorano. Entrambe le anestesie totali dovranno garantire un livello di profondità del piano anestetico di valore chirurgico che corrisponde  al secondo piano del III stadio della classificazione di Guedel per cui si avrà una stabilizzazione del sistema nervoso, respiratorio e cardiocircolatorio.Si può affermare che l’anestesia totale è probabilmente adeguata quando la pupilla ha un diametro intermedio (tra miosi e midriasi) reagente alla luce, non ci sia lacrimazione, la frequenza del polso è compresa tra i 60 e 100 batt/min., la pressione arteriosa sia analoga a quella del paziente da sveglio ed, infine, che il rilasciamento muscolare sia completo. Questi segni valutano lo stato di attività del sistema neurovegetativo e sono quelli che permettono il mantenimento di un’anestesia profonda per l’attuazione dell’atto chirurgico.
E’ possibile quindi che un paziente, durante un’operazione si ritrovi sveglio e vigile ma completamente paralizzato ed impossibilitato a comunicare il proprio stato ai medici, e che questi non si accorgano di nulla? Ad esempio, dai battiti cardiaci sempre più alti, creati dalla paura del dolore … ?
Da quanto detto è evidente che se l’anestesia è condotta da colleghi che si attengono alle regole basilari della stessa, non c’è possibilità alcuna di un’innalzamento del livello di coscienza intraoperatotio. Infatti nella mia lunga carriera non mi è mai stato riferito da pazienti ne da colleghi di fatti paragonabili a quelli descritti nel film e, d’altra parte, è anche bene che non si contribuisca ad amplificare  impressioni negative rivolte alla pratica dell’anestesia totale che già ha in se, per la totalità dei pazienti, un velo di mistero dovuto all’ essere completamente privo del controllo del proprio corpo. Velo che viene dissolto al momento del risveglio.
intervista di Matteo Orlandi.
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leoLionello Longhi
E’ medico-chirurgo specializzato in Anestesia  e Rianimazione dal dicembre 1979 presso l’Universita’ della Sapienza  di  Roma. Dal 1980 ho lavorato presso l’Ospedale S. Filippo Neri di Roma  diventando dapprima aiuto nel 1993, successivamente responsabile della chirurgia d’urgenza e dal 2003 dirigente  anestesista responsabile per il Pronto  Soccorso. Dal 2004 é stato responsabile delle convenzioni attuate dall’Ospedale S. Filippo Neri con gli ospedali della Regione Lazio.

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