La “egopolitik” del berlusconismo

Berlusconi Le continue prove di forza de Silvio Berlusconi tra la magistratura “rossa” e la “piazza”, tra potere giudiziario e popolo. La cassazione ha confermato la condanna definitiva a quattro anni per frode fiscale (ridotta a un anno per l’indulto) a Silvio Berlusconi nel cosiddetto “processo Mediaset”. Il Pdl pensava ad altre soluzioni: amnistia, grazia, indulto… ma il sentiero che portava alla seconda è difficile da percorrere, giacché il Presidente della Repubblica specificò “E’ la legge a stabilire quali sono i soggetti titolati a presentare la grazia … la domanda deve essere sottoscritta “dal condannato (non dai politici del PdL) o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale”. La riduzione a un anno è stata, in fin dei conti, la soluzione più veloce ed “economica”, laddove per economia si intende economia di intenti e sforzi politici. Dopo il discorso in pubblico di Berlusconi, deciso a tenere ben saldo il cocchio del potere, non è fuori discussione una crisi di governo. Nell’intento di salvare “capra e cavoli” il cosiddetto Esercito di Silvio, associazione costituita per sostenere a spron battuto il cavaliere, è da lunedì in presidio permanente sotto al Quirinale. L’impegno con cui Berlusconi lotta per i suoi intenti (persino il palco del discorso in via del plebiscito, a Roma, non era autorizzato) và ben oltre la real politik. Qui non si tratta più di considerare che “il fine giustifica i mezzi” per il raggiungimento dell’equilibrio sociale o geopolitico, considerato che di equilibrio, da vent’anni a questa parte, non se n’è vista l’ombra. E non per “merito” unico del Cavaliere. Il PdL che regge tutto sul liderismo lavora compatto, agli ordini dei luogotenenti, per sostenere il leader “costi quel che costi” senza contare a un minimo si speranza per la stabilità del Paese, che cambia più governi di un Paese sudamericano, con tutto ciò che è legato alla politica. E in Italia, purtroppo, è tanto: amministratori pubblici che rallentano il loro lavoro, imprenditori che attendono appalti, appaltatori che aspettano a sapere se sarà “destra o sinistra”, contratti di lavoro a tempo determinato (sempre di più) che decadono in continuazione. I cittadini, gli elettori, sono sempre più distanti dalla politica anche per questo, perché preferirebbero, anzi, preferiremmo avere un governo, anche non dei migliori, che duri un’intera legislatura senza che gli oppositori tentino continuamente di buttar giù il muraglione del potere, tenendolo in assedio permanente. La politica è collaborazione, responsabilità, ragion di Stato per amore della collettività. Se Silvio Berlusconi, che ormai è entrato a tutti gli effetti nella storia dell’Italia e, oserei dire, del mondo, da padre nobile si godesse il meritato riposo in qualche atollo caraibico, sia pur perpetrando la “dinasty” all’italiana ponendo la figlia Marina al suo posto, farebbe un grande regalo a tutti i cittadini, ai suoi sostenitori e, prima di tutto, a se stesso. Forse questo paese veramente non lo merita, come non h meritato molti “grandi” uomini del passato. Dunque, perché affannarsi tanto? Il Conte di Cavour non era certo un santo, puro e senza macchia, ma seppe, anche con cinismo, affrontare i problemi politici e sociali del Paese e, da primo Presidente del Consiglio, non certo da tutti amato, lavorare per un Paese “meno instabile” possibile. L’Italia di questi anni è un Paese in rovina. Per ricostruire, occorre stabilità. Dopo il Secondo conflitto bellico mondiale la Democrazia cristiana, assieme alle Sinistre (i diavoli rossi!) riuscirono nell’intento. Ricostruire non soltanto ponti, strade, ferrovie, palazzi distrutti dalle bombe aeree, ma anche la coscienza civica e critica degli italiani, minata da venti anni di fascismo. Oggi, che servirebbe molto meno (una legislatura tutta intera) pare esserci maggiore difficoltà. Tutto perché questa politica dell’ego, tenuta in piedi da coloro che si ostinano a tenersi in perenne pole-position, non cessa di perpetrarsi. Nell’antica Roma persino il dittatore (eletto dal Senato in determinati momenti difficili) veniva deposto d’ufficio allo scadere del mandato. Oggi, che di dittatori non ce ne sono, ci perdiamo veramente in un bicchier d’acqua. C’è chi dice che la politica è qualcosa di complesso. Mente. La politica è qualcosa di molto semplice. Ha a che fare con la vita pubblica, e con l’amministrare la cosa pubblica. Ha a che fare con l’etica. Per gli antichi romani non poteva esserci etica perpetrando alcuni semplici comportamenti, come ad esempio la “locutio contra mentem”: la bugia. La bugia, come anche l’assenza delle virtù cardinali dell’animo umano, non hanno a che fare con la politica. Ecco, ora occorrerebbe un po’ di temperanza che, unita a un certo livello di saggezza facesse sorridere chi di dovere, salutare, e lasciare il campo libero non a uno, ma a diversi altri, non certo migliori di lui, ma che possano portare la barca in un’unica direzione per cinque anni. E chissà che in questo tempo qualche cosa di buono si faccia…

Danilo Campanella

Un pensiero su “La “egopolitik” del berlusconismo

  1. Mi godo lo spettacolo come un viaggiatore con la macchina del tempo.
    Il buon senso è una parola grossa nel panorama politico italiano, non solo di centrodestra.
    Ci sono resistenze al cambiamento, al nuovo che avanza, in tutte queste caste, lobby, corporazioni. Pure le accuse contro la magistratura hanno un fondo di verità in questa realtà opaca italiana.

    Quando dico che questo è un popolo senza redenzione ho continue conferme. Si dice che un angelo è tale quando pure all’inferno non viene lambito dalle fiamme.

    E all’inferno mi sembra di stare.

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