Una morte inattesa: Giovanni Paolo I

narducciRUBRICA OLTRE-TEVERE

di Riccardo Narducci

Anche l’ultimo giorno di vita di Giovanni Paolo I era stato denso di impegni. Ai vescovi delle Filippine, venuti a trovarlo, si era rivolto con diplomazia ma anche con chiarezza. “La Chiesa è irrevocabilmente impegnata a contribuire nell’opera di sollievo della miseria fisica e del bisogno. Ma la carità non sarebbe completa se non additasse anche esigenze superiori”. Nel pomeriggio ricevette il cardinale Villot e, al termine del colloquio, si ritirò con i segretari don Diego Lorenzi e padre John Magee, i quali ( ma non si è sicuri con certezza) videro il Santo Padre sbiancarsi in volto. Gli domandarono come si sentisse e papa Luciani dise: “ Ma che strano..sento delle fitte e dei dolori con un forte senso di oppressione e di peso”. A questo punto i segretari gli suggerirono di chiamare l’archiatra Buzzonetti (medico ufficiale dei Papi), ma lui allo stesso tempo rispose : “no no , sta già passando..anzi è già passato”. La cena si consumo alle venti e quarantacinque, con il solito menù frugale. Al termine della cena, ebbe un colloquio telefonico con il cardinale Colombo, che aveva per argomento l ‘assegnazione del patriarca alla sede vacante di Venezia. A questo punto, terminata la telefonata, il Papa si congedò e padre Magee, preoccupato si raccomando : “Santo Padre se questa notte avesse bisogno di qualcosa sopra la spalliera del letto c è una peretta, lei la fa azionare e noi accorreremo subito per qualsiasi necessità” . Ci fu, a questo punto, che parlò di appunti personali che il papa teneva con se contava di esaminare; secondo un’altra versione, risultata inattendibile, aveva in mente di leggere L’Imitazione di Cristo, ma si scopri che non vi fosse nemmeno una copia in tutto il palazzo apostolico. La morte lo colse dopo le ventidue, ma riguardo all’ora precisa non c’è unanimità. L’indomani, alle sei, suor Vincenza gli portò il caffè nella sacrestia attigua alla cappella. Atteso invano, per lunghi minuti e insospettita dal ritardo, la donna raggiunse lo studio che trovò vuoto. Bussò alla porta della camera da letto, la lampada era accesa, Giovanni Paolo I appariva immobile, il volto sereno e gli occhiali parzialmente inseriti. La suora dopo lo sconcerto iniziale, chiamo i due segretari personali. Padre Magee giunto immediatamente sul posto, entrò nella stanza e senti che il papa era freddo e tutto un pezzo: Giovanni Paolo I era morto nella notte. Successivamente dopo che i segretari giunsero sul posto, si presero contatti anche con il cardinale Villot (segretario di Stato vaticano). Chiamato successivamente il medico, la sua diagnosi fu netta: Giovanni Paolo I si era spento verso le ventitrè per un infarto al miocardio. Successivamente , le campane di San Pietro diedero al mondo l’annuncio del lutto, ed in ogni città si unirono in mattinata le campane delle altre Chiese. All’omelia funebre il cardinale Confalonieri si pose il quesito : “perché cosi presto?”. Si diffuse subito tra i fedeli la convinzione che papa Luciani fosse stata la visita del Signore alla sua Chiesa, veloce ed efficace, per aprire le porte ad un condottiero forte , giovane e robusto, capace di prendere le strade del mondo : Karol Wojtyla. Nei giorni successivi alla morte e fino ad oggi , ogni ipotesi è stata fatta, oltre naturalmente alla certezza che papa Luciani si è addormentato al sonno eterno in modo naturale, indipendentemente dalla causa ( come dice il medico con un infarto al miocardio) oppure come sottolineano altre persone ( sempre medici) con una embolia polmonare che non lascia tracce di lotta contro la morte, almeno visibili. Embolia che colpi Albino Luciani anche ad un occhio dopo un viaggio oltre Oceano, ma per fortuna si fermo per tempo. DSCN1063Suggestiva è anche l’ipotesi che fa capo alla veggente di Fatima Suor Lucia, la quale ( ma non è ufficialmente accertato) preannunciò la salita al soglio di Pietro di Albino Luciani, e la repentina fine, secondo persone che sono tutt’oggi in Vaticano disse a Coimbra l ‘ 11 luglio 1977 proprio a Luciani: “E quanto a lei signir patriarca, la corona di Cristo e i giorni di Cristo”. Ipotesi rafforzata da una frase riportata nel diario personale di Albino Luciani, 20 settembre 1978: “gli anni di Cristo saranno i miei giorni. Oggi è il ventiquattresimo giorno del mio pontificato, gli anni di Cristo furono 33”. Oggi nel 2013 la causa di beatificazione di papa Luciani va avanti, e presumibilmente dopo la canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, altri due grandi Servi del Signore, dovrebbe finalmente toccare a don Albino, il cui miracolo post mortem è già stato accertato e confermato dalla Chiesa, per poterlo così beatificare.

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