Omicidio e cannibalismo

images E’ di questi giorni la notizia che un quarant’enne di Salerno (Torrione Alto) ha ucciso la madre e, fattala a pezzi, posto i resti in frigorifero. Dopo avrebbe iniziato a nutrirsene, fino all’arrivo della polizia. L’assassino, con evidenti turbe psichiche, ha ancora una volta riportato l’attenzione di criminologi e psichiatri sul fenomeno cannibalico.
Prof. Barresi, esiste una differenza tra il cannibalismo rituale di alcuni serial killer, e quello folle estemporaneo, come in questo caso?

RISP: Certamente si. E’ opportuno constatare che i meccanismi sono i medesimi, in quanto sia l’uno sia l’altro sviluppano un comportamento anomalo rispetto a quanto concepito dalla comunità sociale di riferimento, come ad esempio il mangiare carne umana. Mentre gli assassini seriali effettuano un rituale di forte appartenenza a determinate convinzioni originariamente a tipologia religiosa o comunque fantastica, in soggetti psicotici invece possono essere dettati da convinzioni erronee o suggestive.

Possiamo parlare di una componente “razionale” nel cannibalismo? Ci vengono in mente alcuni gruppi aborigeni del Sud America… Oppure dobbiamo considerarla una perversione ripugnante e quindi una distorsione per ogni società e per ogni epoca?

RISP: L’atto cannibalico, storicamente studiato in antropologia, risulta essere notoriamente un emulazione nei confronti di un atto magico compiuto da alcune divinità. Il cannibale, pertanto, convinto che gli Dei si nutrissero degli esseri umani per purificarli o per trarli a loro, iniziarono a imitare tale comportamento. Quindi, si divora l’altro, il nemico, per incorporarne le sue qualità o virtù, per accrescersi delle sue abilità oppure si consumano i propri cari, per veicolarli alla beatitudine celeste più velocemente o anche solo per legare le loro anime alla propria persona, come spiriti guida, per averli sempre con/in sé. Nel satanismo, assume invece una forte componente anticristiana, immorale e contro natura.
Diverso invece è il concetto di perversione o parafilia, come l’antropofagia, secondo la quale il soggetto è costretto ad assumere carne umana in quanto indotto da uno stimolo di tipo sessuale. E’ un disturbo di personalità agrave; importante, per il quale il soggetto soggiace anche ad altri tipi di parfilie, come il picacismo o la dermatofagia, in cui in sostanza il soggetto si eccita, fisicamente e mentalmente, ad assumere ciò che comunemente è contrario alla morale comune e al buon senso, come il consumare parti umane o prodotti di esse.

Nella sua esperienza di studioso, il cannibalismo È un’eccezione del mondo criminale, oppure no?

RISP: Certamente si. Sicuramente, la maggior parte degli atti omicidiari non si concludono con l’incorporazione del nemico, ma se vediamo le casistiche degli assassini seriali, specie quelli statunitensi, il numero degli atti necrofagi sono assai cospicui. Qunidi, diciamo che l’atto cannibalico è certamente una anomalia nel panorama degli omicidi, ma che invece è strettamente legato a pulsioni omicidiarie a tipologia seriale.

Il cannibalismo ha risvolti psicoanalitici particolari oppure si tratta di follia pura?

RISP: Già Freud scriveva nel suo “Totem e Tabù” che l’antropofagia, anzi, la necrofagia, in quanto la vittima ormai è spesse volte già cadavere, corrispondeva ad una pulsione di interiorizzazione e di appropriazione dell’altro individuo. E’ naturale che sia un problema legato alla fase orale in cui ciascun individuo transita, e la sua mancata o coerente elaborazione giustifica in età adulta comportamenti bizzarri e inappropriati, tipo la coprofilia o la coprofagia o tipo, come nel caso del cannibalismo, omicidiari. Dunque, ci troviamo di fronte a soggetti che non hanno superato quella fase e che tendono, patologicamente, a sublimare con l’antropofagia quanto non goduto in età infantile.

intervista di Massimo Zara.

Prof FRANCESCO BARRESIFRANCESCO BARRESI, sociologo, criminologo. Già docente di Sociologia della devianza e di Sociologia della sicurezza sociale pressol’Università di Roma “S. Pio V” coordina il Master di I livello in “Scienze Criminologiche, Investigative e della Sicurezza” presso l’Università di Roma “Niccolò Cusano”. Dal 1997 collabora con i maggiori Sindacati della Polizia di Stato, per i quali ha ideato e diretto i Corsi di Criminologia e Security presso la Questura di Roma. Insegna e collabora presso l’insegnamento di Psicopatologia Forense dell’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2010 è professore incaricato di Sociologia nel Corso di Laurea in “Scienze della Mediazione Linguistica” della SSML “Gregorio VII” di Roma. Esperto di aggregativi criminosi ha scritto diversi articoli in materia di serial killer, sette sataniche, terrorismo e criminalità organizzata. Ha pubblicato Mafia ed economia criminale (1999), Sette religiose criminali (2000), Folla, follia, tumulti (2004), Piromania criminale (2005), Criminologia e devianza (2007), Il martirio (2008), Fenomeno Hacking (2012).

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