Il pericolo di un’etica dell’aggressione

libertMi è stato chiesto di commentare brevemente le posizioni “filosofiche” del Ministro dell’Educazione Nazionale Francese Vincent Peillon “La Rivoluzione francese non è ancora terminata … non si può fare una rivoluzione unicamente in senso materiale, bisogna farla nello spirito. Adesso abbiamo fatto la rivoluzione essenzialmente politica, ma non quella morale e spirituale. Quindi abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla chiesa cattolica. Dobbiamo sostituirla … bisogna inventare una religione repubblicana … La rivoluzione implica l’oblio per tutto ciò che precede la rivoluzione. E quindi la scuola gioca un ruolo fondamentale, perché la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. E’ come una nuova nascita, una transustanziazione che opera nella scuola e per la scuola, la nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge” . vincent-peillon-photo-afpPerché porre attenzione al discorso del Ministro d’Oltralpe? Perché è interessante notare come la Francia, non paga dell’insuccesso “ideologico” della Rivoluzione, continui a porre il suo modello etico e morale laddove voleva eliminare qualsiasi impianto ontologico. Peillon, laureato in filosofia alla Sorbona, politico socialista descritto dai suoi come “très attaché à la laïcité, il s’engage également dans le développement de cette dernière en France” vuole essere ricordato come l’ “incorruttibile” che invece di imporre la laicità dello Stato francese diede inizio al periodo del “terrore”. Il 10 novembre 1793 le chiese cattoliche di Parigi vennero chiuse e ci furono assalti ai beni ecclesiastici ed episodi di violenza ad opera di hebertisti e sanculotti. Il 21 novembre, sempre Robespierre propose quelle linee politiche che porteranno a proporre il “culto dell’Essere Supremo” (festa 8 giugno)che avrebbe dovuto celebrare l’unità nazionale e favorire la pacificazione. Naturalmente, scontentò sia gli atei sia i religiosi. La frase “il popolo francese riconosce l’essere supremo e l’immortalità dell’anima”  venne apposta su molte chiese, riconvertite a “templi della ragione civile” o dell’Essere supremo, senza che vi si celebrasse alcun culto.  robespierre1Il culto dell’Essere Supremo fu  deista e chiaramente influenzato dal pensiero dei filosofi del secolo dei Lumi, in particolare Rousseau e Voltaire, e concepiva una divinità che non interagisce con il mondo naturale e non intervenisse nelle faccende terrene degli uomini. Sappiamo tutti come finì.  Orbene, è possibile propugnare un’etica dello Stato? Sicuramente è necessaria un’etica pubblica che realizzi, nella scuola, un luogo di conoscenza, di relazione, di trasmissione e di critica del sapere, in cui l’uguaglianza non diventi il livellamento del merito e dei ruoli, bensì capacità di operare insieme con differenti strumenti accomunati dal medesimo linguaggio. Si vigilerà che non si sviluppi un’ etica del conflitto, ovvero un modello di indottrinamento statale in competizione con un’etnia, un genere, una o più religioni. Fondamentale è tenere conto della società in cui i giovani vanno ad operare, applicandosi e applicando le nozioni teoriche. Questo è il motivo che spinse Aldo Moro a introdurre, in Italia, come Ministro della Pubblica Istruzione nel 1958, lo studio dell’Educazione civica nelle scuole. Differente è imporre una liturgia secolarista che vuol sorgere sulle ceneri di una vecchia morale rivoluzionaria. Non si tratta della “laïcité positive” mutuata dal modello americano di religione civile, né della “laïcité identitaire” dei conservatori. In Francia si assiste al ritorno, o a un suo tentativo, della “laïcité d’opposition”, una laicità  aggressiva che nulla ha giovato alla Francia e che nulla gioverà alle future generazioni di un’Europa multiculturalmente intesa.

Danilo Campanella.

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downloadDanilo Campanella è un politologo italiano e filosofo della politica, specializzato nelle relazioni tra politica “realista” e politica “classica”, con particolare attenzioni ai filosofi-statisti del secondo novecento. Oggi si occupa di filosofia, in particolare ad indirizzo storico-critico ed etico-politico. Ha collaborato con numerose riviste, fra cui l’Espressione Umanista, Una Nuova Coscienza, La Runa Bianca, Orizzonte Universitario, Recencinema, e molte altre. ed altre. Ha scritto per case editrici come la Taphros, Luz,  Nuova Cultura, La Carmelina.  I suoi scritti sono presenti nelle maggiori biblioteche pubbliche e private, tra le raccolte di filosofia, filosofia contemporanea, politologia e teoria dello Stato. E’  stato intervistato dall’emittente Gold TV, Radio SBS Australia, dal quotidiano E-Polis (23-02-2010, Anno VII N°41) e dal quotidiano nazionale Il Tempo (25-02-2010, Anno LXVII N. 55) e dalla web radio Radio Libera Tutti e dal sito di controinformazione Nocensura.

3 pensieri su “Il pericolo di un’etica dell’aggressione

  1. la repubblica massonica francese non capisce che scimmiottando la religione non risolverà i suoi problemi sociali. destabilizzando la popolazione e rendendola atea distoglie i cittadini dalle malefatte dei politici.

  2. le posizioni di Peillon sono ontologiste e fuorvianti come l’etica che vuole abbattere. il neo-illuminismo fallisce sotto i colpi di una crisi economica che investe anche la Francia. Sostituire Dio con l’Uomo e la Bibbia con la Costituzione non gli giovò in passato e non gli gioverà oggi. complimenti con le lucide conclusioni del dott. Campanella.

  3. Credo che il Dott. Campanella abbia proprio colto il nocciolo della questione. Mi pare che la scelta “combattiva” dei nuovi giacobini abbia come scopo quella di mettere all’angolo la laicità non-violenta, costringendo così ad una risposta violenta, per poter poi gridare alla violenza! Mettere a nudo questa tecnica pare, per ora, la cosa migliore da fare…

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