La scoperta delle pulsar e il Nobel mancato

pulsarLe radio “pulsar” sono “stelle” un po’ speciali, con proprietà molto particolari: tutta la loro materia, tanta almeno quanta ne contiene il Sole, è confinata entro un raggio (solo una decina di chilometri). Composte principalmente da neutroni,  ruotano a velocità elevatissima emettendo onde radio che provocano un “effetto faro”. Ad esempio,  un radiotelescopio riceve un impulso di onde radio solo quando i fasci conici sono diretti verso l’antenna, ossia una (o due volte) per ogni rotazione della pulsar. Il segnale di una pulsar è quindi percepito come una sequenza regolare di impulsi radio.
Questo è ciò che sappiamo oggi, ma fino al 1967 erano state formulate solo teorie.  La scoperta si deve a Jocelyn Bell, classe ’43, astrofisica inglese. Lavorando nel 1967 assieme a Antony  Hewish nella costruzione di un radiotelescopio, che avrebbe dovuto studiare i quasar, elle ascoltò casualmente il rumore di fondo della registrazione compiuta sul cielo, trovando un segnale che pulsava regolarmente, più o meno una volta al secondo. Jocelyn-Bell-Burnell-9206018-1-402Tale sorgente fu chiamata all’inizio LGM1, dove LGM è l’acronimo di Little Green Men (omino verde); Bell e Hewish pensarono che si trattasse di un segnale proveniente da extraterrestri, in quanto appariva troppo regolare per essere naturale. In seguito la sorgente venne identificata come una stella a neutroni, rotante, ad altissima velocità, e sarà chiamata pulsar. Nonostante la scoperta fu della scienziata, il premio Nobel verrà assegnato al capo equipe e direttore della ricerca Antony  Hewish.  SJocelynBellBurnellDopo la scoperta del ’67, Jocelyn Bell ha proseguito con successo la sua carriera scientifica in altri settori dell’astrofisica: dapprima ricercatrice all’Università di Southampton, per diventare infine professore di Fisica alla Open University e professore in visita a Princeton, a Oxford, nonché Preside di Scienze della Università di Bath. Amabile conversatrice, carattere sereno, convinzioni religiose (quacchere) ama ancora oggi il giardinaggio e le passeggiate in montagna.

 

Michele Daddona.

 

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