L’unità del sapere nell’ideale enciclopedico moderno

enciGli enciclopedisti, ovvero quei filosofi e scienziati che nel 1700 si impegnarono nella formulazione dei 34 Tomi della prima Enciclopedia delle scienze, delle arti e dei mestieri, vollero costituire un tutto unitario che fosse riferimento per tutti coloro che volevano conoscere il significato di una parola e le sue possibili varianti (ad esempio, “calcio”: assestato con la gamba o “calcio” parte del fucile, oppure elemento minerale…) contribuendo fortemente all’emancipazione culturale dei popoli ignoranti. L’Enciclopedia francese, senza della quale non avremmo avuto né la Treccani, né la gloriosa Enciclopedia Britannica, fu diretta nella sua costituzione Da Diderot e D’Alambert sul modello del pensiero dei filosofi Bacon e Locke. Ma non soltanto loro. In tutto il pensiero moderno abbiamo assistito all’idea di unità del sapere, ideale enciclopedico che avrebbe fondato un nuovo modo di vedere il mondo e la sua storia.

baconeNella sua opera “Instauratio magna” Francis Bacon (Londra 1561-1626) ci dice che ogni tradizione è “successione di discipline” che si evolve dal passaggio dottrinale tra maestro e discepolo. Bacone parla di “giusto posto delle cose divine” di “carità” dell’uomo di scienza e di spirito di potenza che “causò la caduta degli angeli” e di come la sete di sapere sopra a tutto può causare, allo stesso modo, la “caduta” degli uomini”. La migliore divisione del sapere umano (utilizzata poi nell’Enciclopedia) è per Bacone quella che si ricava dalla tripartizione dell’animo razionale in:

storia: che si riferisce alla memoria

poesia: fantasia (o storia inventata)

filosofia: ragione (nozioni astratte derivate da impressioni, che vengono scomposte e ricomposte secondo l’evidenza delle cose naturali per mezzo della ragione).

La teologia invece viene divisa in storia sacra, parabole e dogmi.

Nel “De dignitate augmentis scientiarum” Bacone divide la storia in naturale e civile. Quella naturale in regolare e irregolare (dettata dagli eventi naturali, ad esempio le ere) e quella civile in “civile”, sacra e delle arti. Anche la poesia ha una sua suddivisione in narrativa (imita la storia) drammatica (rende i fatti come se fossero presenti) e parabolica (figurata, come le parabole del Vangelo). Nel “Novum Organum” Bacone fonda la sua logica “costruttiva” e “distruttiva” e ne “La nuova Atlantide” ispirata dal filosofo greco Platone ipotizza una società umana governata dagli scienziati, dai filosofi e dai tecnici.

locke2Per J. Locke (1632-1704) conoscere vuol dire constatare l’accordo o il disaccordo di più idee tra loro esprimendo questa operazione in un giudizio.

Quando questa operazione avviene in modo immediato abbiamo

  • la conoscenza intuitiva di certezza assoluta ed indiscutibile

«in questo modo la nostra mente percepisce che il bianco non è nero, un circolo non è un triangolo, che tre è maggiore di due ed è uguale a uno più due».

Quando invece rileviamo l’accordo con una serie di idee collegate si ha

  • la conoscenza per dimostrazione dove le idee intermedie sono in realtà delle intuizioni collegate tra loro e quindi anche in questo caso abbiamo certezza di conoscenza.

Locke quindi conferma la convinzione del razionalismo cartesiano che attribuiva carattere di verità assoluta alle conoscenze geometriche-matematiche e logiche formali ma esclude che queste connessioni tra le idee vogliano poi dire conoscere la realtà. Abbiamo dunque:

  • una verità come connessione di idee
  • e una verità dove le idee corrispondono alla realtà: questa verità non è più assicurata dal razionalismo di tipo cartesiano e per questo Locke indica quali siano, dopo la sua critica, le conoscenze certe
  1. la conoscenza intuitiva del proprio io;
  2. la conoscenza per dimostrazione dell’esistenza di Dio;
  3. la conoscenza delle cose esterne per sensazione.

Tutte le altre conoscenze rientrano nell’ambito della conoscenza probabile dove ogni verità raggiunta deve sempre essere messa al vaglio dell’esperienza.

Infine vi è la conoscenza per fede, dove fede sta per fiducia, nel senso che noi possiamo credere vere quelle conoscenze che noi non siamo in grado di verificare ma che ci vengono elargite da personaggi di cui non abbiamo motivo di dubitare che vogliano ingannarci.

Un ultimo grado di conoscenza è quella fondata sull’opinione la più incerta di ogni tipo di sapere. Per risolvere i problemi più gravi del suo tempo, come quelli di natura politica e religiosa che determinarono le rivoluzioni inglesi, Locke ritiene necessaria un’analisi – questo il significato di critica dell’intelletto cioè della capacità conoscitive dell’uomo, per stabilire quali argomenti egli possa portare a soluzione e quali gli siano esclusi accontentandosi, come egli dice, di «una quieta ignoranza. Locke è convinto che questo potere assoluto della ragione, in cui credeva Cartesio, non esiste. Quindi noi dobbiamo, per non girare a vuoto su argomenti inaccessibili alla ragione, prima ancora di stabilire le regole di un metodo conoscitivo, cercare di capire quali siano i limiti del nostro conoscere.

220px-Leibniz_HannoverLeibniz (1646-1716) filosofo e matematico tedesco, scriverà “I principi della scienza in generale” in III volumi:

I- elementi delle verità eterne: elementi con i quali si elimina il superfluo;

II- elementi dello scoprire: gli esperimenti che formano i dati necessari all’arte combinatoria e analitica;

III- programma di istituzione enciclopedico (le cose più utili all’uomo).

“Dio ha creato tutte le cose secondo peso, misura e numero. Il linguaggio di Dio sul quale si fonda la natura è l’aritmetica, linguaggio universale, che ha alla base il numero”. Riducendo ogni cosa a numeri si ha un nuovo organo enciclopedico subordinato al calcolo e alla dimostrazione. La sintesi si ha partendo dai principi che, percorsi, portano a scoprire soluzioni nuove grazie a tavole o proposizioni. L’Analisi ha lo scopo di risolvere un problema specifico fino ai suoi principi primi.

Arte combinatoria: artificio che, partendo dalla sintesi, consiste nello scoprire l’uso delle cose, mentre partendo dall’analisi scopre i mezzi o il fine che ci si propone.

hegelAltro “enciclopedista” sarà Hegel (1770-1831) filosofo tedesco che imporrà il concetto secondo cui tutto ciò che è umano viene affermato mediante il pensiero, e che tutto ciò che è pensato è reale e viceversa. Teoria opinabile…

La filosofia per Hegel è giustamente costituita dai pensieri prodotti tramit le riflessioni, e su questo si fonda la intelligibilità della filosofia, ciò che è oggetto di conoscenza, e anche la sua difficoltà. Il suo scopo consiste nel destare il desiderio di conoscenza e comprendere la religione partendo dalla ragione (ad ratio quam fidem). L’esperienza non è altro se non coscienza più prossima alla realtà oggettiva (il mondo). L’enciclopedia deve essere limitata ai concetti fondamentali delle scienze particolati, come scienza, divisa in:

logica: scienza dell’idea in sè e per sè;

filosofia della natura: scienza dell’idea nella sua alterità;

filosofia dello spirito: scienza dell’idea che ritorna in sè dalla sua alterità.

comenioComenio ne “Il podromo della pansofia” ricorda che tutte le cose sono riconciliabili a numeri. La pansofia voleva essere un sapere totale, globale, onnicomprensivo. La giusta proporsione di tutte le cose espresse nell’enciclopedia avrebbe rispecchiato l’universo. Invece di tanti libri per Comenio bisogna scrivere un unico prontuario di tutte le cose concatenate, come lo è il principio di causa ed effetto. La nuova enciclopedia si sarebbe dovuta muovere in tre punti:

raccolta dei concetti

la loro collocazione

la loro disposizione.

Questo aiuta l’uomo alla vera conoscenza, che si muove anch’essa su tre elementi. la conoscenza di Dio, della natura e dell’arte. Tutto è fondato dall’armonia, che si ha quando sono assenti dissonanza, discordanza, e tutto deriva da pochi principi (semplicità).

CartesioRenè Descartes conosciuto in Italia come Renato Cartesio ci ricorda ne “le regole per la guida dell’intelligenza” 4 punti principali:

-il fine degli studi consiste nel guidare la mente verso giudizi sicuri;

-occuparsi degli oggetti di sicura conoscenza;

-trattare ciò che è evidente, prediligendolo a ciò che è opinabile;

-regole certe e facili.

Nel suo tomo “I principi della filosofia” Cartesio giunge alla considerazione che la filosofia è lo studio della saggezza, ovvero la conoscenza delle scienze e delle arti, in un evidente approccio enciclopedista.

taylorTaylor Coleridge ne “Il discorso sul metodo” parte specificando che il termine “metodo” è di origine greca “via di transito”. Tutte le cose senza un metodo sono vittima del caos. E’ quindi necessario, per il filosofo, mettere ordine dal caos. Nell’ “Enciclopedia metropolitana” il filosofo pare volere, attraverso un processo metodico, favorire il progresso futuro. Per una buona enciclopedia basta soffermarsi sui principi di unità e concentrazione, e non su quelli di molteplicità ed estensione.

image12_01_ampere portraitAndre Marie Ampere nel “Saggio sulla filosofia delle scienze” nella classificazione principale non fa differenza tra le arti e le scienze, perchè, secondo lui, per entrambe esiste la ricerca della conoscenza, sebbene nelle arti vi sia solo la conoscenza dei procedimenti. La classificazione in lui ha quindi base sulla conoscenza, tramite accostamenti per analogie (migliore) o accostamenti arbitrari (Linneo). Un esempio; scienze matematiche-inorganische-esseri viventi-natura-uomo.

Portrait_dAuguste_Comte_(maison_dA._Comte,_Paris)_(2424895050)August Comte è celebre per il suo “Corso di filosofia positiva” in cui distingue le scienze naturali in astratte (scoprono le leggi che regolano le diverse classi di fenomeni) e concrete (applicazioni delle leggi). Esempio: chimica-mineralogia.

Nel suo libro, Comte si occupa solo di conoscenze speculative e non di applicazioni (scienze astratte). Secondo il filosofo le scienze possono essere esposte seguendo due strade:

linea storica: successione di conoscenze (si inizia con questa ma quando le conoscenze si accumulano diventa difficile e si ha bisogno di un’esposizione generale;

linea dogmatica: esposizione generale applicata successivamente al metodo storico, ma non chiarisce come si sono formate le diverse conoscenze umane.

Un modello espositivo dovrebbe essere una combinazione di entrambe.

A questi grandi pensatori dobbiamo il primo e tutt’altro che goffo tentativo di una summa del sapere globale. Loro ebbero l’ardire di pensare che la conoscenza potesse essere imbrigliata in un tomo unico da donare all’umanità, un testo che racchiuderebbe l’intero universo conoscitivo. Nell’era attuale in cui si parla di multiverso e di universi paralleli, internet ha sostituito, nel bene e nel male, l’enciclopedismo con la rete neuronale cibernetica. Noi uomini, a questo punto, siamo ancora gli agenti indipendenti che pensano, oppure ciber-neuroni della rete globale?

Giorgia Orlandi De Biase

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...