Uomo, conosci te stesso?

angel-s-fall-royoSpesso incontriamo conoscenti e, a volte, amici desiderosi di darci buoni consigli. La frase “io ti conosco…” è sovente accompagnata dal sorriso di chi sottintende complicità e astuzia. La scienza si basa sulla conoscenza di ciò che è intorno a noi, e la psicologia stessa cerca, tramite indagini esteriori di permeare la nostra interiorità per trarre alcune conclusioni sui nostri comportamenti esteriori e sulle nostre pulsioni.  Il motto che il filosofo Seneca ha mutuato da Talete ci indica il percorso. Tale via maestra permette di conoscere l’universo e “gli dei”, ovvero le idee. Ma non possiamo farlo con il metodo essoterico, guardando al di fuori di noi, se prima non abbiamo a conoscenza ciò che si trova dentro di noi. Questa primitiva forma di autocoscienza, di socratica memoria, si matura in altro modo, quello che i teologi cristiani chiamavano “esame di coscienza” e quello che gli alchimisti chiamavano “indagine esoterica”. Grazie al silenzio il libero ricercatore comincia il suo cammino co-noscendo se stesso, nec te quaesieris extra. Non a caso la frase era incisa sulla porta del tempio del dio Apollo, “patrono” della scienza e della luce. Essa era un saluto, e un avvertimento importante per chiunque volesse conoscere i misteri della scienza e “vedere la luce”. Ma come avviene tutto questo? Il filomate, ad esempio ha l’ausilio di alcuni strumenti il cui uso è insegnato da chi è già avanti nel percorso, tramandato dal tempo di Ipatia e maturato in secoli di studio. Colui che ha coscienza di se aiuta gli altri uomini, non sente la necessità di essere aiutato e nemmeno l’obbligo che altri lo facciano, ma pesa il suo passato e prepara il suo avvenire. Solo quest’uomo ha piena coscienza dei propri errori, che non nasconde, e delle proprie virtù, che non esalta. Sono proprio gli errori che l’uomo cosciente considera più di ogni altra cosa, vedendoli in tutta la loro stolta laidezza, stupendosi di come in passato possa essere caduto preda di tali mostruosità. Operando per l’ordine ed esercitandosi nella virtù, l’uomo si mantiene libero e di buoni costumi, fedele alla tradizione, tenace nel percorso di vita che ha scelto, avventurandosi nella più recondita regione dell’animo umano, in quel profondo abisso dove l’uomo incontra se stesso. Non vi è scienza, non vi è filosofia che prepari a questo, perché ciò è un’arte. E’ l’arte delle arti. E’ l’arte reale.

Danilo Campanella

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