Le origini del patriarcato

teschio“C’è stato un tempo in cui non eri schiava, ricordalo. Camminavi da sola, ridevi, ti facevi il bagno con la pancia nuda. Dici di non ricordare più niente di quel periodo, ricorda… Dici che non ci sono parole per descrivere quel tempo, dici che non esiste. Ma ricorda. Fai uno sforzo per ricordare. O, se non ci riesci, inventa.”

Monique Wittig

Che siano oggi i maschi i veri artefici del motore sociale, dei suoi meriti e dei suoi disastri, è evidente. Dire che il mondo è stato sempre così come lo conosciamo, non conduce da nessuna parte. Ed è storicamente sbagliato. Il primato delle dee sugli dei, delle regine sui re, delle grandi matriarche che prima avevano addomesticato e poi rieducato l’uomo primitivo, andava nella direzione di una società in cui la direzione era affidata alle donne, perchè madri, perchè genitrici, perchè meno adatte a difendere fisicamente la tribù e a lavorare, in una parola, il governo delle femmine o “ginocrazia”.  Questa forma di governo aveva portato a una genia di donne che costituivano la linea diretta del governo, ossia il matriarcato. Questo termine fu usato per la prima volta da Taylor nel 1986, mentre Bachofen usò il termine ginecocrazia (dal greco gyne, donna, e kratos, dominare) nel sottotitolo della sua opera “Das mutterecht”, il diritto della madre, tradotto poi con matriarcato.Gli studi che a partire dall’800 si sono occupati del passato e delle cosiddette popolazioni primitive: che sarebbe esistito un matriarcato, le cui premesse erano esattamente le stesse del patriarcato. Nel ‘900 invece, con i nuovi studi e le nuove scoperte nel campo dell’archeologia e dell’antropologia, ci si è accorti che usando parametri di valutazione quali matriarcato contro patriarcato, seguendo cioè una logica duale di contrapposizione, questa non funzionava perché in quelle società vigeva un sistema del sacro e del sociale diviso tra maschile e femminile, dove ciascun genere aveva le proprie conoscenze ed entrambe avevano pari dignità e peso, senza alcuna pretesa di dominio. I nuovi studi matriarcali contemporanei che si sono sviluppati in questi ultimi vent’anni stanno mettendo in campo un concetto culturale specifico di matriarcato, e sulla sua origine: l’uomo, inteso come maschio, vedeva naturale il ruolo di “direzione” della donna, in particolare della figura dell’ anziana del villaggio, della leader, della regina. La terra dava i frutti, la donna e gli animali femmina davano alla luce i piccoli di entrambi i sessi, etc… con il tempo però l’uomo notò che la terra dava frutto solo dopo che i semi erano caduti (periodo della nascita dell’agricoltura, circa 10.000 anni prima di Cristo) e che sia le donne che gli animali erano gravidi dopo la “monta” del maschio, momento in cui un liquido “seme” usciva da lui per entrare in lei. Sembra sciocco, ma fu proprio a causa di questi particolari che il maschio capì la sua importanza. La prima cosa che fece fu quella di pretendere per se il territorio del villaggio e i terreni coltivati (nascita della proprietà) e la “patria potestà” ossia la proprietà dei figli. Dopo questi, il maschio pretese anche la conduzione della vita politica della comunità, quindi la nascita del patriarcato con le relative gerarchie tra maschi, inesistenti prima tra le femmine. La religione, dalla terra, passò al cielo con la nascita della teologia, e la dea diventò il dio maschile con la barba, simbolo di molti monoteismi e anche dei politeismi (Zeus).

Ludovico Zanardella

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