Il Consiglio dell’Artico, istituzione poco conosciuta

artico01gPechino – “La Cina ha il diritto di impegnarsi nelle ricerche scientifiche nell’Artico e navigare in quell’area” così hanno esordito i rappresentanti del “dragone” ai leaders del Consiglio Artico, forum internazionale fondato nel 1996  da Stati Uniti, Canada, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Russia e Svezia con lo scopo di sovrintendere allo sviluppo sostenibile  delle regioni polari settentrionali e, naturalmente, della sua esigua popolazione. Recentemente sono stati ammessi come osservatori anche l’Italia, il Giappone, l’India, Singapore e Corea del Sud. La Cina attende con impazienza. Alcune critiche, soprattutto degli ambientalisti, vengono mosse al Consiglio, in particolare quella di sfruttamento delle risorse artiche. Si calcola che i 90 miliardi di barili circa contenuti sotto i ghiacci facciano gola a molti, a cui vanno aggiunti 600 mila miliardi di metri cubici di gas naturale. In futuro altri Paesi potranno partecipare allo sfruttamento di queste risorse, contando però che, per gli scienziati, imagesnel 2070 la calotta polare sarà scomparsa. Sotto la richiesta di ricerca scientifica, si cela quindi un business sommerso di incalcolabile valore? Pare di si. E’ inevitabile chiedersi quanto possa perdurare la cultura del depauperamento delle risorse mondiali, in un momento storico in cui apparentemente si cerca la sostenibilità in tutti i campi.

Michele Roscilli

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