Giulio Andreotti: l’alba e il tramonto di uno statista.

 

ANDREOTTI   “Ho visto nascere la Prima Repubblica, e forse anche la Seconda. Mi auguro di vedere la Terza”. Si spegne a Roma, il 6 maggio 2013 alle ore 12:20, dopo una precaria salute di ferro Giulio Andreotti, alla veneranda età di 94 anni. Ha superato molti dei suoi vecchi sodali (tranne l’On. Emilio Colombo e il Card. Fiorenzo Angelini). Degli altri dirà in vita “facevano sport e sono morti da tempo”. Andreotti soprannominato “Divo” da Mino Pecorelli, giornalista e direttore dell’Osservatorio politico (verrà assassinato e Andreotti indagato, assieme ad altri, per la vicenda) durante la sua vita ha conseguito un numero incredibile di titoli e di cariche pubbliche. Convinto difensore di quella stabilità sociale “naturale per ogni espressione di potere politico ed è una finalità indispensabile per una nazione che ha conosciuto cinquanta anni fa le conseguenze nefaste di un periodo di estrema debolezza governativa, crisaiola e poco concludente”, avrà il “coraggio” di remare contro lo stesso Aldo Moro durante il tentativo di compromesso storico con Berlinguer e il partito Comunista. andreotti giovaneHa curato gli interessi dell’Italia con tutte le forza politiche, con tutte le Nazioni, (dirà della Germania: “Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due”) con tutti i ceti, con la religione, con l’industria. Nel 1946, a 28 anni, era già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con una delega particolare per lo spettacolo. Si occuperà di cinema a trecentosessanta gradi, dai tagli della censura ai copioni poco rispettosi della morale,  ai finanziamenti pubblici per sostenere le produzioni italiane. Di quegli anni si ricorda la polemica con Vittorio De Sica, accusato dal giovane sottosegretario di aver reso “un pessimo servizio all’Italia” con il suo pessimistico film “Umberto D”. Ha ricoperto più volte numerosi incarichi di governo: sette volte Presidente del Consiglio (tra cui il governo di “solidarietà nazionale” durante il rapimento di Aldo Moro (1978-1979), con l’astensione del Partito Comunista Italiano, e il governo della “non-sfiducia” (1976-1977), con la prima donna-ministro, Tina Anselmi, al dicastero del Lavoro); otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell’Industria; una volta ministro del Tesoro, ministro dell’Interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentaquattro anni), ministro dei beni culturali (ad interim) e ministro delle Politiche Comunitarie. andreotti maturoPersona da sempre discussa per il suo ruolo con i poteri forti, dirà: “A parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente tutto”. Il 2 maggio 2003 è stato giudicato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d’Appello di Palermo, la quale lo ha assolto per i fatti successivi al 1980 e ha dichiarato il non luogo a procedere per i fatti anteriori. Secondo Indro Montanalli, De Gasperi e Andreotti erano entrambi cattolici praticanti, ma, mentre il primo, entrando in chiesa parlava con Dio, Andreotti parlava col Prete ( “a me almeno risponde”). Fu forse questa la più grande capacità di questo uomo politico, anzi, di questo statista che riuscì a vivere nell’ombra e nella luce. Era cinico, di un cinismo vero, distaccato, freddo, guardingo, nonché autenticamente colto. Soltanto Francesco Cossiga riuscirà a tenergli testa, in una onorata rivalità d’altri tempi: quando Andreotti subirà una piccola operazione alla testa, Cossiga lo pungerà, durante una discussione in cui non riusciva ad aver ragione con un “ho saputo che ti sei operato al cervello, spero sia andato tutto bene …” ma al quale Andreotti prontamente risponderà “Tutto bene … per operarsi al cervello bisogna averlo”. Più spinoso sarà il suo rapporto con l’ “amico” Aldo Moro, Rapito e ucciso dalle Brigate Rosse. Nel suo Memoriale, Moro descrive Giulio Andreotti come “Un regista freddo, imperscrutabile, senza dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di pietà umana … indifferente, livido, assente, chiuso nel suo cupo sogno di gloria”. E ancora, dalla “prigione del popolo” nel quale era recluso scriverà: “… non è mia intenzione rievocare la sua grigia carriera. Non è questa una colpa. Si può essere grigi ma onesti, grigi ma buoni, grigi ma pieni di fervore. Ebbene On. Andreotti è proprio questo che le manca … Le manca proprio il fervore umano. Quell’insieme di bontà, saggezza, flessibiltà, limpidità che fanno senza riserve i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo.Lei non è tra questi … Cosa ricordare di lei? La fondazione della corrente Primavera per condizionare De Gasperi contro i partiti laici? Ricordare la sua, del resto incoffessata, amicizia con Barone e Sindona? Il suo viaggio americano con il banchetto offerto da Sindona nonostante il parere contrario dell’Ambasciatore? La nomina di Barone al Banco di Napoli? … ”

Si disse che Moro, quando scriveva tutto ciò, non era in condizioni di salute mentale tale da considerare questi scritti autentici, benandreotti ultimasì manipolati dalle Brigate Rosse.

 

Giulio Andreotti è stato indubbiamente un servitore dello Stato, un grande uomo politico, colto, preparato, di quelli che in molti oggi rimpiangono. Ci ha lasciato con le sue previsioni, i suoi motti di spirito, e con quelle ombre della sua carriera e della storia della Repubblica che non si dipaneranno mai.

 

Danilo Campanella

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...