Tra architettura e transumanesimo

trans Intervistiamo oggi Emmanuele Pilia, architetto transumanista. Buongiorno Emmanuele, perchè l’approccio Transumanista?

Perché credo sia razionale. Partiamo con il cercare di capire cosa sia il transumanesimo. A me piace definirlo come un approccio al futuro, un approccio aperto. Occorre essere aperti al futuro, perché esso ci viene incontro, che noi lo vogliamo o no. Questo non significa essere ciechi: occorre valutare ogni rischio. Ma bisogna farlo ora. Io mi occupo di architettura, quindi mi vengono facili due esempi su molti che ne potrei fare. Il primo riguarda la rivoluzione industriale. La modernità è figlia di quel periodo, senza il quale la grandissima percentuale della popolazione vivrebbe in condizioni di sussistenza. Il luogo comune che vuole che il passato agricolo sia stato poi così sereno. Pestilenze e carestie erano una minaccia costante. Eppure è evidente che la rivoluzione industriale ha portato altrettanta sofferenza, e i vantaggi si sono potuti osservare solo a lungo termine. La struttura della città non era pronta a poter accogliere le orde di operai che inseguivano le nuove offerte di lavoro, rendendo così la città un terreno fertile per speculazioni edilizie. Nuovi quartieri nascevano senza sosta, e tutte immancabilmente privi di servizi. Le pestilenze che dominavano la campagna, semplicemente, si è trasferita in città. Sarebbe stato possibile forse evitare tutto questo tramite un approccio simile a quello che il transumanesimo propone, ossia cercando di pianificare anticipatamente le conseguenze che vengono assieme alle innovazioni. Il secondo esempio riguarda anche il nostro tempo, e possiamo costatarlo con i nostri stessi occhi: all’inizio del XIX secolo, l’industria automobilistica iniziava a conquistare un mercato sempre più allargato, ma non fu fatta una pianificazione di scenario efficace atta a capire quali conseguenza questo nuovo strumento avrebbe portato con sé. I risultati sono un sistema viario che ancora deve smaltire decenni di gestione irrazionale del trasporto su gomma. Oggi ci si pongono davanti delle nuove sfide, non possiamo ignorarle. Che vogliamo oppure no, il futuro ci sta venendo incontro. Solo cercando di trovare le soluzioni alle future esigenze potremmo sventare molti dei pericoli che ci sono di fronte.

 

Da poco ha aperto ALTA, una associazione molto particolare….

Sì, ALTA è un’associazione che ho fondato assieme a Massimiliano Ercolani ed Emidio Battipaglia, ma i membri sono davvero molti, e non posso non citare Sara Forliti, Luca Marcotullio, Selenia Marinelli ed Elisa Morselli. La linea di azione di ALTA si può riassumere nell’indagine delle possibili sinergie tra gli sviluppi tecnici e artistici dell’architettura e l’evoluzione autodiretta dell’uomo, apparentemente avviato verso una mutazione in senso postumano. ALTA si interroga sulla possibilità di creare condizioni ambientali e urbane che possano risultare soddisfacenti sia per l’attuale uomo in fase di transizione (transumano) sia per il futuro essere senziente frutto della mutazione tecnologica (postumano), guidati dal principio che l’arte, l’architettura ed il paesaggio siano un’espressione della cultura, della storia e dell’identità di una comunità. L’Associazione avrà sempre fermo l’obiettivo che l’indole dell’uomo è trascendere se stesso, mutare incessantemente, porsi in eterno divenire, e per questo è necessaria la promozione di proposte progettuali che tentino di prefigurare le necessità che l’architettura dovrà soddisfare. Ma anche proposte che, tenendo per fermo che gran parte della nostra vita si svolge ormai nel ciberspazio, sfrutti tutte le potenzialità dello spazio virtuale, o ciberspazio, ove la trasformazione radicale ed
istantanea incontra minori limitazioni strutturali.  È molto importante sottolineare fin da subito che non si deve intendere il termine “TransArchitettura” come la contrazione di Architettura e Transumanesimo. bensì come qualcosa di molto più sottile: dalla radice di “trans”, che rimanda a un qualche al di là dell’oggetto in questione, ALTA si occuperà di studiare e riflettere sulle manifestazioni dell’architettura che trascendano la fisicità dei suoi prodotti. Non a caso l’acronimo ALTA rimanda al nome della città futura e fantastica nata dalla penna di Francesco Verso, dal suo libro Antidoti Umani. In concreto, oggetto di studio saranno l’immaginario architettonico, i rapporti tra architettura, cinematografia e letteratura, utopismi tra i più vari e colorati, le più eterogenee evoluzioni che la tecnologia permetterà di apportare agli edifici diffusi e alle emergenze. Insomma, tutto ciò che è realmente importante: l’etereo, il superfluo! Purché sia splendidamente futile…

 

Tra qualche giorno alla Sapienza sarà promotore di una conferenza? Ce ne parla meglio?

Si tratta di un tributo che la Deleyva Editore vuole porgere l’11 aprile a uno dei più interessanti architetti del secondo novecento, Lebbeus Woods, recentemente scomparso. L’occasione ci è fornita dalla seconda edizione del libro che abbiamo editato, “Guerra e Architettura”, un testo omaggio ai cittadini di Sarajevo. Woods era lì quando le bombe cadevano sulla città e i cecchini minacciavano i civili. Il testo è di una potenza rara! D’altronde, l’attività di Woods ha sempre avuto a che fare con la morte, il dolore, le ferite della guerra e della politica. Le comunità si aggregano attorno a bisogni e speranze. Politica e guerra le disgregano, creando nuovi bisogni, e nuovi scenari. Ma dalle macerie di questi scenari è possibile tentare di ricreare nuove comunità, basate su altri principi, su altre speranze. Qui comunque ci sono tutte le info al riguardohttps://www.facebook.com/DeleyvaEditore?fref=ts

 

Grazie dottor Pilia.

 

Michele Serra.

2 pensieri su “Tra architettura e transumanesimo

  1. Pingback: Tra architettura e transumanesimo « Philomath News | HyperHouse

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