Torna di moda a Parigi il caffè letterario

caffèDal 1992, il ritrovo dei filosofi della Ville Loumiere è il «Café des Phares» in piazza della Bastiglia. E’ tale il successo che adesso ha aperto il primo «café philo» ospitato all’interno dell’Hôtel d’Aubusson: si cogita ogni secondo martedì del mese con Raphaël Prudenzio. Il cinema filosofico, all’«Entrepôt», è dove una domenica al mese segue dibattito. una nuova generazione di filosofi alla moda, per lo più giovani, impegnati a spiegare il mondo. E’ una che travalica l’accademismo (molto philomates per questo) e per divulgare il sapere sceglie luoghi e forme inusuali. Così, il grandeVincent Cespedes tra un ragionamento e l’altro beve una sangria al «Barrio Latino». Charles Pépin, «il filosofo dandy» secondo il «Figaroscope», filosofeggia al cinema, per la precisione l’MK2, il lunedì alle 18. Oivier Maulin, autore delle «Luci del cielo» lo si trova al «Circolo cosacco» al ristorante «Chez Barak» ogni giovedì alle 19. Bellissima idea cultural-boemienne, ottima moda colorita e giovante, controtendente al tamarrismo imperante in Inghilterra, Spagna e Italia. Nel Paese di Leonardo, Michelangelo, Croce, Garibaldi, Mazzini, Dante … ci vantiamo della cultura dei nostri antenati, la sbattiamo in faccia a chiunque ci accusi, nel presente, di votare balordi, di passare le domeniche mattina a dormire e quelle pomeridiane allo stadio, di vedere uomini e donne litigare in televisione. Ma noi siamo simpatici, goliardici, generosi, in una parola sola: italiani. I francesi altezzosi, antipatici, considerati intrattabili e ipernazionalisti, esaltano la loro storia e quella altrui. Nell’odierno orizzonte l’unica cultura di cui noi italiani sembriamo fare sfoggio è quella dell’arroganza. Come sempre, il primo colpevole, è quello che vediamo davanti allo specchio. Ogni qualvolta ci chiediamo perché a governarci siano sempre i soliti, dovremmo chiederci perché noi non facciamo politica. Ogni volta che ci chiediamo perché in TV non facciano nulla di interessante, dovremmo chiederci cosa noi guardiamo abitualmente. Ogni volta che ci chiediamo perché in città non ci sia nulla “per i ragazzi, sempre al bar” dovremmo chiederci quanto noi andiamo abitualmente a sentire le conferenze, i dibattiti, le idee che vengono proposte nei nostri piccoli e sparuti caffè letterari. Il sottoscritto resta sempre dell’idea che non bisogna lamentarsi, ma agire, e che ogni popolo sia governato (in democrazia) da chi si è scelto. E chi si è scelto (o non si è scelto non votando) è chi realmente meritiamo.

 

Danilo Campanella

 

 

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