Il calamaro gigante non ha più segreti

CALAMARO GIGANTENew York – Non tante, ma una sola specie di “calamarone” popola i nostri mari. La creatura che popola i racconti dei pescatori da tempi immemori si chiama Architeuthis dux. Lo afferma uno studio del Dna di questo animale pubblicato dalla rivista Proceedings of the Royal Society B. Nello studio gli esperti dell’universita’ di Copenhagen hanno analizzato il Dna mitocondriale di 43 esemplari di calamaro gigante trovati in diversi paesi, dall’Australia alla California, ma nonostante la diversa provenienza il genoma era molto simile tra i vari campioni: “Siamo rimasti molto sorpresi dalla uniformita’ genetica – spiegano gli autori – questo suggerisce che ci sia soltanto una specie di questo animale”. Il calamaro sarebbe  ‘altamente migratore’. mondoI calamari giganti sono molto diffusi, dal momento che vivono in tutti gli oceani del mondo. Vivono solitamente a grandi profondità, nei pressi delle piattaforme continentali ed insulari dall’oceano Atlantico settentrionale. Lo studio ha anche ridimensionato la lunghezza degli animali: 18 metri anzichè 30.  Kir Nazimovich Nesis (1982, 1987) considerò che tra queste erano valide solamente tre specie. Ora, grazie alle moderne tecnologie, il problema tassonomico si è risolto. Questo mostro dei mari non finirà mai di affascinarci: è il principale, se non unico, alimento del capodoglio. E’ un animale presente da sempre sul nostro pianeta, capace di nascondersi nelle profondità marine nonostante la sua mole. Ha affondato velieri ancorati nei pressi delle coste africane. tentacoloInfine, il suo tentacolo è provvisto di enormi ventose al cui interno si cela un artiglio retrattile, simile all’unghia delle tigri, di omerica memoria. Omero la descrive nell’Odissea (XII, 115 e seguenti) in maniera orripilante e Ippolito Pindemonte così l’ha tradotta: “Scilla è atroce / Mostro, e sino ad un Dio, che a lei si fesse, / Non mirerebbe in lei senza ribrezzo. / Dodici ha piedi, anterïori tutti, / Sei lunghissimi colli, e su ciascuno /  Spaventosa una testa, e nelle bocche / Di spessi denti un triplicato giro, / E la morte più amara in ogni dente”.

Mattia Sulmonte

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