Come uscire dalla crisi economica

scalaIntervistiamo oggi Danilo Campanella, presidente della Philomates Association, ente accademico e associazionistico di ricerca e divulgazione. Dott. Campanella, in questi ultimi anni abbiamo conosciuto una grande crisi economica, che si è acuita negli ultimi mesi. Chi ha oggi il potere di risolvere la crisi che imperversa in occidente? DANILO CAMPANELLA: Innanzitutto grazie per questa intervista. Vorrei precisare che l’attuale crisi finanziaria occidentale è l’ultimo gradino di una crisi antecedente, che è quella dei valori umani, etici e morali. La crisi in sé è il fenomeno, ma il fondamento che è alla radice di questo fenomeno è una crisi “dell’uomo” come persona, come soggetto che non ha più la coscienza del posto che occupa nell’universo dei suoi vissuti. Poi ci sono tutta una serie di ragioni economiche che, comunque, sono state spesso male individuate ed hanno portato a rendere questa crisi quasi un “mito”.

In altre parole?

DANILO CAMPANELLA: L’uomo contemporaneo non ha più punti di riferimento e vaga come una monade in cerca di una qualche identità. La crisi che viviamo nasce da questa insofferenza e si sviluppa in tutti i campi, ultimo quello economico. L’economia come fine e non come mezzo, ha depauperato l’uomo della sua umanità. Toniolo docet.

Chiaro, ma lei deve riconoscere che la crisi è vista soprattutto come crisi economica e causata dall’Europa...

DANILO CAMPANELLA: La crisi del 2008 è scaturita dall’utilizzo spropositato dei derivati che avevano prodotto i famosi mutui insolventi, ma questa è storia; è inoltre sbagliato attribuire le responsabilità della crisi alla UE ed in particolare alla Germania, come sento spesso fare, anche se nessuno nega che la politica imposta dal governo tedesco alla BCE peggiora soltanto le cose. Il vero problema secondo me è che le risorse sono mal distribuite, anche a causa di un ancora forte scetticismo sulla libera circolazione del denaro. Non serve dare la colpa alla Germania, alla Cina, all’India, e al fatto che lo stato (Italia in particolare) non sovvenziona più le fabbriche. Gli italiani le auto fiat le hanno sempre pagate, ma mai comprate.

Chiaro. Cosa dobbiamo aspettarci ancora?

DANILO CAMPANELLA: Di tutto, nulla di buono. Io credo nel principio del pendio scivoloso. Non è pessimismo, è fisica: un sistema chiuso evolve sempre nel suo grado maggiore di entropia, di disordine. Fortunatamente oggi alcune persone cominciano ad accorgersi della necessità di un cambiamento e, anche se non trovano la soluzione, si muovono verso quella che viene definita “decrescita felice”, verso la sostenibilità e verso una serie di ecosofie. Non è la soluzione, certamente, ma è una presa di coscienza. Quando ci si accorge di star male e non si trova la cura, quanto meno bisogna cercare di correggere la dieta. Ecco, la dieta non è la cura, ma riequilibra l’organismo invece di appesantirlo.

I filomati da sempre si occupano della difesa del patrimonio culture e della protezione degli studiosi. Che aiuto possono dare?

DANILO CAMPANELLA: non siamo certo i salvatori del mondo, questo va riconosciuto… la filomazia è quell’insieme di conoscenze mosse da alcuni assunti di base: tutto è in movimento, l’uomo è nato per conoscere le cose del mondo e la società deve muoversi secondo un’ottica meritocratica. La crisi ha particolarmente colpito l’Italia perché non ha investito nella scienza, nella cultura, nell’università, insomma nella conoscenza. Nemmeno nel manifatturiero abbiamo fatto un grande sforzo per rinnovarci, rendendoci competitivi verso quei mercati in cui (Cina) tutto viene prodotto più velocemente e a minor costo. Detto questo siamo rimasti fuori dai giochi. Bisogna che ci rendiamo responsabili dei nostri errori, anziché pretendere che ce li risolvano gli altri.

Grazie dott. Campanella. Un’ultima domanda: Quali sono, ora come ora, le cose a cui dobbiamo porre maggiore attenzione? DANILO CAMPANELLA: Ogni crisi ci offre l’occasione di ricominciare a vivere, di rinnovarci. Spogliarci del superfluo, delle sovrastrutture fisiche e mentali, sarà per noi come tornare bambini, senza però dimenticare il senno dell’età adulta. E’ arrivato il momento, necessario, di “purgarci” delle tossine accumulate in tanti anni di consumismo mentale, per far si che l'”altro” non sia più un concorrente, ma un altro “io” da rispettare di per sé escludendo motivi di utilità o interesse. A livello sociale la politica deve investire in conoscenza, alfabetizzare i giovani e sostenere i ricercatori, come anche i maestri e i professori universitari. Facendo questo riscopriremo una nuova ricchezza, un tesoro differente che ci permetterà di “acquistare” il vero benessere che nulla desidera, che nulla chiede, ma che tutto dà e tutto spera. Dobbiamo chiederci infine: “cosa mi serve veramente per stare bene? ” E’ allora che scopriremo meglio noi stessi e capiremo meglio gli altri, realizzando una società civile in cui comunità, identità e stabilità smettano di essere parole e divengano vere prospettive.

Intervista di Michele Serra.

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