Antropologia della mente – Che cos’è il desiderio?

desiderioSiamo sicuri che il desiderio sia sempre qualche cosa che, in certa misura, sia sempre utile, ossia nasca in effetti da un vero bisogno mentale oppure concreto?

E quante volte abbiamo condiviso l’idea che il desiderio conduca l’Uomo alla realizzazione di importanti obiettivi, tanto sociali quanto culturali, che non potremmo decisamente raggiungere in sua assenza? Penso che molte volte ci siamo trovati in questa situazione.

Non voglio qui negare l’importanza del desiderio nella vita di ogni persona, quanto ragionare con voi sugli oggetti dei nostri desideri, perché, secondo me, sono proprio questi ultimi a rendere l’atto stesso del desiderare positivo oppure del tutto negativo.

In linea generale il desiderio nasce in seguito ad una mancanza, all’idea che qualche cosa nella nostra vita quotidiana non è completo e lo potrebbe invece diventare se riuscissimo ad ottenere ciò che il desiderio esprime. In questo senso, la linea di demarcazione tra il desiderio e il bisogno direi che è poco netta e, molte volte, persino quasi impossibile da stabilire. Sono, in effetti, molti i casi i cui noi stessi propendiamo a confondere le due cose tra loro, affermando che la realizzazione di un preciso desiderio è identica alla realizzazione di un bisogno.

In realtà, però, vi è una grande differenza fra i due: il desiderio, oltre a basarsi su quello che non si ha, si fonda sulla convinzione che l’oggetto/soggettodesiderato possa completare la propria qualità della vita in modo significativo; ilbisogno, invece, esprime qualche cosa di cui non si può decisamente fare a meno, e, resistendo in questo modo a qualsiasi forma di ripensamento, si manifesta come un necessitato bio-psicologico di primaria importanza. Per esempio, ogni essere umano, specialmente durante il periodo della prima infanzia non ha desiderio di mangiare, di dormire e pranzare, perché in questo caso parliamo di bisogno senza il soddisfacimento del quale non abbiamo ciò che comunemente si definisce l’esistenza in vita.

Ecco perché è bene oggi ricordare ai cittadini italiani che sarebbe opportuno fare la differenza fra il desiderio di cambiamento e il bisogno di cambiamento. La confusione che comunemente si compie tra i due termini genera atteggiamenti qualunquistici di bassa lega intellettuale, secondo metodi di controllo che inducono alcuni individui a ritenersi superiori ad altri per il solo fatto di desiderare.

In realtà, stiamo vivendo una fase politica italiana in cui si dovrebbe comprendere che i bisogni primari, come la fame, la sete, la casa, il procreare, l’affetto e dunque il lavoro che costituisce la conditio sine qua non per il loro soddisfacimento, sono talmente a rischio di appagamento che si stanno trasformando in desideri d’elite, e diventando per questo persino rinunciabili.

Ecco perché la ridefinizione dei bisogni di una società italiana, che si vuole presentare al mondo e all’Europa come nazione importante nel panorama mondiale, deve basarsi sulla presenza o meno della ferma volontà di rivendicare interiormente e mentalmente questi bisogni.

Dunque, non conviene il desiderare oggi, ma risulterebbe molto più salutare rivendicare la presenza di quei bisogni talmente elementari per la vita di un popolo, da essere diventati persino eludibili, sostituti con i desideri del mercato.

prof. Alessandro Bertirotti.

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