Intervista – Radici e frutti del transumanesimo

NIK_2383Poche sono le associazioni che, nel nostro Paese, sanno porsi come promotori di un disegno di ricerca scientifica e di implemento della tecnologia. Una di queste è l’AIT. Per capirla meglio, intervistiamo oggi il presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti, Riccardo Campa. Buongiorno professore, attualmente lei di cosa si occupa accademicamente?

Per quanto riguarda la didattica, il mio corso principale è Metodologia delle scienze sociali, mentre a livello di ricerca mi occupo soprattutto di Storia delle idee e di Transumanesimo. Tra i libri che ho scritto negli ultimi anni ne citerei due. Nel 2007, ho pubblicato “Etica della scienza pura”, un libro che va alle radici della scienza e ricostruisce la storia del suo ethos, ovvero dell’idea che la “conoscenza è un bene e l’ignoranza un male”. È una lunga storia che inizia con l’insegnamento dei sette saggi della Grecia antica e trova il suo apogeo nella rivoluzione scientifica avvenuta ad Alessandria d’Egitto, in epoca ellenistica, durante la dinastia dei Tolomei – una straordinaria impresa culturale che prende corpo grazie agli studi di Euclide, Eratostene, Archimede, Erofilo, Ipparco, Erone e molti altri. Com’è noto, l’incendio della biblioteca di Alessandria condanna all’oblio questa pagina luminosa, ma lo spirito dell’impresa resta comunque vivo fino alle porte del Medioevo, grazie anche al coraggio di una donna come Ipazia, che pagherà con la vita l’amore per il sapere. Nonostante le persecuzioni, i frutti di questa rivoluzione culturale rimangono in circolo, sottotraccia, e riemergono prepotentemente nel Rinascimento, dando avvio alla rivoluzione scientifica moderna. In questo senso, la modernità può essere anche interpretata come una rinascita del paganesimo. Il secondo libro che intendo menzionare è stato stampato pochi mesi fa. Rientra anch’esso nella storia delle idee, ma stavolta l’idea al centro dell’attenzione è il Futurismo, inteso appunto come forma di pensiero e non come mera corrente artistica. Non a caso, il titolo del libro è “Trattato di filosofia futurista”. La conoscenza – scientifica, artistica, filosofica, sociale – non deve essere soltanto amata, ma deve pure essere costantemente rinnovata. Questo è il messaggio fondamentale del futurismo.

Da quanto tempo è entrato nell’AIT?

Sono il fondatore. Quindi appartengo all’associazione da quando esiste. L’Associazione Italiana Transumanisti (AIT) è stata fondata informalmente il 29 dicembre 2004, registrata come chapter italiano della World Transhumanist Association (oggi Humanity Plus) il 10 gennaio 2005, e infine formalizzata con atto notarile il 6 dicembre 2006. Informazioni più dettagliate si possono trovare nel nostro sito, all’indirizzo: www.transumanisti.it.

Qual’è il fine delle attività dell’AIT, e cosa realizzate sul territorio italiano?

La nostra è una associazione culturale. Il nostro obiettivo principale è alimentare un dibattito sulla questione della tecnica e sull’impatto che essa ha e può avere sulla stessa evoluzione dell’uomo. Guardiamo a questa prospettiva in termini positivi. Ci opponiamo, dunque, a quell’ondata di pensiero anti-scienza e anti-techne che è emersa nel mondo culturale, nella seconda metà del Novecento, ed ha poi investito la società più ampia. Al fine di riabilitare e promuovere l’idea della tecnica come forza positiva, rivoluzionaria, catartica, ci sforziamo di far incrociare filoni culturali diversi: analitici e continentali, illuministi e romantici, di destra e di sinistra. Insistiamo in particolare sui temi cruciali della bioetica, della biopolitica, del postumano e del senso del futuro, per ridare quota a una visione prometeica, visionaria, forte della Tecnica. Per quanto riguarda le realizzazioni pratiche, facciamo quello che fanno in genere le associazioni culturali: diffondiamo informazioni attraverso i nostri siti, pubblichiamo libri e riviste, organizziamo convegni e conferenze, facciamo lobbying.

Qual’è il profilo di persone che ogni anno si associano all’AIT?

In genere sono persone che amano la conoscenza, leggono molto, sono aperte alle novità e hanno uno spirito libertario. Per quanto riguarda lo status sociale degli iscritti, è vero che ci sono professionisti, come avvocati, docenti, medici e qualche politico, ma lo stereotipo dei transumanisti come associazione d’elite, come gruppo esclusivo, è falso. L’associazione è aperta a tutti, a tutte le fasce sociali, tanto che la semplice adesione è gratuita. È normale che, dati i temi che trattiamo, tendiamo ad attirare soprattutto ricercatori e studenti, i quali – detto per inciso – non sono propriamente dei “capitalisti”, ma davvero ci fa piacere avere con noi cittadini di ogni estrazione. Anche perché la tecnologia può essere uno straordinario strumento per affrontare i problemi sociali.

Avete realizzato da poco una pubblicazione. Ce ne parla brevemente?

Il nostro fiore all’occhiello è per l’appunto “Divenire”, una pubblicazione aperiodica che porta come sottotitolo “Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano”. Siamo arrivati al quinto volume e ogni volume affronta una specifica tematica. Accogliamo contributi, sui temi che ci interessano, anche e soprattutto di intellettuali che non fanno parte dell’associazione. Solo per fare alcuni nomi, hanno scritto per noi Angelo Maria Petroni, direttore della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consigliere di amministrazione della RAI e coautore del primo Manifesto di bioetica laica; Gianni Vattimo, uno dei più noti filosofi italiani, tre volte Parlamentare europeo e coautore del secondo Manifesto di bioetica laica; Aldo Schiavone, già direttore dell’Istituto Gramsci, autore di Storia e destino; Max More, fondatore dell’Extropy Institute; Remi Sussan, saggista e giornalista francese, autore di best seller sulle nuove tecnologie; Roberto Marchesini, docente di Scienze comportamentali applicate e apprezzato autore del libro Posthuman: verso nuovi modelli di esistenza; James Hughes, docente di sociologia al Trinity College di Hartford Connecticut e direttore dell’Institute for Ethics and Emerging Technologies; Luciano Pellicani, docente di sociologia politica alla Luiss, ideologo del socialismo liberale, uno dei sociologi italiani più tradotti all’estero; Mario Pireddu, massmediologo e docente all’Università IULM di Milano; Salvatore Rampone, professore di sistemi di elaborazione delle informazioni all’Università del Sannio; e ancora il vulcanico artista futurista Graziano Cecchini, il guru dell’elettronica Ben Goertzel, e tanti altri. Chi vuol saperne di più può accedere direttamente al sito della rassegna (www.divenire.org), dove potrà anche leggere gli articoli resi accessibili al pubblico. L’ultimo numero, che accoglie anche un contributo del presidente dei filomati Danilo Campanella, affronta il tema dell’intelligenza artificiale, il frutto più maturo del lungo cammino cognitivo e poietico dell’uomo.

Grazie presidente per averci concesso questa intervista.

Massimo Zara.

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