La porta stretta

la-porta-strettaAbbiamo più volte tentato di “smontare”, da filomati, le teorie del complotto mondialista, anche a rischio di finire, nostro malgrado, nel turbine vorticoso del contro-complotto …

Che un complotto vi sia realmente è improbabile, per una serie di ragioni che altri hanno analizzato. Ma che non vi sia un progetto geopolitico in atto è puerile crederlo. Quando l’incidente Hitler colpì il mondo, le forze appartenenti alla genealogia del vecchio Congresso di Vienna temettero il peggio; poi il tutto si risolse come noi lo ricordiamo. Da quel momento, fino al 1989 il mondo è rimasto immobile. Con il crollo dell’URSS la macchina ha cominciato una nuova corsa verso il cambiamento. Il mondo, la società ha avuto repentine accelerazioni, anche grazie alle moderne forme di comunicazione di massa. In questi ultimi 10 anni abbiamo assistito a una serie di “colpi di scena” senza precedenti: dall’elezione del presidente afro-americano USA, eletto per ben due mandati consecutivi, alla rinuncia del Papa al soglio pontificio. In primis, l’apparente fine dell’egemonia degli Stati Uniti d’America, (che recentemente tentano una svolta “sociale” per far fronte ad una eccessiva rigidità plutocratica interna) iniziata con l’ ”avventura” in Iraq, non ha scansato la de-industrializzazione e la crescita di Cina e India (Cindia). Il Sud America, inoltre, è riuscito a conquistarsi, all’ombra del Nord America, una politica economica autonoma. L’Europa si è rafforzata, grazie alla spinta tedesca, appoggiata dalla Francia (che recentemente ha riscoperto un vetusto ma mai sopito colonialismo legionario) e al governo tecnico italico, che ha ricondotto, per il momento, l’Italia all’Europa politica, togliendola dall’egemonia atlantista USA. A livello economico, la lotta contro i paradisi fiscali, ha aumentato il potere di controllo degli Stati verso i capitali privati. In Europa, in particolare in Spagna, Italia e Grecia l’entrata dell’Euro e la crisi economica, uniti a determinate scelte di campo nazionali, hanno costretto un gran numero di proprietari a vendere le loro case, andando in affitto di coloro a cui le hanno vendute, spesso imprenditori che, cavalcando l’onda della crisi, hanno saputo incrementare il loro capitale. Le politiche di austerità hanno acuito il mercato privato, in particolare nella sanità e nell’istruzione. Tornano i mestieri, quelli che “molti giovani non volevano più fare”. La ruota gira, come è giusto che sia, ma troppo velocemente, come il surrogato di una guerra mondiale che, fortunatamente, tarda ad arrivare, e forse mai arriverà. Il conflitto esiste, ma è lento, silente, invisibile, e colpisce tutti, non già da schieramenti nazionali ma economici e di classe. Questo è strano se, pensiamo, dagli anni del “bum” economico a oggi siamo stati immersi nel sociale, tramite programmi televisivi e progetti solidaristici. Siamo stati tanto immersi dal sociale, che il sociale ci è caduto addosso. E così finisce il capitolo dell’Italietta, dell’Europeina, e del “mondicino”, quello nostro, che abbiamo sempre curato senza pensare a ciò che c’era fuori, al mondo vero, quello in cui sono compresi tutti, gli “altri”, che con muri e orari abbiamo sempre tentato di tenere lontani dalla nostra piccola vita borghese. A stento sopportai l’egoismo di un presunto “amico” quando mi disse: “si può vivere in tranquillità? Io voglio curarmi il mio orto! Non mi serve nient’altro adesso!”

La guerra arriva e abbatte i ponti, quelli che abbiamo davanti e che ci siamo costruiti giorno dopo giorno, assieme ad altri che ci hanno aiutato. E’ un fulmine rumoroso e visibile. La crisi non è come la guerra. Ci scava attorno e, anche se ci pare di essere sempre ben saldi a terra, lentamente ci allontana da tutto. E ci isola. Lentamente l’orto si consuma, gli amori finiscono, i divorzi incombono, le lettere di licenziamento arrivano e, per coloro a cui non giungono, giunge il costo della vita che si alza, diminuendo il potere d’acquisto del ricco che diventa piccolo-borghese, del borghese che diventa povero, del povero che diventa miserabile, del miserabile che muore perché più nessuno lo soccorre gratuitamente. Ecco come finiscono gli orti. Un giorno ci accorgiamo che, a parità di sforzi, la terra produce sempre meno, il cielo si annuvola, il sole non scalda, le piante si ammalano e le medicine contro i parassiti costano troppo.

Il mondo cambia, e coloro che detengono veramente la forza si fanno lentamente (ma non troppo) spazio all’interno dell’umanità morente, come un supercontinente, un Pangea che riassesta il manto della crosta terrestre creando una nuova geografia. Perché non ci sono rivoluzioni popolari? Perché i rivoluzionari francesi tagliarono quasi 20.000 teste di nobili, e noi oggi non riusciamo a gestire poche centinaia di pubblici amministratori? Semplice: le rivoluzioni le fanno gli operai e i contadini. Quando questi ultimi fecero studiare i figli, che diventarono dottori, questi tennero e rafforzarono il “potere proletario” nel lontano ’68: avevano ancora la tempra dei genitori, avevano si studiato, ma erano sempre figli di operai. I figli di questi ultimi, invece, sono nipoti di operai, ma figli di dottori, e i dottori figli di dottori sono troppo pazienti, troppo beneducati, ammansiti, e teledipendenti per fare le rivoluzioni. Se i loro genitori gridavano addosso al docente universitario che rifiutava loro un 18/30 agli esami, e scendevano in piazza per menare le mani contro il potere e i suoi sgherri, loro piangono davanti a una bocciatura e si suicidano davanti al Parlamento. E’ un’altra educazione, un’altra genetica. I dottori non fanno la rivoluzione.

Anche adesso che persone appena alfabetizzate cercano di opporsi ai politici di professione, passando da elettore a candidato, passando da forme di partito a reti di liste civiche, non cambierà molto, e l’illusione della democrazia diretta, dopo brevi tentativi, sabotati dai “viennisti”, si esaurirà in bolle di sapone.

Nel frattempo il potere si assesta, l’Ancien Régime fa l’occhiolino ai nuovi plutocrati e tutti torneranno a mettersi le parrucche. Come diceva Metternich: “le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso”. Nella nuova concezione “romantica” della storia non tutti potranno trovare il loro spazio. Questo è un momento di forte transizione, in cui i soli individui non possono far nulla, se non sono dentro a grandi sistemi di potere e di influenza. Questi ultimi si stanno impegnando molto per trovare una loro collocazione. Cercano di entrare ora che la porta è aperta, anche se stretta, perché dopo non ci sarà più speranza, e sistemi e individui resteranno fuori da tutto, forse, anche dalla vita:

«Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: 
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco” (Lc 13,22-30).

Chi ha occhi per leggere e mente per capire, legga e capisca.

 

Danilo Campanella.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...