L’Accademia dei Filomati

filomatiLa storia di Ipazia di Alessandria è stata rappresentata al cinema lo scorso anno e qualche settimana fa su uno dei canali digitali della Rai. La sua figura ci interessa in questo articolo perché vogliamo riferirci alla filosofia neoplatonica del V° secolo d.C. , con particolare interesse all’azione intellettuale che questa figura dell’antichità rappresenta ancora oggi: l’espressione di un coraggio (senza l’ausilio delle pari opportunità contemporanee…) nel fondare una classe di liberi pensatori, all’interno dell’Accademia di Alessandria d’Egitto, uniti da uno spirito di fratellanza intellettuale che non tenesse conto delle differenti culture e religioni di appartenenza.

Ipazia, portando avanti un metodo per i tempi davvero rivoluzionario per la pratica di una conoscenza quotidiana, fa una brutta fine, mentre uno dei suoi discepoli, Philone, continua la tradizione della Maestra secondo, appunto, il metodo philomatico. Con esso si afferma l’idea che solo le persone competenti possono aspirare a ricoprire cariche pubbliche, ed i politici devono avere quale scopo del loro agire esclusivamente l’amore per la scienza.

Nascono da questi intenti i Filomati attuali, come ci spiega il loro Presidente, dott. Danilo Campanella, ricordandoci che sono molti i filomati che nella storia sono stati trucidati per le loro idee liberali, e per lo sforzo di promulgare il metodo del dubbio a svantaggio di ogni sterile forma di dogmatismo.

Danilo Campanella ci ricorda che in Italia la Reale Accademia dei Filomati nasce a Lucca il 09 gennaio 1826, ma chiude la sede nel 1857, mentre oggi i Filomati hanno rifondato la loro sede operativa a Roma, dove svolgono un intenso lavoro in ambito internazionale. In effetti, l’attuale Associazione Filomati, aggiunge il presidente Campanella, ritiene che la primigenia vocazione internazionale dei suoi membri sia sempre stata una caratteristica metodologica che specialmente oggi dovrebbe essere recuperata, partendo, magari, dal ripristino della sua sede originaria nella città di Lucca.

In questo modo, oltre che a Roma, potrebbe svilupparsi nella provincia italiana quella vocazione internazionale che rende l’Occidente il luogo in cui ancora è possibile dialogare senza veti, controlli e burocrazia, ossia senza l’uso strumentale di quei poteri che assoggettano l’umanità al volere di pochi.
In realtà, il vero problema nel quale versa in tutta la sua drammaticità questo nostro Occidente è proprio l’abbandono del desiderio di autonomia che in passato ha appunto rappresentato il motivo per cui si sono prese le diverse “Bastiglie”.

Non è la mia una apologia di reato, perché non penso che le rivoluzioni sanguinose portino da qualche parte, ma credo che la rivendicazione di un libero pensiero sia oggi più che mai necessaria, con una particolare attenzione alla multiculturalità.

A questo proposito, l’Accademia dei Filomati è sempre stato il luogo del “dialogo” e degli “affetti”, seppure nel rispetto totale delle differenze ideologiche dei suoi singoli membri, rappresentando un faro per tutti coloro che si rifiutavano di adattarsi alla massificazione intellettuale che i mercati hanno sempre imposto e impongono per la loro stessa sopravvivenza.

La crisi nella quale viviamo richiede inderogabilmente un ritorno attento al valore del pensiero critico, dubbioso e coraggioso, che possiamo trovare in molti nostri antenati e che, dal mio punto di vista, rappresenta un serbatoio che è e soprattutto etico, prima ancora di essere intellettuale.

Alessandro Bertirotti per Affari Italiani del 18 gennaio 2013

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