Intervista – Il Tenente-Colonnello Massimo Tursi ci presenta l’Esercito della Salvezza

20121213_eggerx_0943.jpgIntervistiamo una persona che svolge un “lavoro” molto speciale. Potremmo dire una vera e propria missione. Esiste in tutto il mondo un’organizzazione umanitaria internazionale chiamata Esercito della Salvezza. In Italia è poco conosciuta, ma in Inghilterra, America e Francia è una vera e propria “potenza”. Il lavoro dei membri dell’EdS chiamati salutisti o salvazionisti, consiste nell’aiutare coloro che hanno più bisogno (poveri, senza tetto, tossicodipendenti…) non soltanto in maniera pratica, per cosi dire, ma anche testimoniando, con il loro gesto, il messaggio evangelico di Gesù Cristo.

Buongiorno Tenente-Colonnello Massimo Tursi, attualmente lei di cosa si occupa e dove?

Sono un Tenente Colonnello dell’Esercito della Salvezza. Come saprà, la nostra è una chiesa evangelica libera che opera in 126 paesi del mondo. Da poco più di un anno sono il secondo in comando del Territorio dell’Esercito della Salvezza Svizzera, Austria e Ungheria. La mia responsabilità riguarda gli aspetti operativi della nostra chiesa.

Come e quando ha pensato di unirsi a questa organizzazione?

È stato nel 1980 che, dopo diversi mesi di riflessione, meditazione e preghiera ho avuto la chiara convinzione che Dio mi chiamasse a impegnarmi in quest’opera.

Quale è la sua “giornata tipo?”

In realtà una giornata tipo non esiste in quanto la mia responsabilità tocca tutti gli aspetti della nostra organizzazione, ma così, per fare un tentativo al fine di dare un’idea. Arrivo in ufficio poco prima delle 8 e dopo un breve tempo di meditazione della Parola di Dio accendo il mio PC e controllo la mia posta elettronica. Come dicevo poco più sopra, il nostro territorio non si limita alla sola Svizzera e questo significa che ci sono molti aspetti dell’opera che svolgiamo in Austria, prevalentemente a Vienna, e in Ungheria, in 5 città diverse che ricadono sotto la mia responsabilità. Che si tratti di progetti, di strategie, sono sempre in stretto contatto con i miei colleghi responsabili a livello locale per discutere, offrire loro supportare e aiutarli nelle decisioni.

Ma anche i nostri rapporti con la sede internazionale a Londra sono molto stretti e buona parte della corrispondenza avviene anche con loro. Non c’è giorno in cui non ci sia una commissione, sia essa strategica, finanziaria, programmatica, e spesso sull’agenda ci sono colloqui con responsabili di comunità o capi di dipartimento. La pausa di pranzo è di solito molto breve e nel pomeriggio può esserci spesso una visita in uno dei nostri centri – istituzione sociale per uomini, donne o case per bambini, o in una delle nostre comunità per sostenere in una delle attività del giorno. Intorno alle 17:00 lascio l’ufficio per fare un po’ di sport. Se non ci sono attività previste per la sera, trascorro la serata a casa con la mia famiglia.

Perché vestite in uniforme e avete un linguaggio militaresco? Cosa vuole significare?

In realtà la struttura militare è stata adottata man mano che l’opera dell’Esercito della Salvezza si è sviluppata. Potremmo dire che all’inizio è iniziato tutto per caso, quando uno dei suoi associati cominciò a chiamare il Sovraintendente Generale dell’Esercito della Salvezza, il Fondatore William Booth, Generale e a firmarsi “Suo capitano”. Il salto è stato breve. I nostri padri fondatori hanno visto nella struttura militare qualcosa che avrebbe aiutato il movimento nelle sue operazioni e nella sua organizzazione interna. La divisa è presto diventata un modo per essere visibili e riconoscibili e di conseguenza una testimonianza della nostra fede. Qualche tempo fa, mi trovavo in una conferenza e qualcuno che non conoscevo mi ha detto: “Quando la gente vede la divisa dell’Esercito della Salvezza non ha timore, sa quali sono i vostri valori e per cosa prendete posizione. Dà un senso di sicurezza”.

Nell’EdS ruolo importante svolge la cultura musicale. Ce ne può dare un accenno?

La musica ha avuto subito un ruolo importante nella missione salutista. La gente raggiunta col messaggio dell’evangelo non era abituata all’ambiente della chiesa. Fu così che i primi salutisti iniziarono a usare musiche popolari con parole dal messaggio cristiano per permettere a chi frequentava i nostri culti di cantare su melodie che conoscevano e allo stesso tempo afferrare più facilmente il messaggio dell’evangelo. Il Fondatore, William Booth, affermava: “Why should the devil have all the good music”, che si potrebbe tradurre con “Perché il diavolo dovrebbe avere il monopolio della buona musica?”. Funzionava e lui era molto pragmatico. In seguito, per attirare le folle, si sviluppo il movimento dei gruppi di ottone e così, con trombe, tromboni, bassi tuba e quant’altro, i primi salutisti andavano per le strade “facendo musica” e, in questo modo,  le folle che si raccoglievano potevano ascoltare il messaggio della salvezza in Gesù Cristo.

E’ necessario un titolo di studio specifico per entrare a far parte dell’EdS?

Noi crediamo al sacerdozio di tutti i credenti, anche se affermiamo anche la diversità di doni e di funzioni. Sulla base di questo principio, i membri dell’Esercito della Salvezza si dividono poi in tre gruppi: ci son quelli salutisti che si consacrano completamente all’opera dell’Esercito della Salvezza e dopo un periodo di studi di circa 5 anni, di cui due di tipo residenziale, sono consacrati e ordinati come ufficiali ed espletano il proprio servizio a pieno tempo. Ci sono poi i  soldati e gli aderenti che non seguono nessuna formazione specifica, se non lo studio della Parola di Dio. Nel primo caso, i soldati, si tratta di donne e uomini che si sentono chiamati a far parte della nostra chiesa e che nel loro tempo libero, con grande impegno, mettono i loro talenti a disposizione  dell’opera. Son dei veri e propri discepoli di Gesù, pronti a impegnarsi completamente per il Signore e che si sforzano di vivere una vita esemplare come testimonianza verso i tanti che vivono lontani da Dio; del secondo, i membri aderenti, si tratta di donne e uomini che si sentono a loro agio tra di noi e che hanno scelto la nostra chiesa come loro casa spirituale, ma che per diversi motivi no assumono gli stessi impegni die soldati e degli ufficiali.

Maggiore Tursi, lei ha una famiglia? Loro la seguono nel suo lavoro e nei suoi spostamenti?

Fino a che dipendevano da noi, i nostri figli sono ovviamente venuti con noi. Ci hanno accompagnati, che sia stato in Italia nelle diverse responsabilità che abbiamo ricoperte, in Germania o ora in Svizzera.

E’ una vita pericolosa la sua?

Non veramente, almeno la mia. Ma tanti nostri colleghi operano in paesi, dove il cristianesimo è poco o affatto tollerato le cose diventano spesso pericolose.

Come detto, il suo lavoro non è un mestiere, ma una vera e propria missione. Cosa vuole dire a quei giovani che sarebbero interessati ad “arruolarsi” ma sono preoccupati dell’aspetto economico?

Mi permetto di fare un chiarimento. Essere arruolato nell’Esercito della Salvezza non significa abbandonare la propria vita professionale, infatti, la maggior parte dei nostri membri sono quelli che, senza dimentica quanto affermato poco più sopra, generalmente chiameremmo dei “laici”. Poi ci son quelli che sentono che il Signore li chiama a una vita completamente consacrata alla sua opera. Queste persone ricevono abbastanza per non doversi preoccupare del proprio sostentamento. Sono quasi 30 anni che sono un ufficiale dell’Esercito della Salvezza e a seconda delle situazioni in cui sono stato chiamato a servire ho avuto di più o di meno a disposizione per me e la mia famiglia, ma sono sempre stato in grado di adattare il mio tenore di vita a quelle che erano le mie disponibilità finanziarie. La missione era la mia priorità e credo che se la missione è la priorità di una giovane, di un giovane, l’aspetto finanziario non è determinate ai fini della scelta di porre la propria vita totalmente al servizio del Signore Gesù Cristo.

Qual è il motto dell’Esercito della Salvezza, cosa significa?

Un motto è per l‘Esercito della Salvezza un modo conciso per definire la propria missione o porre l’enfasi su un determinato aspetto del nostro essere chiesa. In questi mesi il motto è “Un Esercito, una missione, un messaggio” e lo scopo è sottolineare la nostra unità, nonostante la diversità dei 126 paesi nei quali operiamo, ma anche la diversità del servizio che offriamo alla gente. Il motto però che ha accompagnato l’Esercito della Salvezza attraverso i suoi quasi 150 anni di esistenza è “Soup, Soap and Salvation”, che tradotto significa “Zuppa, Sapone e Salvezza”. Tutto il senso della nostra missione è racchiuso in queste tre parole, una missione che si rivolge all’uomo intero e a tutti i suoi bisogni, non solo quelli spirituali, ma anche quelli fisici ed emozionali. Oggi questa si definirebbe una missione Olistica.

La redazione

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