Intervista – Tecnocrazia: ne parliamo con Raffaele Lamorte

raffaele lamorteIntervistiamo Raffaele Lamorte, il primo fondatore italiano di un partito “tecnocratico”: Partito 0, che riparte oggi (da zero, appunto) con una associazione: Tecnocrazia.

Raffaele, tu come ti qualificheresti oggi?

Come un Tecnocrate che ha deciso di dare una struttura governativa modernizzata al pensiero Tecnocratico piuttosto distorto e sfruttato impropriamente a livello sociale e politico negli ultimi anni, a eccezioni di poche realtà (come ad esempio l’AF). Nulla più di un aggregatore di idee e di persone, mettendo a disposizione le mie capacità organizzative per garantire un futuro a quella che vedo non solo come una semplice struttura organizzativa ma un metodo generale di approccio alla realtà.
Quando fondasti Partito 0, e perché?
Si parla ormai di quasi cinque anni fa. Fu un primissimo esperimento per iniziare a sondare il terreno, riunire delle persone e comprendere l’impatto sociale che alcune tematiche suscitavano in un pubblico variegato. Un primo laboratorio sperimentale per valutare le dinamiche e approfondire la teoria necessaria a strutturare più pragmaticamente e funzionalmente il cammino futuro.
Pensi che quello che ottenesti allora con il partito potrai ottenerlo oggi come associazione?
La realtà associativa offre alcuni svantaggi, a livello politico, che vengono però ampiamente superati dai vantaggi operativi. Attraverso un’associazione è possibile lavorare trasversalmente senza particolari vincoli, variando enormemente nei progetti e nelle attività. In questo modo l’attività politica rimane una delle varie branche, ma non l’unica. Proprio perché Tecnocrazia deve diventare prima di tutto un modello razionale e neutrale di approccio alle problematiche quotidiane, un’Associazione garantisce una maggiore libertà d’azione.
Trovi che ci sia una differenza tra governo tecnico e tecnocrazia?
-Il governo tecnico non ha nulla di tecnocratico. Individui soggetti al Parlamento, privi dei procedimenti di selezione richiesti da un vero Stato Tecnocratico e vincolati ad associazioni religiose e finanziarie che ne compromettono irrimediabilmente ogni neutralità.
Tecnocrazia è assenza di legami, ideologici o partitici, e un governo non basato sul Parlamento ma su Gruppi di Lavoro ben determinati ed eletti da individui le cui competenze sono accertate ufficialmente.
Hai scritto un libro di recente. Di cosa parla?
“Tecnocrazia” mostra, a partire dagli errori del mondo odierno, il sistema tecnocratico filosofico e governativo in tutte le sue sfaccettature. Essendo un testo che vuole un approccio, appunto, “tecnocratico”, alla realtà, non può essere considerato immutabile e per tale ragione viene riproposto regolarmente con aggiornamenti e correzioni.
Cosa vorresti oggi per l’ “Europa dei popoli”?
Seppure a livello sociale i tempi siano purtroppo prematuri, sarebbe il momento di iniziare a porre le basi per la creazione di una vera Europa federale sul modello statunitense a livello di organizzazione tra i vari stati e lo Stato Centrale. Il tutto però deve essere creato nel solco di una Tecnocrazia applicata al sistema di governo, al sistema elettorale e, possibilmente, in un’intera popolazione civile educata a rispettare i principi fondamentali di razionalità, responsabilità e neutralità. Come ripeto sempre, inutile cambiare uno Stato senza aver prima cambiato le persone che lo compongono.
Redazione

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