Sincronicità: una legge che unisce cose simili

Per sincronicità, Jung intende ciò che comunemente viene chiamato: coincidenza, cioè la tendenza di fenomeni simili a manifestarsi simultaneamente ma in modo inatteso. Esistono due tipi di coincidenze; casuali e significative.
Come esempio di coincidenza casuale, Jung cita il caso di un tale che prende l’autobus per andare a teatro e scopre che entrambi i biglietti hanno lo stesso numero, e che entrambe contengono le cifre del numero di telefono di un tizio che incontra a teatro. Queste ‘coincidenze’, anche se straordinarie, rientrano nei limiti delle normali probabilità. Diverse invece le situazioni delle coincidenza significative. Alcuni esempi: pensare a qualcuno che non vediamo o sentiamo da anni e, improvvisamente, incontralo o ricevere una sua telefonata o sms; lavorare ad un tema particolare e, cercando in libreria, ci cade un libro che si apre proprio su una pagina che tratta lo stesso argomento; a Jung, che stava lavorando alla simbologia del pesce, il primo aprile gli capitano almeno 7 coincidenze che hanno come tema il pesce; oppure, il caso straordinario, della giovane donna, che mentre racconta in terapia il sogno di uno scarabeo dorato, Jung sente battere sulla finestra il ronzio di un piccolo insetto che batteva contro il vetro della finestra. Egli riuscì ad afferrarlo e vide che si trattava di uno scarabeide, e più precisamente di una cetonia dorata, un comunissimo insetto che si trova in Svizzera e assai simile allo scarabeo dorato. “Devo ammettere”, scrisse in seguito Jung, “che non mi era mai accaduto e non mi accadde più da allora nulla di simile e che il sogno di quella paziente fù per me un’esperienza unica ed eccezionale; ma da quel giorno cominciai a pensare che fatti del genere non potevano essere spiegati come combinazioni o coincidenze casuali”.
Dalla esperienza clinica Jung trasse quindi l’impulso necessario per giungere a formulare una spiegazione per una serie di fenomeni che venivano considerati assolutamente inspiegabili. Egli sapeva che le leggi
naturali si fondano sul principio di causa ed effetto (in base al quale ogni effetto deve avere una causa, la quale deve necessariamente precedere l’effetto); ma allora, si chiese, com’è possibile che in un mondo governato dalla legge di causa ed effetto si possono manifestare dei fenomeni che violano così apertamente tale legge? Jung rispose a questa domanda mettendo in dubbio non la realtà di tali fenomeni, ma la validità della legge di causa ed effetto perché evidentemente essa (la legge) “… si basa su una visione distorta, o almeno parziale, della realtà ed ha bisogno di essere riveduta …”. Questa istintiva opposizione di Jung nei confronti della legge di causa ed effetto derivava dalle sue discrete conoscenze circa gli sviluppi della fisica fin dai primi anni del nostro secolo. Egli sapeva che la teoria della relatività di Einstein aveva sfidato ed infine rivoluzionato la tradizionale nozione di spazio e di tempo fondata sulla causalità e gli sembrava che i fenomeni subatomici descritti dalla fisica quantistica, così strani e imprevedibili, costituissero un elemento fondamentale per la conoscenza diretta dei meccanismi della psiche. Egli era convinto che se mai fosse stato possibile comprendere appieno l’essenza dell’universo, questo fine sarebbe stato raggiunto grazie all’azione congiunta della fisica e della psicologia, libere dalle loro limitazioni e animate da una visione comune. Jung sosteneva inoltre che, al di là dell’universo psichico fondato sulla dicotomia mente-materia e su una serie di percezioni causali inserite nello spazio e nel tempo, c’è un’unità atemporale in cui passato, presente e futuro si fondono e in cui materia e psiche non sono altro che manifestazioni diverse di una stessa realtà. La teoria della sincronicità si fonda sulla constatazione dell’esistenza di “….un’incredibile parallelismo tra fatti psichici e fenomeni fisici …”, rispecchiato al livello quantico dalla tendenza delle particelle fondamentali (elettroni, protoni, ecc) a comportarsi ora come onde, ora come particelle. Gli scienziati devo ammettere di non sapere che cosa è la luce possono solo dire che, in certe condizioni sperimentali, essa sembra costituita da particelle, mentre in altre condizioni sembra composta da onde . Ma cosa essa sia in sé è ignoto. La psicologia dell’inconscio, e qualsiasi descrizione del processo di individuazione, incontrano analoghe difficoltà di definizione Jung era convinto che le idee o i fatti aventi in comune il medesimo significato (pensare ad un amico lontano e ricevere una telefonata; il fisico che sta studiando il problema di soggetto e oggetto e gli capita di imbattersi in un libro che tratta proprio quell’argomento, ecc), si attraggono reciprocamente quasi come due calamite anche se tra loro non c’è alcun rapporto causale. Jung pensava che questi significati comuni potessero congiungersi, al livello della realtà quotidiana (sotto forma di coincidenze), perché al livello più profondo, quello della realtà trans psichica, in cui tutte le menti ritrovano la loro unità originaria, tutti i significati di uno stesso tipo sono simultaneamente legati tra loro. La teoria della sincronicità, come si vede, è strettamente connessa con la teoria dell’inconscio collettivo e degli archetipi. L’idea fondamentale che anima tutta l’opera di Jung è che gli uomini, in quanto specie, hanno in comune molteplici ricordi ed esperienze e questo inestimabile patrimonio è depositato nell’inconscio collettivo. Ma i ricordi e le esperienze che popolano l’inconscio collettivo hanno un carattere tutto particolare; esistono sotto forma di archetipi, ovvero immagini psichiche che racchiudono in se le idee comuni a tutta l’umanità. Gli archetipi di Jung rappresentano dal punto di vista psicologico ciò che le forme di Platone rappresentano a livello filosofico; e proprio come faceva Platone parlando dell’intelletto, Jung sostiene che l’insieme della vita inconscia (sogni, impulsi, forme mitologiche, creatività artistica, ecc) rispecchia l’universo degli archetipi, traendo da essi la sua energia psichica e trasferendoli continuamente nella personalità e nel comportamento individuale.

Dott. Domenico Bumbaca – psicologo e psicoanalista

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